IL PIANO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE E L’INFORMATICA MUSICALE

di Carmelo Farinella

Il Piano Nazionale Scuola Digitale si propone l’implementazione di ambienti di apprendimento efficaci, nei quali si realizzi lo sviluppo dell’identità digitale degli studenti in maniera integrata con gli apprendimenti disciplinari. Il ricorso massiccio delle Istituzioni Scolastiche alle risorse stanziate dal Piano è destinato prevalentemente alla predisposizione della dotazione occorrente per la Didattica Digitale Integrata e il potenziamento delle competenze degli studenti nel campo delle STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). 

©2013 Cobblestone Publishing

Nonostante il più recente approccio STEAM accolga anche le discipline artistiche (Arts), difficilmente fra gli ambiti di applicazione emerge il curricolo musicale.
Il ricorso all’informatica musicale, al contrario, si rende necessario sia per il miglioramento dell’accessibilità del curricolo musicale stesso sia per l’implementazione di laboratori didattici innovativi, atti a potenziare le competenze trasversali degli studenti.
Da una parte, i software musicali consentono infatti di migliorare la leggibilità dei repertori; in questa direzione, come già discusso dei numeri precedenti di MusicEdu, divengono utili i software di videonotazione 1. Dall’altra parte, l’informatica musicale diviene di considerevole interesse per lo sviluppo del pensiero computazionale, del problem-solving e della creatività: si pensi per esempio ad ambienti virtuali come Scratch o Blockly. 
Ancora, alcune piattaforme consentono un impatto propriocettivo alle funzioni matematiche, alla geometria e contribuiscono allo sviluppo del problem-solving: fra queste Processing o Chrome Music Lab 2.
L’implementazione dell’informatica musicale, già nel primo e secondo ciclo d’istruzione, può contribuire inoltre alla nascita della motivazione e allo sviluppo di competenze di base relative ad alcune professioni dell’ambito propriamente musicale, di cui si occupano quasi esclusivamente alcuni percorsi professionalizzanti universitari e dell’alta formazione musicale: si pensi alla formazione dei compositori, degli editori e dei produttori musicali, degli esperti di tecnologie per la conservazione di beni musicali, dei pubblicitari, dei sound designer, dei manager dello spettacolo.
È fortemente auspicabile, quindi, che le scuole giovino dei fondi del PNSD anche per la progettazione di laboratori di informatica musicale e che, a questo scopo, destinino un’ampia parte delle risorse ottenute per la formazione dei docenti.

1 Per approfondimenti: 
La videonotazione per l’accessibilità. L’esempio Musescore (www.musicedu.it)
Motion Composer e Genelec per l’accomodamento ragionevole (www.musicedu.it)
Uso delle TIC. Apprendimento significativo? 
(www.musicedu.it)
Di necessità virtù. Il futuro è (anche) nella formazione online 
(www.musicedu.it)
Farinella C. (2013), Musica a scuola e disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), Modena, Artestampa.
Farinella C. (2021), L’insegnante di sostegno fra integrazione e inclusione, nuovo piano educativo individualizzato, Modena, Artestampa. 

2 USR Lombardia-Ufficio X-UST Milano, Università degli Studi di Milano-Laboratorio di Informatica Musicale (2019), Breve guida all’informatica musicale per la didattica, Milano.

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