INGRID CARBONE. CONVERSAZIONI-CONCERTO OLTRE LA PARTITURA
di Piero Chianura
Pianista concertista e docente universitaria di matematica, Ingrid Carbone affianca alle sue attività di musicista e di ricercatrice scientifica quella di divulgatrice culturale. La forma è quella della “conversazione-concerto” che svela a un pubblico non necessariamente colto e specializzato il significato di brani classici del suo repertorio.

Artista molto seguita all’estero, Ingrid Carbone ha inciso per l’etichetta giapponese Da Vinci Publishing, ricevendo due nomination agli International Classical Music Awards (ICMA) e otto riconoscimenti dai Global Music Awards (USA) per le sue produzioni discografiche, ampiamente recensite dalla stampa specializzata internazionale. Ha studiato con pianisti di prestigio, tra cui Lazar Berman, e si è formata presso accademie come il Mozarteum di Salisburgo e le Tel-Hai International Piano Master Classes in Israele, ricevendo numerosi premi internazionali.
Ricercatrice e docente di ruolo presso l’Università della Calabria, dove insegna Analisi Matematica e svolge attività scientifica, Ingrid Carbone ha un approccio all’interpretazione musicale che integra sensibilità espressiva e rigore analitico proprio della formazione scientifica.
Musicedu Parlaci delle tue conversazioni-concerto.
Ingrid Carbone In un momento di grande difficoltà da un punto di vista culturale e di povertà educativa generalizzata, credo che la musica sia uno strumento capace di veicolare in modo divulgativo non solo contenuti musicali, ma cultura e conoscenza. Perciò mi sono posta l’obiettivo di promuovere l’educazione a un ascolto consapevole con un approccio multidisciplinare, in modo da incuriosire l’interlocutore. Noi siamo abituati a immaginare la musica classica come una cosa per pochi, come se ci fossero delle preclusioni a comprenderla, ma non è così. Molte delle responsabilità di questo modo di pensare sono da attribuire agli stessi formatori, ai professori e ai musicisti, cioè agli specialisti della materia che mantengono le distanze da chi non ha competenze musicali e finisce per respingere anziché attirare l’interlocutore. Anche io tengo dei “classici” concerti standard, però sento di avere una responsabilità connessa al mio ruolo di formatrice ed è quella di trasmettere agli altri quello che so. E mi interessa così tanto farlo che mi adopero per trovare nuove strategie con l’unico scopo di avvicinare chi mi ascolta. Ma non lo faccio proponendo la tipica lezione-concerto, ma preparo invecee il pubblico a un ascolto consapevole della musica raccontando e sintetizzando il mio percorso personale, cioè il mio lungo lavoro di studio, di ricerca e di analisi fatta per raggiungere quella che secondo me è la corretta interpretazione di uno specifico brano. In pratica, racconto il significato di quello che sto suonando, cioè le sensazioni, le emozioni, ma anche i suoni propri, spesso onomatopeici, che la musica descrive. Quindi non racconto ciò che ho letto di quel brano da qualche altra parte, anche se è chiaro che una contestualizzazione è utile, ma spiego quello che sto suonando al pianoforte, giustificando i punti chiave dei passaggi essenziali che sto eseguendo. È in questo modo che riesco ad azzerare la distanza tra me e il pubblico, incuriosendolo e preparandolo all’ascolto del brano completo perché l’ascoltatore saprà già quello che sta per succedere. È un po’ come la differenza che c’è tra guardare un dipinto da sé e guardarlo mentre qualcuno lo sta spiegando.
MusicEdu La musica è però molto più astratta rispetto alle altre arti, per cui è ancora più utile che il musicista interprete offra delle chiavi di lettura di ciò che suona.
