MIKE SENIOR. I SEGRETI DELLO STUDIO DI REGISTRAZIONE

di Piero Chianura

Dopo un percorso di studi musicali a livello universitario, il pluripremiato sound engineer Inglese Mike Senior ha collezionato una serie di collaborazioni con vari studi londinesi (RG Jones, West Side, Angell Sound) lavorando poi come fonico residente presso il Great Linford Manor con artisti del calibro di The Charlatans, Reef, Therapy?, Nigel Kennedy e Wet Wet Wet. Ma sono stati i sei anni di attività in qualità di editor presso la prestigiosa rivista inglese Sound On Sound a contribuire alla sua formazione di autore di testi sul mondo della produzione audio.

Mixing Secrets e Recording Secrets, pubblicati da Focal Press e tradotti in italiano da Volontè & Co, sono due libri imperdibili per chi desidera approcciare alle tecniche del mixaggio e della registrazione in ambito home recording, non solo dal punto di vista strettamente tecnico. Il più recente Recording Secrets, in particolare, è un vero e proprio corso di formazione intensivo pensato per rendere più professionale il lavoro nei piccoli studi. Basato sull’esperienza di oltre duecento professionisti di spicco, questo pratico manuale comprende una serie di esercitazioni pratiche in grado di far crescere progressivamente le competenze fin dai fondamentali. Mike Senior racconta una gran quantità di soluzioni tecniche usate in studio dagli specialisti, utili per affrontare numerose situazioni di registrazione nella realtà del proprio studio. La struttura del testo segue una logica e contiene, oltre a spiegazioni tecniche di facile comprensione, anche sintesi, esercitazioni e ampie risorse online, utilizzabili come materiale didattico.

MusicEdu Come è nata l’idea di Mixing Secrets e poi quella di Recording Secrets?
Mike Senior Lavorando in studio notavo gli errori che molte persone commettevano e mi rendevo conto che invece era possibile risolvere diversi problemi su produzioni di musiche diverse usando una corretta impostazione fin dall’inizio. Mentre tenevo il mio corso di tecnologia musicale a Cambridge, rivolto a ragazzi di 17 e 18 anni, ricevevo molte domande e mi rendevo conto che avrei potuto rispondere meglio pubblicando un libro sulla registrazione e sul mixaggio in ambiente scolastico dove i budget a disposizione per le attrezzature sono molto bassi, ma poi è cambiato quel corso, quell’insegnamento e quell’idea iniziale di libro. Quando un editore venne da me per chiedermi se potessi pensare a un libro sull’argomento, gli mandai letteralmente 4/5 righe come fossero quelle del retro della copertina, descrivendo un libro sul mixaggio vagamente correlato all’home studio e loro risposero da editori, cioè chiedendomi maggiori informazioni sulla tipologia di lettori a cui mi sarei rivolto, quanto sarebbe stato lungo il libro e anche un capitolo di esempio. Così mi sono dato da fare e, passo dopo passo, ho messo giù un libro che alla fine era un’altra cosa rispetto a quello che mi avevano chiesto loro e così l’ho proposto a editori diversi. Alla fine è stato pubblicato da Focal Press [tradotto in italiano da Volontè & co, NdR]. Per Recording Secrets è andata diversamente perché ovviamente avevo già pubblicato Mixing Secrets For The Small Studios e così mi hanno chiesto di pensare a un libro sulla registrazione o sul mastering impostato nello stesso modo e, non essendo io un mastering engineer, ho pensato di mettere giù quello che nella mia testa era già un articolo che spiegasse come registrare un ensemble in una stanza, che poi è fondamentalmente l’ultimo capitolo del libro. In pratica, mentre scrivevo l’articolo mi rendevo conto che si riferiva a qualcosa che avrei dovuto spiegare… ed è accaduto così che per spiegare l’ultimo capitolo ho scritto tutti gli altri capitoli del libro, con un approccio al contrario, in realtà un po’ complesso.

