EREDITARE IL MONDO: LA FOTOGRAFIA COME MEMORIA E VISIONE DEL PRESENTE. MUDEC MILANO FINO AL 28 GIUGNO 2026

di Giusy Nicosia

Al MUDEC – Museo delle Culture, “100 fotografie per ereditare il mondo” si configura come molto più di una mostra. Si tratta di un attraversamento visivo e concettuale che invita a ripensare il nostro rapporto con le immagini e, in fondo, con la realtà stessa.

Maryam Firuzi Reading on Teheran Streets (2017) – Courtesy of Pier Luigi Gibelli (© Maryam Firuzi)

Curata da Denis Curti, in collaborazione con Alessio Fusi e Alessandro Curti, e prodotta da 24 ORE Cultura, con il sostegno di Zurich come Main Sponsor e il supporto di Turisanda1924 (brand di viaggi di Alpitour World) la mostra, in programma dal 7 marzo al 28 giugno, si presenta come un racconto per immagini che attraversa due secoli, intrecciando la grande storia della fotografia con le tensioni, le domande e le inquietudini del nostro tempo.

Anonimo Disinfestazione di Wuhan (2020) © Cnsphoto / Reuters / Contrasto 

Fin dalle prime sale, dedicate alle origini della fotografia, emerge con chiarezza l’intento curatoriale: non una semplice sequenza di capolavori, ma un percorso che mette in dialogo epoche, linguaggi e funzioni dell’immagine. Dalle sperimentazioni ottocentesche fino alle avanguardie del Novecento (con figure come Man Ray, Aleksandr Rodčenko e Henri Cartier-Bresson) la fotografia si rivela subito per ciò che è: non solo documento, ma costruzione, interpretazione, talvolta persino finzione.
Fin dalle prime sale, dedicate alle origini della fotografia, emerge con chiarezza l’intento curatoriale: non una semplice sequenza di capolavori, ma un percorso che mette in dialogo epoche, linguaggi e funzioni dell’immagine. Dalle sperimentazioni ottocentesche fino alle avanguardie del Novecento (con figure come Man Ray, Aleksandr Rodčenko e Henri Cartier-Bresson) la fotografia si rivela subito per ciò che è: non solo documento, ma costruzione, interpretazione, talvolta persino finzione.

Lin Zhipeng aka No.223 Figs in pride (2022) Courtesy of Pier Luigi Gibelli 

Il cuore della mostra si apre poi a una riflessione più ampia e attuale. Le immagini diventano memoria collettiva quando raccontano eventi che hanno segnato la storia, ma anche spazio intimo quando si trasformano in diario, esplorando identità, corpo e desiderio. In questo equilibrio tra pubblico e privato, tra documento e introspezione, la fotografia dimostra la sua capacità unica di essere insieme testimonianza e linguaggio personale.

Arno Rafael Minkkinen Fosters Pond (1989) Courtesy Paolo Clerici (© Arno Rafael Minkkinen, Courtesy of the Artist and Photo & Contemporary, Turin, Italy)

Particolarmente efficace è la sezione dedicata alla dimensione evocativa, dove artisti come David LaChapelle o Sandy Skoglund spingono l’immagine oltre il reale, trasformandola in racconto visionario e metafora. Qui la fotografia abbandona ogni pretesa di oggettività per aprirsi a costruzioni simboliche che interrogano lo spettatore sul significato stesso del vedere.

Il percorso si chiude con uno sguardo sul presente e sul futuro, dove emergono autori contemporanei impegnati a raccontare un mondo instabile e iperconnesso, segnato da crisi ambientali, migrazioni, nuove identità e tensioni globali. In queste opere, il confine tra reale e post-digitale si fa sempre più sottile, restituendo la complessità di un’epoca in continua trasformazione.

Elliott Erwitt California. Berkeley (1956) Courtesy Paolo Clerici (©Elliott Erwitt / Magnum Photos)

Uno spin-off della mostra sarà ospitato, sempre dal 7 marzo al 28 giugno, nella sede di Zurich in Via Santa Margherita 11 a Milano. A ingresso gratuito, l’iniziativa si configura come un’estensione del percorso espositivo, offrendo al pubblico un’ulteriore occasione di approfondimento e condivisione attraverso una selezione di sette fotografie tratte dalla mostra.

Il risultato è una mostra intensa e coerente, capace di coinvolgere sia sul piano visivo sia su quello riflessivo. “100 fotografie per ereditare il mondo” non si limita a mostrare immagini, ma le mette in relazione, le problematizza, le trasforma in strumenti per orientarsi nel presente. Il punto di forza del progetto sta proprio nel ricordarci che ogni fotografia non è solo ciò che vediamo, ma ciò che scegliamo di tramandare.

Info: MUDEC MILANO

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