VOCI NEL BUIO
STUDIO SULLA PROPRIOCEZIONE IN ASSENZA DI LUCE

di Carmelo Farinella

L’esperienza propriocettiva dei suoni può essere facilitata dal canto al buio? L’esclusione della funzione visiva, nelle persone vedenti, può consentire di incrementare la risonanza e di sciogliere tensioni e rigidità?
Questo è il focus della sperimentazione condotta da Fabiana Margherita Francesconi, cantante e docente di canto nonvedente, nell’ambito del corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica dell’Università degli Studi di Bologna, confluito nell’elaborato finale dal titolo Voci nel buio: studi sulla propriocezione in assenza di luce, alla quale MusicEdu ha rivolto il proprio interesse.

MusicEdu Raccontaci della tua tesi, di com’è nata e di come l’hai sviluppata.
Fabiana Francesconi Questo lavoro costituisce l’elaborato finale del corso di alta formazione di vocologia artistica dell’Università di Bologna, un corso molto interessante che affronta vari aspetti della voce, che spaziano da quello clinico a quello performativo. L’elaborato, pur afferente alle materie del corso, poteva avere uno sviluppo libero.
L’idea di canto al buio proviene da più stimoli avuti durante i molti anni in cui ho studiato canto. Una volta un altro studente mi aveva chiesto se quando cantavo sentissi davvero muovere i muscoli indicati dalla docente e io risposi di sì. Così anche lui provò a cantare con gli occhi chiusi notando che le percezioni aumentavano. Prendendo anche spunto dall’esperienza Dialogo nel buio [la notissima mostra/percorso allestita presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, NdR] ho pensato di provare a fare un’esperienza simile per le persone vedenti, ma con il canto. Le neuroscienze evidenziano come, nelle persone con disabilità sensoriale, i sensi integri prendono a livello cerebrale anche lo spazio di quello carente. Ho pensato dunque di procedere ad una sperimentazione: ho creato un setting completamente al buio; ho scelto un campione di dieci persone vedenti, alcune con familiarità con il canto e altre che non avevano mai cantato; ho strutturato una serie di esercizi, che servivano, per esempio, a far cogliere il respiro o il lavoro della gola durante il canto e alla fine hanno cantato un brano; per fare in modo che l’esperimento non fosse falsato ho diviso i partecipanti in due gruppi: uno dei due ha svolto prima gli esercizi alla luce e poi al buio; l’altro ha cantato invece prima al buio e poi alla luce. 
Dopo ogni esercizio svolto ho chiesto ai partecipanti di valutare, utilizzando una scala da 0 a 10, quanto avessero sentito il loro corpo lavorare. La valutazione è avvenuta, in seguito, anche relativamente ad altri parametri, come la fluidità, la risonanza, la ricchezza timbrica. Ho espresso anch’io la mia opinione sul lavoro di ognuno di loro dal punto di vista musicale. Tutti hanno espresso dei voti più alti quando hanno lavorato al buio, hanno percepito maggiore consapevolezza delle dinamiche coinvolte nel canto. Il setting luminoso risultava distraente, probabilmente a causa dei diversi stimoli dell’ambiente; al buio invece si sono evidenziati una maggiore concentrazione e una minore inibizione verso la performance richiesta, migliorando anche l’intonazione. Posso affermare che, in generale, al buio tutti modulavano meglio la voce con meno sforzo. Avevo la sensazione che tutti urlassero meno; anche la postura assunta al buio facilitava l’intonazione, poiché ognuno cercava un migliore appoggio sugli arti inferiori e del torace. Avrei voluto creare un laboratorio di questo tipo, ma purtroppo non è stato finora possibile a causa dell’emergenza sanitaria. Prima del lockdown ho avuto almeno l’onore di presentare il mio lavoro al convegno La voce artistica di Ravenna. 

MusicEdu Esperimenti di questo tipo sono stati fatti sugli ascoltatori di musica, per esempio da musicisti come Cesare Picco, ma non mi risultano dal punto di vista esecutivo-performativo. Ti è capitato di conoscere docenti di canto che fanno fatto provare ai loro allievi un’esperienza al buio?
Fabiana Francesconi Conosco diversi cantanti a cui piace cantare con gli occhi chiusi, ma insegnanti che implementano un’esperienza simile no. Ho trovato ispirazione da un metodo che lavora sul corpo, il metodo ProEl, metodo propriocettivo-elastico, che lavora sull’instabilità per migliorare l’assetto complessivo del corpo. Le persone vedenti imparano in genere per imitazione, vedendo prima l’azione da compiere; chi non vede è molto più proiettato a trasformare l’indicazione verbale in azione e a monitorare la postura del proprio corpo. Molti docenti di canto mettono gli allievi davanti a uno specchio per fare cogliere ciò che stanno facendo; al contrario, riuscire a concentrarsi sulla sensazione fisica durante l’esecuzione di un compito facilita il recupero dell’informazione. 

MusicEdu Come dicevi, l’aspetto visivo, ovvero l’abitudine a osservare ed essere osservati, crea una serie di inibizioni al cantante; occorrerebbe invece non avere l’interferenza dell’osservazione del contesto. Tu come vivi questo momento performativo?
Fabiana Francesconi Ho qualche inibizione anche io, ma non relativamente all’osservazione del mio corpo, ovviamente, quanto alla paura di sbagliare.

MusicEdu Sono stupito dal fatto che tu abbia rilevato modificazioni a livello emotivo e progressi rispetto all’assimilazione di competenze musicali. Anche con i bambini, per l’assimilazione dei parametri sonori, un lavoro di questo tipo può essere funzionale.
Fabiana Francesconi Sì, soprattutto per insegnare loro ad ascoltare e ad ascoltarsi. 

MusicEdu L’inquinamento luminoso in cui siamo immersi priva dell’esperienza auditiva profonda, per esempio parlare senza vedersi, percepire la presenza di una persona solo attraverso la voce. Occorrerebbe poter ricominciare ad ascoltare anche in assenza di luce. Pensando a un altro ambito, la ricerca relativa all’Universal Design for Learning evidenzia come scritte bianche su sfondi scuri migliorino la leggibilità.
Fabiana Francesconi Sono d’accordo. Per questo ho pensato al laboratorio, che avrebbe dovuto avere luogo nella scuola di musica, danza e fitness Arteka di Milano e che ho dovuto rimandare. 

MusicEdu Vorresti divulgare la ricerca e continuare questa esperienza in maniera diffusa? Sarebbe poi interessante anche convogliare i risultati delle diverse esperienze che compi.
Fabiana Francesconi Nel 2020 avevo organizzato un laboratorio di questo tipo in una scuola di musica di Milano, ma causa della pandemia non è partito. Online non è un’esperienza possibile, in quanto occorre un setting adeguato; chiudere solo gli occhi toglie naturalezza all’esperienza. Talvolta anche ai miei allievi propongo esperienze di canto al buio, anche solo facendo chiudere gli occhi per tenere sotto la tensione e ristabilire la naturalezza, ma ho intenzione di attrezzare il mio studio per fare lezioni individuali di questo tipo e partire con i laboratori.

MusicEdu Certamente è un’esperienza da implementare in diversi contesti e sarebbe interessante anche creare una sinergia con enti specialistici rispetto alla disabilità visiva.
Fabiana Francesconi Sicuramente. È importante fare rete e mi sto muovendo in questa direzione.

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