Ingrid Carbone Anche perché sulle arti figurative si sono scritti molti libri. Ma nella musica, quello che tu dici lo fa di solito il musicologo quando presenta un brano spiegandolo agli ascoltatori molto prima che il brano venga eseguito. Invece il critico d’arte spiega un dipinto, una statua di marmo o qualsiasi altra cosa proprio mentre il pubblico osserva l’opera di cui sta ascoltando la spiegazione. Perciò è molto più efficace che sia l’interprete del brano a spiegarne il contenuto mentre lo sta per eseguire. Sto parlando di musica “descrittiva”. Prendiamo per esempio uno dei leader di Schubert trascritti da Liszt, “La giovane suora” (“Die junge Nonne”, NdR). Per cominciare posso raccontare la storia a cui si riferisce, ma poi c’è un testo a fronte che devo tradurre in italiano. Potrei affidarmi alle traduzioni accreditate presenti anche su Internet, ma si tratta di traduzioni poetiche che non hanno nulla a che vedere con il posizionamento sillaba per sillaba sulle note che hanno anch’esse un senso. Quindi il primo lavoro che faccio è sistemare la traduzione del testo sulla musica facendo poi distribuire le fotocopie dell’elaborato tra il pubblico. A quel punto racconto quali sono i punti chiave della storia spiegando in modo comprensibile le tecniche musicali utilizzate da Schubert e Liszt per provocare le emozioni descritte. Per esempio, spiego il compito del tremolo quando provoca drammaticità in una tonalità minore e quando invece crea luminosità nel passaggio alla tonalità maggiore. Anche chi non conosce la musica è infatti in grado di percepire emotivamente il passaggio dalla bemolle alla naturale. E così proseguo con la spiegazione dei passaggi di ottava o dei crescendo, per esempio, per far capire che ogni momento emozionale della storia corrisponde a una precisa scrittura musicale da parte dell’autore. Tutti passaggi che io suono uno ad uno per far comprendere le corrispondenze a chi ascolta. Poi alla fine eseguo il brano completo. Ovviamente, trattandosi di leader in cui c’è un testo, le spiegazioni sono più “facili” e comprensibili, come anche nei brani a più voci in cui la spiegazione dei diversi caratteri rappresentati è comunque descrittiva e non si può sbagliare l’interpretazione se si traduce il testo correttamente. Ma dove non c’è un testo, invece, come nella “Suite spagnola” di Leoncavallo, per esempio, cerco di capire che cosa vuole raccontare il compositore.
MusicEdu Anche sui repertori solo strumentali c’è una letteratura che ne ha spiegato nel tempo i significati.
Ingrid Carbone Anche io ho il mio bagaglio storico di ascolti ma, specialmente quando studio un brano nuovo, non voglio avere nessun tipo di riferimento esterno. Non ascolto e non leggo altro perché devo trovare la mia interpretazione. E devo dire che la critica soprattutto internazionale ha sempre sottolineano positivamente l’originalità della mia interpretazione nelle varie produzioni di CD e album che ho realizzato. Per esempio, prendiamo “Il sogno d’amore” di Liszt, una trascrizione di un brano per canto e pianoforte di cui ho cercato anzitutto il testo su uno spartito originale. Ebbene, quel “sogno d’amore” che è suonato come un pezzo di grande romanticismo, di grande amore, è in realtà un brano drammatico di disperazione di una persona sulla tomba della persona amata, e alcuni critici hanno sottolineato come finalmente io sia riuscita a restituire a quel brano la sua reale valenza. Anche la “Dante Sonata” sempre di Liszt, con i suoi riferimenti alla Divina Commedia e quelle note ripetute che sembrano il bussare alla porta dell’inferno sono una mia interpretazione, come anche il passaggio di quelle stesse note ribattute nella parte centrale che per me diventano una carezza riferita alla vicenda di Paolo e Francesca.

MusicEdu Le tue sono interpretazioni personali basate comunque sull’approfondimento dei significati originali delle opere.
Ingrid Carbone È una ricerca nel vero senso della parola, che deriva anche dalla quella stessa rigorosità dell’indagine analitica e critica che deriva dalla mia formazione matematica. Proprio come nella dimostrazione di un teorema, tutto deve avere un senso e una spiegazione perché non posso pensare che ci sia una parte della composizione meno importante di un’altra. Tutto è essenziale e necessario. È chiaro che devo anche conoscere l’aspetto musicologico, perché altrimenti non potrei comprendere “musicalmente” quello che ascolto, però vado oltre quello, come se mi trovassi davanti a uno scheletro a cui comincio ad aggiungere i muscoli, i tendini, ecc. perché quello che faccio è una costruzione del brano poco alla volta. In questa ricerca mi capita di scoprire anche degli effetti che mi appaiono chiari e che mi aiutano a trovare un’interpretazione possibile di un brano. Un giorno, per esempio, mi trovavo nella piazza del comune di Reggio Calabria. Camminavo sul Corso principale con quegli alberi enormi meravigliosi. Era poco prima del tramonto quando si raccolgono sui rami migliaia e migliaia di uccelli che fanno una confusione pazzesca. In quel momento ho avuto un’illuminazione su “La leggenda di San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli” di Liszt, perché fin dall’inizio di quel brano ci sono tutti i suoni degli uccelli quando volano, cinguettano e zampettano per terra. C’è un punto, poco prima del recitativo che richiamava precisamente il rumore degli uccelli che sentivo a Reggio Calabria. Ovviamente tutto questo lo posso poi spiegare suonando con una tecnica pianistica acquisita grazie a una formazione di altissimo livello, che mi permette di padroneggiare lo strumento con tutte le sfumature che racconto a voce.