MusicEdu Però ne è uscito un taglio molto interessante, che potresti utilizzare a partire da qualsiasi altro argomento del genere…
Mike Senior Infatti ho pensato che vorrei scrivere un articolo sulla registrazione stereo e sulle tecniche di ripresa microfonica, ampliando poi l’argomento a partire dall’unione dei due articoli… Ok, vedo un nuovo libro in arrivo!

MusicEdu Questo modo di procedere è anche il frutto della tua esperienza con la testata Sound on Sound?
Mike Senior Il mio è stato un percorso molto particolare. Sono un musicista di formazione classica perché ho studiato pianoforte, violino e viola. Ho anche cantato in un coro di ragazzi seguendo un sistema di educazione musicale classica inglese e conseguendo una laurea in musica classica. Ovviamente, quando segui un’istruzione artistica di un certo livello, scrivi molto, ma non pensavo che scrivere avrebbe fatto parte della mia carriera. Su Sound on Sound ho iniziato a lavorare come redattore entrando nel team editoriale. Inizialmente mi occupavo di editare gli articoli di altri autori controllando le didascalie alle immagini e correggendo tutte quelle cose che conoscevo bene. Se devo pensare a un collegamento tra la mia professione di editor e il processo di scrittura dei libri, potrei dire che uno dei motivi per cui li ho scritti in questo modo è perché dei tanti articoli che ho dovuto leggere, alcuni erano così pessimi da dover spiegare all’autore perché lo erano, in altri ho dovuto individuare dove intervenire per renderli comprensibili e in altri ancora dovevo aggiungere delle parti per completarli. Ecco, soprattutto in questi due ultimi passaggi, il lavoro di editor mi è servito per impostare Recording Secrets a partire dall’ultimo capitolo.

MusicEdu L’originale impostazione di Recording Secrets rende comprensibile anche la scaletta dei temi scelti per i capitoli. Per esempio, hai messo tra i primi argomenti la relazione interpersonale, che non è un’abilità tecnica.
Mike Senior Penso che ci siano diverse ragioni che motivano questa scelta. La prima è che uno dei motivi per cui lavoro nell’industria musicale è che è fatta di belle persone. La maggior parte delle persone in generale non entra nell’industria musicale perché vuole guadagnare enormi quantità di denaro e guidare auto veloci, ma perché gli piace la musica. E le persone a cui piace la musica sono entusiaste, hanno un interesse condiviso e quindi, essendo questo uno dei motivi principali per cui si lavora insieme, mi pare ovvio che un libro che racconta come si lavora alla registrazione di un disco inizi trattando delle relazioni interpersonali. La seconda ragione è che il libro è strutturato in un modo diverso dai soliti libri sulla registrazione, anche se c’è stata qualche titubanza da parte dell’editore, che pensava a un capitolo su come registrare la batteria, a uno su come registrare le chitarre e a uno su come registrare la voce. Io invece volevo introdurre le informazioni in un ordine “ragionevole”. Si sa che registrare la batteria è uno dei compiti più complessi che ci siano e perciò tanti libri sulla registrazione sono strutturati in base a come si fa una sessione di registrazione. Ma secondo me questa impostazione è completamente priva di senso perché parte dalle cose più difficili. All’inizio, invece, sai che se stai registrando qualcosa, ti stai relazionando con una persona, anche se stai registrando un campionatore o delle tastiere elettroniche senza microfoni o qualsiasi altra cosa tu debba poi elaborare. Se parli con qualsiasi produttore, e il libro è pieno di citazioni di produttori, scopri che ognuno di loro ritiene positiva una giornata di lavoro se avrà ottenuto delle buone prestazioni dai musicisti. Quando lavoravo negli studi assistendo alcuni ingegneri davvero bravi, io stesso notavo che, pur cercando ovviamente di ottenere un buon risultato dal punto di vista tecnico, loro puntavano a ottenere una performance in cui le persone si sentissero bene e dunque cercavano di creare un’atmosfera in studio in cui gli aspetti tecnici stavano sullo sfondo. La mia ispirazione e l’impulso a scrivere un libro del genere sono arrivati dal fatto che ho avuto il privilegio di essere stato un assistente in un grande studio in un contesto che pochissime persone hanno l’opportunità di vivere oggi, mentre trent’anni fa era l’unico modo in cui potevi lavorare. Per questo ho voluto provare a riportare quante più esperienze possibili nel libro. Ricordo che una volta ho partecipato a un mese di sessioni consecutive da 18 ore al giorno ed è stata un’esperienza orribile di cui avrei fatto a meno; poi, subito dopo, ce n’è fu un’altra di 10 giorni con un ragazzo fantastico di nome Al Stone, che aveva prodotto Jamiroquai e vari altri artisti, che era molto attento a come faceva le cose, ma faceva sembrare tutto perfettamente naturale e senza sforzi; tutti andavano d’accordo ed era una grande festa in studio. Ho pensato che l’unica differenza tra quelle due esperienze di registrazione era la persona che stava “accordando” il tutto decidendo come fare le cose; ho pensato che fosse una lezione potente di quanto sia importante fare bene il proprio lavoro cercando di essere felici quando si è in uno studio.

