FABRIZIO PATERLINI. UN ESEMPIO VIRTUOSO DI MUSICISTA INDIPENDENTE 

di Piero Chianura

Con quasi due milioni e mezzo di ascolti mensili solo su Spotify, numerose sonorizzazioni e tour fuori dai confini nazionali, Fabrizio Paterlini ha raggiunto la fama internazionale come apprezzato pianista e compositore soprattutto per le sue musiche in piano solo. Ogni tanto però, regala al suo pubblico progetti che potremmo definire “cinematici”, all’interno dei quali dà spazio anche alla sua vena più elettronica. Al di là della sua pur notevole produzione artistica, Fabrizio Paterlini è un raro esempio di come un musicista possa raggiungere il successo lavorando con disciplina e in modo indipendente, ma competente, rispetto alle regole imposte dall’industria discografica. Quello che la sua esperienza gli ha insegnato, inoltre, lo trasferisce con generosità anche ai musicisti più giovani, attraverso il suo lavoro di scouting finalizzato alla produzione di progetti discografici per la sua etichetta Memory Recordings.

Foto: Federica Bottoli

Il suo nuovo album Riverscape è un progetto di piano solo ed elettronica. Riprende il tema della natura, intrapreso lo scorso anno con la pubblicazione di quattro EP legati al tema dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), ma questa volta in collaborazione con la fotografa olandese Kristel Schneider che ha proposto al musicista di sonorizzare i suoi scatti al fiume francese Allier. Da qui comincia l’intervista.

MusicEdu Come è nato il progetto Riverscape? 
Fabrizio Paterlini Sfrutto sempre al massimo quei momenti di grazia in cui sono particolarmente fertile dal punto di vista creativo per fissare idee sul computer. Di recente avevo raccolto parecchio materiale, quando mi ha contattato Kristel Schneider, una fotografa olandese che mi aveva già spedito tempo prima un bellissimo libro di sue foto dedicate agli alberi e che questa volta, invece, mi proponeva un progetto audiovisivo sul fiume… non sapendo che io vivo con la mia famiglia proprio accanto al fiume Po! Così ho colto la palla al balzo per omaggiare un luogo a me molto caro e ho scelto tra le tante composizioni che avevo cominciato a scrivere quelle che avessero più attinenza con il tema del fiume. Volevo che le mie musiche portassero l’ascoltatore con me in quei luoghi.

MusicEdu Quando si compone musica per descrivere immagini precise, i titoli sono una chiave necessaria per aiutare l’ascoltatore a visualizzarle nella propria mente…
Fabrizio Paterlini I titoli dell’album descrivono proprio le immagini che a me sono venute mentre componevo e ascoltavo le mie musiche. È però anche vero che trovare un titolo è sempre più difficile man mano che componi, perché rimane sempre meno spazio all’immaginazione. Penso per esempio a “Wind Song” che è il titolo di un brano mio, di Roberto Cacciapaglia e anche di Ludovico Einaudi. In Riverscape però, la vicinanza con la realtà del fiume Po mi ha aiutato molto perché solo chi passeggia e vive quei posti può comprendere il significato di titoli come “Misty Dawn On The River”, che descrive quella bruma che sfiora l’acqua del fiume o “Water Has Memories” cioè quei segni del tempo che il fiume porta con sé ogni volta che lo osservi, compreso ciò che l’acqua trasporta e che arriva da un passato recentissimo fatto di alberi spezzati e oggetti abbandonati. A parte lo scherzo nel titolo del primo brano del disco “Droning Down The River” che riprende il famosissimo “Rolling Down The River” di Creedence Clearwater per raccontare un brano di synth molto ampio composto usando i cosiddetti drone [microcambiamenti armonici su strutture sonore molto dilatate, NdR], anche “River Flows”, il brano più elettronico dell’album, è un tentativo di mettere in musica quella sensazione in cui il fiume diventa un po’ più impetuoso, e leggere il titolo aiuta certamente a immergersi in quel contesto.

MusicEdu L’elettronica, che tu usi sempre con grande gusto timbrico, ha avuto dunque un ruolo primario rispetto al pianoforte in questo disco?
Fabrizio Paterlini In genere, nei miei dischi il pianoforte viene prima dell’elettronica e infatti sono conosciuto soprattutto per i miei brani in piano solo. Per questa ragione, dopo “Be In The Moment”, il primo singolo che ho lanciato online prima dell’album e in cui il pianoforte è un comprimario, ho deciso di “rassicurare” il mio pubblico pubblicando come secondo singolo “Discoveries” per piano solo, proprio perché ho notato che quando provi a deviare da quello che è il tuo selciato è difficile farla mandare giù al tuo pubblico. Ma siccome sono un musicista indipendente libero da contratti che vincolino la mia creatività, una volta ogni due/tre anni prendo qualche divagazione e inserisco l’elettronica che a me piace moltissimo. In questo disco, in particolare, ho usato un Korg Monopoly, un Moog Sirin e un Prophet 6, tutti synth analogici in traccia, con software Ableton Live, adottando un metodo compositivo in cui il pianoforte lascia spazio agli altri suoni e semmai si occupa di pattern molto ripetitivi, dei loop su cui vado a sovrapporre verticalmente gli altri suoni elettronici, ma sempre ricordandomi che less is more, cioè che meno roba c’è e meglio è. Quando compongo per piano solo, il brano nasce spesso da un’improvvisazione che rimane tale, proprio perché desidero che l’ascoltatore ascolti la scintilla che lo ha generato, mentre comporre un brano elettronico richiede più passaggi, maggior lavorazione e dunque minore spontaneità.