MusicEdu Immagino che tu abbia questo tipo di approccio analitico ogni volta che studi un brano o prepari una scaletta per un concerto o un disco.
Ingrid Carbone La mia prima produzione discografica è stato un album sul Liszt, perché avevo già pronti alcuni suoi brani molto importanti per vari concerti. Tutto iniziò quando partecipai a una serie di masterclass internazionale di altissimo livello organizzata nel deserto del Negev in Israele. Per le masterclass con Aquiles Delle Vigne, un pianista molto conosciuto, avevo preparato alcune trascrizioni di Liszt da testi di Goethe, in particolare “Gretchen am Spinnrade” e “Erlkönig”, che poi avevo suonato pubblicamente perché le mie esecuzioni di quei brani per loro erano una cosa eccezionale. In quell’occasione Delle Vigne mi aveva salutato con queste parole: “Guardi, io penso che lei farebbe benissimo ‘La sonata Dante’“, considerato uno dei pezzi più difficili del repertorio pianistico, “‘La leggenda di San Francesco da Paola che cammina sulle onde’“, che è un pezzo difficilissimo tanto che Liszt stesso ha scritto la versione semplificata, “e ‘Giochi d’acqua a Villa d’Este’“. Io ero venuta via da lì pensando che fosse veramente troppo… Ma poi ho cominciato a studiare quei brani ed effettivamente mi sono ritrovata nel giro di poco tempo ad avere in repertorio dei pezzi monumentali. E siccome il lavoro di ricerca di cui stiamo parlando era già cominciato con le trascrizioni dei leader, già molto intriganti, ho poi continuato a farlo anche su questi brani.
Musicedu Questa modalità di studio dei brani è molto vicina all’approccio dei direttori d’orchestra, quando studiano elementi utili per spiegare agli orchestrali come interpretare le loro parti. Penso ai progetti di formazione dei direttori e degli orchestrali intrapresi da Riccardo Muti, per esempio.
Ingrid Carbone Può essere, però la mia ricerca serve soprattutto a me stessa per ricavare elementi di interpretazione personale quando suono il pianoforte. Solo dopo li racconto agli altri sfruttando il mio approccio analitico da formatrice accademica, che mi aiuta a preparare il materiale e a seguire un percorso chiaro e comprensibile a tutti, quando tengo delle conferenze o delle lezioni anche davanti a centinaia di persone. Le mie conversazioni-concerto possono essere seguite da tutti, qualunque sia il livello di preparazione del pubblico, che si trovi lì per la prima volta, che sia appassionato di musica o si tratti di un musicista che non abbia mai preso in considerazione le cose che racconto. Rispetto al fatto che io ragioni come un direttore d’orchestra, devo dirti che quando ero ragazza e non ero ancora al conservatorio, passavo le giornate ad andare a sentire le prove delle opere sia con il solo pianista accompagnatore e sia con l’orchestra. Quelle prove così interessanti mi hanno sicuramente formata in quello che sono ora, al di là della mia curiosità intellettuale per tutte le cose che vedo e che faccio, e mi hanno portato a riflettere su questo mio diverso modo di studiare e poi di insegnare la musica.

MusicEdu In che modo metti in relazione musica e matematica nei tuoi interventi con il pubblico?
Ingrid Carbone Anzitutto affronto le cose che già tutti un po’ sanno, cioè il bagaglio comune di concetti che appartengono ai due mondi, come le frazioni, i valori delle note, ecc. Dopodiché parlo di neuroscienze, di Oliver Sacks e dello studio sul cervello dei musicisti, che è però molto diverso dal cervello dei matematici. Sul suo libro Musicofilia, tra l’altro, c’è tutto quello che riguarda il rapporto tra musica e cervello… Per finire passo alla descrizione dei brani che eseguo mettendo in gioco la mia sensibilità interpretativa.
