BEPPE BORNAGHI. UN DOCENTE TECNOLOGICO AL SERVIZIO DELLA DIDATTICA

di Piero Chianura

Docente di tecnologia musicale presso il Conservatorio Donizetti di Bergamo e il CPM Music Institute di Milano, Beppe Bornaghi è una figura unica nel panorama della formazione musicale attuale. Come molti musicisti della sua generazione (classe 1976), ha costruito le sue prime competenze tecnologiche al di fuori dell’ambito accademico, facendo molta pratica sugli strumenti digitali e sui software musicali, di cui prima dell’avvento di Internet in Italia era possibile approfondirne la conoscenza leggendo riviste specializzate e la manualistica degli stessi prodotti. Pianista e compositore con alle spalle esperienze in diversi ambiti della produzione musicale, il suo profilo è oggi perfetto per accompagnare i docenti di educazione musicale in quella trasformazione digitale avviata con il Piano Scuola 4.0, ma che Beppe Bornaghi svolge all’interno della scuola privata e pubblica già da una ventina d’anni, molto in anticipo rispetto all’accelerazione digitale che ha coinvolto gli insegnanti in questi ultimi anni.

MusicEdu Prima di tutto, ci dai un quadro delle tue attività in ambito didattico?
Beppe Bornaghi Attualmente insegno Informatica musicale Audio Midi, Videoscrittura musicale e Sistemi e linguaggi dell’audio al Conservatorio Donizetti di Bergamo mentre al CPM Music Institute di Milano insegno notazione musicale. Da una ventina d’anni, come docente esterno, faccio propedeutica musicale nella scuola primaria realizzando percorsi con body percussion, voce, flauto dolce, ukulele ecc… Insegno da tanti anni pianoforte di base a bambini e adulti. Nella mia attività editoriale, invece, collaboro con Edizioni Curci su due filoni: la produzione di libri di tecnologia musicale editi da Curci Audio Pro e la formazione docenti in “Curci Fa Scuola” con corsi legati al mondo dell’informatica musicale creati con lo scopo di aiutare gli insegnanti di ogni ordine e grado nella loro attività scolastica. 

MusicEdu Oggi è possibile accompagnare la trasformazione digitale nella scuola solo attraverso l’integrazione tra competenze tecnologiche di base e conoscenza degli strumenti a disposizione. Credo che sia proprio quello che sei riuscito a fare tu, con la tua attività di formatore rivolta ai tuoi colleghi insegnanti che di informatica musicale sanno poco o nulla. Il punto di arrivo editoriale di questa attività è il testo “Il Docente Tecnologico” pubblicato da poco proprio per la collana Curci Audio Pro?
Beppe Bornaghi Il Docente Tecnologico è il frutto di tutte le richieste che ho ricevuto in questi vent’anni di insegnamento di tecnologia musicale. Ed è anche l’insieme dei consigli pratici dati in questi anni a colleghi della primaria, della secondaria di primo e secondo grado o del Conservatorio circa gli strumenti da usare per fare didattica con la tecnologia, i device da scegliere (dalla scheda audio ai microfoni e oltre), fino ai software, alle app ecc… per le diverse aree didattiche della musica. Con il passare del tempo queste richieste si sono enormemente moltiplicate (grazie anche ai corsi di formazione docenti tenuti per “Curci Fa Scuola”) e ho potuto conoscere diverse centinaia di docenti, tutti giustamente preoccupati, in questo periodo, di come usare al meglio le risorse offerte dal PNRR. Questi docenti avevano bisogno solo di raggiungere la consapevolezza di quanto è possibile fare con la tecnologia. Il mio ruolo è stato quindi (e lo è tuttora) quello di aprire loro la mente e mostrar loro le infinite opportunità che possono nascere dall’uso di software, app, piattaforme da browser, applicazioni per i test e le verifiche, partiture interattive, dall’utilizzo di nuovi device ecc… Una didattica dove la tecnologia risulta essere complementare all’insegnamento tradizionale diventa una didattica ancora più ricca, più attuale e permette ai docenti di creare nuovi progetti, far nascere nuovi stimoli e nuove idee senza spostare di una virgola il proprio metodo di insegnamento. Il mio libro cerca di dare più risposte concrete possibili a tutti quei docenti che si occupano di musica, a partire dalla scuola primaria fino al Conservatorio e che hanno desiderio di mettersi in gioco per migliorarsi anche senza essere tecnologicamente esperti. 