Foto: Federica Bottoli

MusicEdu Quando devi descrivere immagini così suggestive e multiformi come quelle di Riverscape, può essere che il pianoforte ti stia stretto? È vero che è uno strumento timbricamente ricco, ma quando scopri l’elettronica ti rendi conto del valore aggiunto che può portare.
Fabrizio Paterlini C’è stato un momento attorno al 2015/2016, nel periodo del mio live in Bratislava e dopo che avevo pubblicato l’album Now nel 2013, in cui dopo tre/quattro album di piano solo, ho voluto inserire l’elettronica, anche grazie a Davide Costa che mi aiutò dal punto di vista tecnico. Ecco, in quel periodo quello che dici lo sentivo davvero tanto perché non riuscivo a trasmettere più solo con il pianoforte quello che volevo dire… anche perché ai tempi la mia tecnica compositiva era molto più “opulenta”. Poi sono tornato al piano solo, sgrossando molto gli elementi che ritenevo superflui; tanto che feci nel 2020 una trilogia di album con brani che duravano solo un minuto/un minuto e mezzo. E questo mi ha molto riavvicinato al potere comunicativo del pianoforte, perché se riascolti i brani di uno di questi album, Transition, ti rendi conto che un minuto sembra non finire mai. Devo dire che anche l’essere passato da un pianoforte pulito a un pianoforte feltrato ha cambiato molto la mia percezione, perché è cambiata completamente l’espressione, l’intenzione e la vibrazione della musica che esce dallo strumento. Anche se in questo momento sto sperimentando con altre cose, alla fine torno sempre al pianoforte, magari accostando elementi di elettronica o elaborando il suono dello stesso pianoforte.

MusicEdu È un fatto che, a un certo punto, la produzione di dischi per solo pianoforte è andata nella direzione di un pubblico pop più ampio attratto dal potere evocativo di questo strumento.
Fabrizio Paterlini Soprattutto se suonato con melodie e armonie semplici e senza filtri, che arrivano direttamente a tutti gli ascoltatori.

MusicEdu Dal punto di vista commerciale è stato un successo, ma ha spinto molti pianisti a omologarsi… penso soprattutto ai giovani compositori che potrebbero invece spingersi oltre, magari proprio usando l’elettronica come fai tu.
Fabrizio Paterlini Quello che dici è verissimo. Il fatto che ci sia una sovra produzione quasi quotidiana di brani per piano solo è una cosa incredibile. E pensa che quando ho iniziato nel 2007, Giovanni Allevi era appena esploso e i pianisti che si proponevano alle case discografiche stavano già spuntando come funghi. Ho avuto più di un dibattito su twitter con i miei colleghi proprio su questo eccesso di produzione, perché secondo me, se dopo aver composto una cinquantina di brani li pubblico tutti, è impossibile che siano tutti di qualità artistica alta. Si finisce per appiattire il panorama dell’offerta al proprio pubblico. Ai giovani studenti di pianoforte, invece, consiglierei di ascoltare musicisti come Hauschka nel suo primo periodo, quello in cui usava il pianoforte come fonte di suoni oltre la tecnica pianistica tradizionale. Se guardi il video di uno dei suoi concerti di una quindicina di anni fa, puoi notare che usava un sacco di oggetti che posizionava dentro lo strumento, portando il pianoforte acustico a generare suoni incredibili. Poi, volendo, si può anche usare l’elettronica per campionare quei suoni, come faceva un ragazzo che ho conosciuto tempo fa quando usava il solo rumore del pedale per costruire interi brani. Ci sarebbe un mondo meraviglioso da scoprire senza necessariamente usare i sintetizzatori… Per quanto riguarda me, so che la fascia più giovane del mio pubblico ascolta anche la parte elettronica e mi piace pensare che i miei dischi più elettronici riescono anche ad avvicinare il pubblico di artisti come Ólafur Arnalds o Nils Frahm. Da un certo punto di vista le composizioni di solo pianoforte sono come una comfort zone sia per gli ascoltatori che per noi compositori. Quando mi metto in gioco con l’elettronica entro invece in un mondo senza certezze. E per la prima volta in Riverscape ci sono ben due brani dove l’elettronica è prevalente, “Droning Down The River” e “Isolated” dove il pianoforte non c’è proprio. Sono curioso di vedere le reazioni degli ascoltatori…

