LA FIAMMA È SPENTA O È ACCESA? LE OLIMPIADI E IL PAESE DELLA MUSICA

di Alberto Odone

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 hanno spento la loro fiamma con una cerimonia che esalta le glorie, tra le altre arti, dell’opera lirica italiana, protagonista di un evento di importanza internazionale. L’impatto sul pubblico dell’impianto scenico e musicale dell’evento, insieme al contesto architettonico dell’Arena veronese è notevole. Ma quale realtà corrisponde effettivamente a questo biglietto da visita?

Da tempo ci siamo resi conto che l’Italia non è più “il Paese della musica”, un Paese che non canta (semmai si affretta davanti al televisore a guardare i cantanti) ed è in larghissima parte musicalmente analfabeta.
Il mercato musicale italiano, specialmente attraverso lo streaming, sembra confermare la sua tendenza positiva. La legge di bilancio 2025 prevede però un taglio del venticinque per cento del budget assunzionale per i conservatori di musica: quattro docenti che vanno in pensione saranno rimpiazzati da tre soli nuovi docenti. Lo scollamento tra i diversi mondi della musica sembra evidente. Questo taglio, insieme con l’andamento quantomeno fluttuante delle iscrizioni, contrasta a sua volta con l’ammissione nel novero dei conservatori statali, completata nel 2022, di diciassette istituti pareggiati che portano a settantaquattro il numero degli istituti di formazione musicale superiore in Italia. È certamente positivo che istituzioni musicali in situazioni talvolta precarie abbiano ottenuto stabilità e prospettive di continuità. Tuttavia è curioso notare come già nel 1925 il compositore Alfredo Casella trovasse sovradimensionata la presenza in Italia di sei Conservatori Nazionali che, a suo parere, avrebbero dovuto ridursi a tre. Difficile non chiedersi come sia possibile che in Italia sussistano oggi oltre settanta Istituti Superiori di Studi Musicali, quando il paese europeo che ne vanta il maggior numero, dopo di noi, è la Germania con trentatré, e vi sono paesi europei come la Francia dove gli istituti superiori si limitano a poche unità. La proliferazione degli istituti corrisponde alla lodevole intenzione di allargare la platea della formazione musicale. Tuttavia anche questa intenzione è contraddittoria: l’accademia musicale difende con forza la sua indole professionalizzante e d’altra parte sembra assumersi il compito di generalizzare la formazione musicale.

Non sono mancati i tentativi di riformare il sistema, principalmente attraverso la legge 508/99, con la quale però non si è voluto agire su due versanti fondamentali: la diversificazione dei livelli e dei profili formativi. Tutti i conservatori si occupano sostanzialmente di tutti i livelli di istruzione, dalla fase precedente al percorso accademico fino ai dottorati di ricerca, ritenendo spesso superfluo relazionarsi organicamente con le altre realtà formative del territorio. In secondo luogo, ancora oggi, con poche eccezioni, si intraprende un percorso di studi musicali diventando genericamente flautisti, violinisti ecc. senza riguardo all’ambito concreto di svolgimento dell’azione professionale futura. Al centro resta la prospettiva esecutiva concertistica, mentre la dotazione di conoscenze e abilità relative alla didattica, quelle che in assoluta prevalenza il mondo del lavoro musicale richiederà, restano minoritarie ed eventuali.

Si annuncia però una novità nel sistema della formazione musicale in Italia che potrebbe contribuire in modo decisivo a raddrizzare un albero cresciuto in modo disorganico. Pensiamoci: l’inizio dell’istruzione musicale generale avviene oggi nella Scuola Secondaria di primo grado, cioè nel momento peggiore, un momento non particolarmente precoce e viceversa psicologicamente difficile nel percorso evolutivo dell’allievo. Le Scuole Medie a Percorsi Musicali (ex SMIM) in cinquant’anni di attività hanno raggiunto una presenza abbastanza capillare sul territorio ma la “filiera” prosegue poi con una strozzatura: la diffusione dei Licei Musicali, che in origine avrebbero dovuto limitarsi a uno solo per provincia (!) non arriva comunque a interessare in modo sufficientemente esteso il territorio nazionale. E così si giunge al livello conservatoriale, dove di fatto molti degli ammessi non provengono da un percorso formativo adeguato, tentando tardivamente di recuperare le lacune con corsi dall’efficacia dubbia.

Una formazione musicale solida si fonda principalmente su due fattori: continuità e precocità, ed è su questo secondo versante che si annuncia la novità: l’inserimento dell’educazione musicale nella Scuola Primaria.
La questione è oltremodo delicata. Intervenire nella fase precoce della formazione musicale richiede grande consapevolezza metodologica. Si pone dunque il problema di reperire percorsi formativi adeguati per chi opererà nel settore. Più in profondità: possono questi percorsi innestarsi semplicemente come specializzazione finale nel percorso formativo tradizionale, oppure è necessario ripensare la formazione dei musicisti puntando già all’origine su una diversa tavolozza di abilità?
È importante inoltre fare in modo che al centro dell’operazione pedagogica stia il bambino, la sua crescita integrale, la possibilità per lui di fare musica in modo attivo. Si sente purtroppo ancora parlare dell’intervento educativo musicale come di un’operazione volta a “creare un pubblico”. Il bambino non deve risolvere problemi occupazionali che hanno ben altre radici, non può essere la soluzione alla crisi degli enti lirici o di qualsiasi altra realtà, né può essere strumentalizzato in operazioni volte alla sopravvivenza della “nostra” civiltà musicale. Con queste precauzioni, salutiamo con grande favore la musica nella Primaria: è la cosa giusta che aspettiamo da sempre.
Le contraddizioni che contraddistinguono il nostro “Paese della musica” ci chiedono di pensare fattivamente a una formazione musicale che comprenda profili adeguati, sia sul piano della formazione professionale, sia su quello della crescita personale di chi fa musica. Di alcuni di questi profili alternativi e dei luoghi che li possono ispirare ci occuperemo nelle prossime puntate di questa rubrica.

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