MusicEdu Come è strutturato Il Docente Tecnologico?
Beppe Bornaghi Il libro è diviso in alcune sezioni. “Come diventare un docente digitale” tratta tutto ciò che serve per iniziare subito; “La tecnologia applicata alle singole aree di insegnamento” tratta di ear training, teoria, armonia, composizione, musica d’insieme, lezioni di canto, strumento, storia della musica, tutto con esempi pratici; poi ci sono “Schede di approfondimento” sui dispositivi e i formati più importanti; “Come scegliere?” è una guida all’acquisto utile per imparare a individuare gli strumenti più adatti ai propri obiettivi; “Software, app e web” include link e descrizioni dettagliate di centinaia di software, app e siti raggruppati per singola disciplina musicale; “Lezioni pronte all’uso” propone lezioni ordinate per ambiti disciplinari che offrono esempi pratici per iniziare subito in classe; “Lo sapevi che…?” sono notizie storiche e curiosità di natura tecnologica; “Trucchi e consigli” sono la risposta alle domande più frequenti dei docenti. Il libro ha più di una valenza, vuole formare il docente accompagnandolo passo-passo, mira a consolidare e migliorare le competenze dei ragazzi anche in ottica inclusiva e a potenziarne l’apprendimento. La tecnologia permette uno studio più proficuo e puntuale anche a casa grazie alla possibilità che molti software posseggono di restituire un feedback immediato durante lo studio. 

MusicEdu Qualcuno si chiederà come sia possibile far comprendere elementi di informatica musicale come il MIDI e i Virtual Instruments in così poche righe di testo… Certo è che per la prima volta abbiamo un libro che “raccorda” competenze acquisite in anni di studio di registrazione, di composizione musicale digitale e di produzione live con il mondo della formazione scolastica e della didattica in ogni ordine e grado dove spesso è importante prediligere la pratica alla teoria. Sono queste necessità che hanno stimolato tutte le richieste che hai ricevuto in questi anni? E quali sono state le richieste più urgenti e diffuse?
Beppe Bornaghi Proprio così. Il mio principale obiettivo è stato quello di fornire più informazioni utili possibili (anche talvolta complesse) attraverso un linguaggio semplice e sufficientemente chiaro anche per i non addetti ai lavori mantenendo sempre una ricaduta concreta di quanto spiegato e un’operatività spendibile subito in classe. Credo che chi fa divulgazione, fornisce informazioni, tiene corsi di aggiornamento, debba prefiggersi sempre questo obiettivo. Anche gli aspetti più complessi della tecnologia possono essere spiegati in modo corretto ma semplice, comprensibile a tutti. Mi chiedi delle richieste ricevute? Be’, in questo periodo le richieste sono state molte. I timori di acquisti sbagliati (purtroppo talvolta accaduti come microfoni non adatti ai progetti, mixer enormemente sovradimensionati, o al contrario diffusori decisamente sottodimensionati rispetto all’ambiente di utilizzo ecc..) ha caricato i docenti di una grande responsabilità, non sempre accompagnata da un valido aiuto interno o di un supporto esterno alla scuola. Così in questi mesi ho avuto il telefono e le email che esplodevano. Ho sempre cercato di consigliare al meglio chiunque mi chiedesse un parere per un investimento utile e in prospettiva, nel massimo rispetto delle ingenti somme che molte scuole hanno ricevuto. In quest’ottica, penso che vada sfatato un altro tabù: i docenti devono essere consapevoli che non serve una grande strumentazione e dotazione tecnologica per iniziare a fare didattica musicale con l’ausilio della tecnologia. La base può essere tranquillamente data da un computer, una digital board (o lim) due diffusori audio (che nelle digital board sono già integrati), una buona connessione internet e dei software o delle applicazioni da browser free (gratuite) utili anche per il lavoro a casa degli studenti. Questa dotazione (che peraltro è già ormai presente in tutte le scuole o quasi) permette un ottimo approccio e un’ottima integrazione della didattica. Importante quindi è che i docenti si facciano consigliare, per una implementazione della tecnologia modulare, che permetta loro ogni anno di crescere.