MusicEdu Nel libro ci sono suggerimenti e trucchi di moltissimi ingegneri del suono… da Steve Albini a Tony Visconti, ecc. C’è un aneddoto interessante tra quelli che hai scritto nel libro che vuoi evidenziare?
Mike Senior Uno dei miei preferiti è quello di Al Schmidt, un ingegnere morto circa un anno fa, ma che in realtà è stata una grande fonte d’ispirazione per il libro. In realtà era piuttosto difficile capire cosa stesse facendo quando era in studio perché lui per primo non pensava che fosse nulla di speciale e mi ci sono voluti anni per capire che registrava e mixava totalmente senza EQ. Uno dei suoi consigli che ho davvero preso a cuore è che se hai un gruppo di musicisti in una stanza che suonano insieme, devi muoverli tutti insieme perché se hai dei microfoni che captano il segnale da fonti diverse devi mantenere il corretto rapporto tra i segnali, per evitare che gli strumenti più distanti finiscano per suonare come fossero il riverbero di quegli strumenti.

MusicEdu Negli ultimi anni i sound engineer più giovani hanno riscoperto le tecniche di ripresa microfonica e la possibilità di sperimentare fuori dal computer quelle tecniche usando microfoni economici. Recording Secrets è soprattutto per loro?
Mike Senior È una cosa che in realtà ho pensato sin da quando ho scritto Mixing Secrets perché riguarda la democratizzazione di attività che prima era estremamente costoso svolgere. Il modo in cui registravano negli anni 50/60 è abbastanza simile al modo in cui le persone registrano a casa ora perché si basa su poche apparecchiature e la differenza nei risultati la fa la conoscenza di come usarle al meglio. Sono continuamente impressionato dai risultati che puoi ottenere per esempio usando certi microfoni omnidirezionali a diaframma piccolo, ma ci sono anche microfoni con diaframma di grandi dimensioni davvero buoni ora, prodotti in serie e a buon mercato che riprendono progetti ormai in giro da 70 anni. Sono anche molto felice di vedere che stanno tornando i microfoni a nastro, semplici da usare e capaci di offrire un suono mai piatto.

MusicEdu Dunque il tuo prossimo libro non sarà Mastering Secrets?
Mike Senior Ah ah! Penso che un libro sul mastering probabilmente sarebbe più popolare di un libro sul mixaggio, ma io scrivo di cose che conosco e io non mi occupo di mastering, anche se parlando con Ian Sheperd, un mastering engineer molto noto ho vacillato all’idea di provare a collaborare con lui su qualcosa del genere. Recording Secrets mi ha impegnato per circa nove mesi e non credo che nessun altro sia abbastanza pazzo da collaborare con me su un altro progetto così impegnativo, in cui ti puoi mettere a scrivere solo se hai un bagaglio di conoscenze tecniche enorme che ti permetta di capire cosa succederà ai mix dopo che ci avrai lavorato su. Se poi pensiamo a tutti i media e alle piattaforme di streaming, compresi quelli multimediali, dal game alle applicazioni immersive a cui sono destinati, la faccenda si fa ancora più complessa.

Info: Volontè & Co

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