GIANNI NUTI. FORMAZIONE MUSICALE E PIANO DELLE ARTI: QUALI PROSPETTIVE?

di Carmelo Farinella e Piero Chianura

È possibile prevedere un ritorno alla situazione prepandemica nella formazione musicale o è invece auspicabile rinunciarvi per proiettarsi verso un rinnovamento generale? Ci sono le condizioni sociali e politiche per intravedere un rilancio del Piano delle Arti?
MusicEdu discute di questi temi di grande rilevanza con Gianni Nuti, musicista, musicologo, pedagogista e, da un anno esatto, Sindaco di Aosta.

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MusicEdu Come musicista e uomo con responsabilità politiche, come pensi che possa avvenire una ripartenza dinamica della formazione musicale generale dopo la pandemia?
Gianni Nuti Vorrei concentrarmi sul rapporto fra istituzioni e/o enti del terzo settore ed enti pubblici. La strada del futuro è quella tracciata dal D. Lgs. 60/2017, quello del Piano delle Arti, che chiede ai territori di unirsi in rete per organizzare le loro azioni in maniera coordinata, condivisa ed economicamente sostenibile, mettendo in comune risorse strumentali e umane. Il decreto chiede di abbracciare la multiformità delle arti, abbandonando la settorialità e pensando alle arti performative in generale. È opportuno che anche la musica abbandoni percorsi autocentrati ed autoreferenziali, non con lo spirito della sudditanza ma della collaborazione che produce nuovi progetti a cui ciascun linguaggio può dare un valore aggiunto. Rispetto agli strumenti da utilizzare, ritengo che da una parte occorra salvaguardare la tradizione della musica strumentale analogica, la quale è un patrimonio ricchissimo e non ha predeterminazioni come gli strumenti digitali; dall’altra parte occorre accettare la coesistenza della musica digitale con quella analogica, che devono potenziarsi vicendevolmente. Occorre chiedersi: come il mondo analogico può avere uno spettro di espressività potenziato attraverso il digitale? Questa deve essere una tematica rilevante della formazione.

MusicEdu Ma come rientrare nel mondo dopo l’emergenza sanitaria?
Gianni Nuti Con le misure di sicurezza ci sono state restrizioni, ma si sono aperti degli orizzonti; la formazione coatta online ha mostrato i limiti dell’apparato comunicativo digitale, non ultimo la mancanza di contatto umano, ma ci siamo arricchiti di strumenti e potenzialità che prima non conoscevamo. Si è anche presentata la necessità di riconquistare gli allievi perduti: soprattutto nei contesti non formali, molti studenti si sono orientati altrove, soprattutto coloro che avevano scelto la pratica strumentale. Occorre sfruttare la voglia di ricominciare a far qualcosa di significativo insieme.

MusicEdu Durante questa emergenza, il terzo settore ha sofferto molto, poiché le collaborazioni con le scuole e le accademie sono state interrotte durante il lockdown e molte non sono mai ripartite: a livello amministrativo si sta intervenendo?
Gianni Nuti Questo è un grosso tema. Ho sempre mantenuto i rapporti con il terzo settore e ora sto cercando di incrementare le collaborazioni sistematiche con l’ente pubblico. Ritengo che una modalità efficace sia la partecipazione congiunta a bandi di fondazioni bancarie per recuperare risorse economiche e lanciare progettualità insieme. Auspico che il PNRR contempli anche uno spazio per la promozione sociale attraverso le Arti. L’ente pubblico da solo non è in grado di agire in tale ambito, poiché spesso non ne ha le competenze e le energie, ma deve appoggiarsi agli enti del terzo settore per mettere in campo una progettualità valida. Credo che, al contempo, anche alcuni enti del terzo settore non abbiano pienamente compreso le potenzialità di una collaborazione. I progetti Erasmus Plus, accessibili da organismi del terzo settore riuniti in reti internazionali, possono per esempio portare benefici per la realizzazione di progetti a livello locale.

MusicEdu Leggendo i bandi afferenti a diversi settori, si nota come venga richiesta l’integrazione fra arti e professioni per progetti integrati, in un’ottica di cooperazione verso un intento comune; nel campo musicale, non scontiamo un’eccessiva specializzazione che non favoriscel’ interdisciplinarietà?
Gianni Nuti Credo di sì. Ciò deriva dal mondo delle accademie, che in Italia sono spesso settoriali; nei Paesi anglosassoni le accademie musicali hanno sempre dialogato con quelle delle belle arti o con quelle di danza. Spesso ci si limita a fare ciò che si sa fare bene: il musicista che suona uno strumento a un certo livello ripropone quello, anche se non è scontato che sappia anche insegnare. Fra l’altro, la promozione della propria professionalità dovrebbe indurre ciascuno a muoversi in un orizzonte ampio di rapporto fra la propria pratica, in questo caso quella musicale, con ciò che gira intorno all’espressività del corpo. Nella società contemporanea vi è un annichilimento della dimensione corporea; un’attenzione verso le arti performative può contrastare questa fossilizzazione; le arti performative ritornano utili se assumiamo consapevolezza della nostra corporeità. In tale direzione, occorre far fare ai ragazzi esperienze diverse, musicali, teatrali, corporee; ciò serve per assumere consapevolezza della propria espressione corporea; le professioni specifiche nascono dopo aver sperimentato varie possibilità. Io stesso ho svolto molti lavori, in cui ho messo in campo varie esperienze, ma la formazione musicale la utilizzo dappertutto, per esempio nella calibrazione e gestione dei tempi dei miei interventi e in quelli dei miei collaboratori, nella prosodia. Occorre che la formazione musicale proponga esperienze accattivanti e immersive. Bisogna assolutamente cogliere questa opportunità, altrimenti durante questo anno di chiusure si è perso solo tantissimo denaro senza essere riusciti a dare rilancio alle arti. Io vorrei che il mondo della musica di domani non fosse dematerializzato. Non si può annichilire il processo e arrivare a una sublimazione. Bisogna farsi domande, nutrirsi dell’errore, non avere certezze continue. In tal senso, il jazz è sempre stato avanti, perché ha accolto le esperienze più disparate.

MusicEdu La grande sfida è forse avere un sistema a cui far riferimento.
Gianni Nuti Concordo. Occorre stimolare l’aggregazione, le sinergie.

MusicEdu Ritieni che Il Comitato Nazionale per l’Apprendimento Pratico della Musica, di cui sei membro, stia dando un impulso alla dimensione multiperformativa della formazione musicale?
Gianni Nuti Credo che il Comitato stia facendo da cerniera fra il decisore politico e il variegato mondo della formazione musicale in Italia. Le disponibilità finanziarie sono limitate, ma esso è promotore di reti, cerca di dare visibilità al lavoro di tanti professionisti che non sono considerati formatori esperti. Occorrerebbe uscire dalla logica del formatore che promuove un metodo specifico; sarebbe auspicabile, piuttosto, lanciare molte forme di autoapprendimento all’interno di comunità di pratiche, che possono divenire modelli per lanciare progettualità efficaci.

MusicEdu Tra l’altro, la complessità della società attuale non può essere affrontata solamente ricorrendo a pochi metodi e pochi formatori.
Gianni Nuti Sono d’accordo.

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