PRODUTTORI DI STRUMENTI MUSICALI IN CONSERVATORIO. LA SPINTA DEI CORSI POP-ROCK

di Piero Chianura

A metà degli anni Sessanta del secolo scorso, la spinta alla modernità nei Conservatori era rappresentata dai corsi di musica elettronica. Fu proprio in quel periodo che nacquero i primi sintetizzatori commerciali e da allora lo studio della musica elettronica non potè più fare a meno di quei nuovi prodotti dell’industria degli strumenti musicali

Con la recente apertura dei nuovi corsi “pop-rock”, i Conservatori hanno accolto nuovi docenti portatori di sensibilità ed esperienze musicali ancora diverse rispetto a quelle dei docenti jazz che già avevano sconvolto gli antichi equilibri della tradizione classica. L’apertura alle musiche popular ha anche spalancato una nuova finestra sul grande mercato degli strumenti musicali da cui queste musiche attingono la propria linfa creativa. Per fare un esempio, la chitarra elettrica è da sempre lo strumento iconico del rock, ma oggi ci sono centinaia di modelli di chitarra elettrica prodotti da diversi marchi commerciali tra cui possiamo scegliere per approcciare a nostro modo alla musica rock. Nel pop e in tutte le sue declinazioni la complessità è ancora maggiore. I docenti pop-rock lo sanno bene, ed è per questo che molti di loro sono anche endorser di marchi famosi. 

È così che, dopo decenni di resistenza, i Conservatori italiani hanno aperto le porte all’industria musicale, con l’obiettivo di aggiornare gli studenti sulle innovazioni e sulle tecnologie che hanno rivoluzionato modalità e strumenti del fare musica contemporaneo. Nella maggior parte dei casi, le aziende sono entrate nelle aule dei Conservatori in punta di piedi, invitate a presentare strumenti in grado di soddisfare le esigenze dei musicisti di oggi.

Quello che i costruttori di strumenti cercano (o dovrebbero cercare) di trasmettere agli studenti ogni volta che parlano delle qualità di un loro “prodotto” (sperando prima o poi anche di venderglielo) è parte di ciò che potremmo definire “cultura dello strumento musicale” ovvero la capacità di progettare i migliori attrezzi, tradizionali o moderni che siano, per poter esprimere al meglio la propria arte musicale anche quando diventerà una professione.

Senza scomodare nuovamente l’exploit degli strumenti destinati alle applicazioni musicali online, divenuti popolari nel periodo della pandemia, si potrebbe raccontare, per esempio, come si integrano la componente acustica e quella digitale all’interno degli strumenti musicali “ibridi” oppure come un moderno sistema di diffusione audio riesca a controllare l’emissione sonora in ambienti difficili (stanzetta di casa compresa). E cosa succede quando si cambia la posizione degli effetti all’interno di una catena di processamento del segnale audio? Quali tipologie di microfono sono le più adatte alla ripresa sonora del proprio strumento acustico? Ma ci si potrebbe spingere a spiegare come è cambiato l’uso dei legni nella costruzione degli strumenti di liuteria, in chiave ecosostenibile per arrivare a parlare degli strumenti costruiti con materiali alternativi. Molte altre cose possono essere raccontate sugli strumenti classici, ma una cosa è certa: è comunque preferibile che gli studenti acquisiscano queste conoscenze confrontandosi con gli altri a scuola piuttosto che da soli attraverso social network o altri canali di comunicazione ormai tutti assoggettati (questi sì) a principi esclusivamente commerciali.

piero.chianura@bigboxmedia.it

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