MusicEdu Finora quali repertori hai affrontato da pianista?
Ingrid Carbone Non ho mai suonato autori del Novecento né contemporanei perché il mio repertorio è più classico e romantico con anche qualcosa di barocco. La mia ultima produzione è un doppio album su Ruggiero Leoncavallo. Era un progetto culturale che mi interessava molto perché mi sembrava di restituire una dignità a un compositore noto solo per I Pagliacci e che è stato sottovalutato per più di 100 anni. Devo dire con sorpresa che tra i 36 brani del disco, c’è un notturno che ha superato i 200.000 ascolti su YouTube. Per un brano inedito direi che è un successo.
MusicEdu A proposito della contemporaneità dei repertori, c’è da dire che Liszt e Schubert, su cui ti sei cimentata prevalentemente, vengono riletti e reinterpretati ancora oggi proprio per la loro capacità di regalare sempre nuove chiavi di lettura.
Ingrid Carbone Considera che molti dei loro brani che ho eseguito non sono proprio di repertorio corrente. Liszt in particolare viene considerato erroneamente dai pianisti come un cavallo di battaglia per la tecnica, il che li porta a tralasciare tutta la parte sostanziale ed espressiva. Franz Liszt ha vissuto 20 anni in Vaticano dove ha preso i voti producendo musica religiosa e spirituale straordinaria.
MusicEdu Quali sono i temi che prediligi nei tuoi studi?
Ingrid Carbone I temi principali che ho finora affrontato sono principalmente spiritualità e natura. Sono temi molto attuali che a me sono molto cari.
MusicEdu Il tuo passato interesse per le prove d’orchestra e il tuo desiderio di leggere la musica oltre la partitura, non ti portano a considerare il repertorio pianistico limitante? Ho il sospetto che se tu togliessi le mani dal pianoforte e facessi ascoltare al pubblico un brano orchestrale, probabilmente riusciresti comunque a raccontare al pubblico le emozioni provocate da altri strumenti in parti significative della partitura.
Ingrid Carbone Questa cosa l’ho pensata più volte perché diciamo che ho una visione multidimensionale. Ma per me il pianoforte è già un’orchestra in cui immagino i vari strumenti rappresentati nelle diverse parti della scrittura pianistica. E in ogni caso il pianoforte mi permette di poter ottenere quello che voglio. La mia visione a strati, orizzontale e verticale, che va oltre la partitura, perché della musica io ho una visione molto più complessa, è quella che secondo me un pianista dovrebbe sempre avere. Poi forse ho in più la dote di saperla raccontare, senza nessun tipo di soggezione o di imbarazzo, cosa che mi avvicina alla gente. È una cosa che mi piace molto fare, anche se riesco a farla molto all’estero e poco in Italia. Forse perché in Italia, e non solo nella musica, non si riesce a deviare dallo standard e dalla consuetudine. Sai quante volte mi è capitato di sentirmi dire che faccio delle cose bellissime ma che il pubblico non è pronto? In realtà penso proprio che il pubblico sia più avanti di chi decide per lui che cosa ascoltare e cosa no.
MusicEdu Sei riuscita a proporre i tuoi incontri all’interno delle strutture AFAM?
Ingrid Carbone Sì, una volta sola al Conservatorio di Catanzaro, in occasione dell’8 marzo con un programma al femminile proprio con “La giovane suora”, l'”Ave Maria”, la “Suite spagnola” ecc., ma non è stata un’attività accademica bensì un evento. Schettini va, un giorno sì e un giorno no, in teatro a fare esperimenti di fisica. Ma lo vogliamo fare anche noi con la musica!? E lo dico non perché io voglia delle medagliette, ma perché veramente penso di poter fare qualcosa di utile per chi ama la musica e vuole comprenderla fino in fondo.
II PROSSIMI APPUNTAMENTI DI INGRID CARBONE
Sabato 16 maggio 2026 – ore 10.30
MILANO – CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) Via Isernia, 5
Conversazione-concerto “L’universo femminile tra le note di Schubert, Liszt e Leoncavallo”.
Giovedì 9 luglio 2026
PESCARA (luogo da confermare)
Evento su matematica e musica
Domenica 20 settembre 2026 – ore 11.00
NAPOLI – Villa Pignatelli (Riviera di Chiaia, 200)
Conversazione-concerto “Sacro e Profano”