MusicEdu Parlaci della tua attività di produzione di giovani artisti. Come scegli i progetti da pubblicare?
Fabrizio Paterlini Con la mia etichetta Memory Recordings (https://www.memoryrecordings.eu/) non solo stampo i miei dischi, ma produco anche due/tre progetti all’anno di ragazzi alle prime armi. Ogni tanto ricevo una demo che mi folgora oppure entro personalmente in contatto con il musicista, perché in questi anni ho seguito molto il panorama italiano in particolare e quindi ne ho incontrati molti. Sono progetti sulla linea modern-classical non solo vincolati al pianoforte e devo dire che i dischi che produco mi soddisfano molto. La maggior parte delle volte mi arriva il loro prodotto finito, un master su cui non intervengo come produttore artistico, ma la cosa che mi preme dire del mio rapporto con i musicisti è che con loro faccio soprattutto un lavoro di mentoring contrattualistico, spiegandogli il più possibile che cosa firmano. Quando gli capiterà di andare a farsi produrre non da un musicista come me, ma da un discografico, quello che firmeranno sarà fondamentale, perciò devono sapere quali sono i diritti che concederanno e quali resteranno loro. Io stesso dico sempre che, se oggi faccio questo mestiere, paradossalmente lo devo a quando nel 2007 proposi il mio primo disco alle etichette discografiche e non mi rispose nessuno. La mia “fortuna”, cioè, è stata quella di averlo auto-prodotto tenendo tutti i diritti. Oggi faccio accordi di distribuzione, nello specifico con Believe Digital, e condivido una quota di profitti, ma tutte le edizioni sono mie. Il blasone che ti può dare la grande etichetta discografica è innegabile ma il mio percorso da indipendente, con i suoi oneri e onori, mi ha lasciato libero. Sono nato nella camera da letto e ho lavorato da solo per 12/13 anni prima di avere quelle relazioni nel mondo della musica che sono necessarie per lavorare. 

MusicEdu In questo momento storico è molto importante trasmettere ai ragazzi quanto sia fondamentale ridare valore al lavoro e quanto sia necessario rispettare la loro arte quando prendono accordi di tipo commerciale.
Fabrizio Paterlini Per questo avevo preparato delle masterclass da tenere anche in Italia, in cui c’era una parte significativa su questi argomenti. Avrei dovuto iniziare a tenerle già a Mosca e a San Pietroburgo subito dopo la pandemia ma poi ho ripreso la mia attività live e non ne ho avuto più il tempo… Però mi piacerebbe riprenderle per trasmettere ai musicisti più giovani che è possibile partire dalla propria cameretta e arrivare ai palchi internazionali solo rispettando una forte disciplina e con la consapevolezza che senza di te tutto questo non può succedere. 

MusicEdu Il problema è che i media gli raccontano tutt’altro…
Fabrizio Paterlini Sì perché oggi fruiamo della musica come fosse un’utility su abbonamento, come la bolletta della luce. Non a caso la musica si chiama “contenuto” e su TikTok un tuo brano può ottenere milioni di visualizzazioni in poche ore. Io non dico che non si possa vivere in questo mondo ma occorre una consapevolezza, un rigore e un’autostima importanti anche più di quanto lo fossero una volta. E tornando al discorso della sovra produzione, è un bene che non ci siano più barriere d’ingresso al mercato della musica, ma è anche vero che questo ha creato personaggi che possono entrarci quando vogliono mettendo insieme tre note.

MusicEdu In ogni caso, con le piattaforme digitali di oggi non si guadagna certo quanto si guadagnava con le barriere di ingresso di una volta… il musicista si è impoverito e forse oggi si guadagna di più suonando dal vivo.
Fabrizio Paterlini Anche se secondo me è una grande illusione dire “faccio 3 o 4 album e poi posso suonare dal vivo”, perché non è così facile. Riuscire a suonare dal vivo è la parte più complessa del nostro lavoro perché, come dice Derek Sivers, fondatore di CD Baby, se tu cerchi un agente non lo troverai mai. In realtà il tuo bacino di utenza deve essere così ampio che deve arrivare alla gente come un sassolino nello stagno. Non si può dire “ma come? La gente mi conosce, ho un sacco di ascolti su Spotify e comprano i miei cd. Com’è possibile che io non trovi un agente?”. La rete è una cosa mentre la vita reale è un’altra cosa. E la gestione della frustrazione in questo periodo è tutto. Il live è il cerchio che si chiude e rimane il momento più importante della nostra produzione, quello in cui tutto ha un senso, ma per arrivarci, soprattutto se si sceglie la via dell’indipendenza, occorre sapere che ci vuole tempo e una serie di passi da fare che non sono immediati.

MusicEdu A proposito di concerti, partirai in tour prossimamente?
Fabrizio Paterlini Sarò a Madrid e Barcellona a ottobre; a novembre a Londra e Manchester; a dicembre a Istanbul; a gennaio in Olanda e sto chiudendo Germania e Francia per febbraio e marzo, mentre a ottobre del prossimo anno avrò un tour importante in Cina.

Info: Fabrizio Paterlini
Memory Recordings

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