MusicEdu Non credi che un grande malinteso creato dalle istituzioni con le risorse del PNRR sia stato trattare la trasformazione digitale come opportunità di dotazione strumentale “a prescindere” dagli obiettivi di progetto formativo?
Beppe Bornaghi Secondo i feedback che ho ricevuto da molti insegnanti il nodo cruciale è stato proprio questo. Non è stato detto loro di “migliorare la didattica attraverso l’uso della tecnologia”, ma di “diventare docenti tecnologici” a prescindere. C’è stata in alcune istituzioni la rincorsa all’acquisto, condizionato inevitabilmente dalle aziende che in quel periodo hanno “urlato” di più. Un esempio? Sono stati acquistati in diversi istituti compresivi decine e decine di computer chromebook anche in scuole che non avevano come focus principale il mondo Google e che al contrario necessitavano di computer che permettessero una maggiore apertura circa l’utilizzo di specifiche applicazioni, software ecc.. non utilizzabili con quel sistema operativo. Un’altra riflessione va fatta attorno all’istituzione della figura dell’animatore digitale. Talvolta l’individuazione di questa figura, fatta all’interno del personale scolastico, ha comportato una serie di problematiche che derivano dall’aver caricato di responsabilità un docente già impegnato in altre discipline, non sempre tecnologicamente esperto e che, senza poter contare sempre su una formazione o dei consigli esterni, si è assunto in parte la responsabilità di fare investimenti di migliaia di euro per un’intera scuola. 

MusicEdu Sull’uso delle tecnologie, spesso i docenti sono più indietro dei loro studenti. Ma se un insegnante si mette in competizione con i ragazzi nell’uso degli strumenti tecnologici è una battaglia persa. È per questo che il docente deve tenere il timone fermo sugli obiettivi didattici da raggiungere non sull’uso degli strumenti.
Beppe Bornaghi I docenti non devono vivere come un fallimento la constatazione che i ragazzi di quest’ultima generazione (la Z), nati con lo smartphone in culla, siano tecnologicamente più preparati di loro. C’è però una considerazione importante da fare. Nati con la tecnologia non significa che sappiano usarla correttamente. E questo deve essere il ruolo dei docenti: garantire una valenza didattica di quanto fatto in classe e fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per poter scegliere e usare correttamente la tecnologia che li circonda, costruendo in loro una capacità autocritica che permetta loro di saper scegliere ciò che è giusto e ciò che è pericoloso o inutile senza seguire le mode social. Mi permetto di dare ancora un piccolo consiglio ai docenti. Per un approccio alla tecnologia senza stress occorre individuare delle applicazioni da browser molto facili e provarsele a casa. Diventare per un attimo bambini e sostituirsi ai propri allievi. Questo permetterà di valutare con serenità la facilità d’uso o meno dell’applicazione e la sua valenza didattica prima della sperimentazione vera in classe. E non bisogna esitare, in caso di necessità, a chiedere aiuto ai propri studenti. Non si perderà certo di credibilità, anzi. Se un insegnante chiede a un suo allievo di aiutarlo a configurare una wi-fi o a collegare un monitor egli sarà solo orgoglioso di farlo e grazie anche al suo intuito innato sulla tecnologia sarà possibile creare una didattica efficace e al passo con i tempi. Le redini le avrà sempre e comunque in mano l’insegnante. La valutazione del lavoro sarà sempre compito suo e la didattica sarà sempre impostata secondo le sue metodologie. 

MusicEdu Ho notato che nel libro non hai approfondito il tema della musica in chiave interdisciplinare…
Beppe Bornaghi Ho dovuto fare delle scelte perché gli argomenti sono già molti. Ho insistito soprattutto su inclusione e integrazione, sulla formazione del docente di musica e sulla capacità di creare lezioni smart in totale autonomia. Potrebbe però in futuro essere utile pensare a un fascicolo aggiuntivo che affronti specifici esempi di interazione con le altre arti, perché no!?

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