MUSICOTERAPIA E MUSICA NEI CONTESTI SOCIO-SANITARI. REPORT DAL CONVEGNO DI ROMA
di Antonella Zenga
Il 28 febbraio scorso si è svolto presso l’Auditorium – Edificio Cu.Bo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma il convegno “Musicoterapia e musica per l’umanizzazione della cura nei contesti socio-sanitari: prospettive cliniche, educative e formative“.

Il convegno ha goduto di una grande e diversificata partecipazione, non solo dal punto di vista del pubblico, ma anche per quel che concerne l’insieme dei relatori. La direzione clinica del Policlinico Universitario Campus Biomedico (PUCBM), organizzatrice del convegno, ha invitato e coordinato professionisti esperti in diversi settori accomunati da un argomento: la musica e a musicoterapia come componenti importanti nella cura della persona.
I lavori sono stati introdotti dalla professoressa Rossana Alloni, Direttore Clinico del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, che dal 2017 sostiene con convinzione il progetto “Musica in Campo” grazie al quale la musicoterapia e l’organizzazione di eventi musicali a beneficio dell’utenza rappresentano una presenza stabile all’interno del PUCBM. Dopo quasi nove anni di questa esperienza, l’organizzazione di un convegno che mettesse a confronto esperti nel campo della musica e della musicoterapia è stata una naturale conseguenza, una risposta al desiderio di fare un bilancio usufruendo del supporto di neuroscienziati, ricercatori, medici e coordinatori infermieristici, psicologi e pedagogisti e ovviamente musicoterapeuti, ciascuno portatore di una propria conoscenza, esperienza clinica e non solo.

Il primo intervento, tenuto dalla prof.ssa Alice Mado Proverbio, docente di neuroscienze cognitive all’università Bicocca di Milano, ha descritto in maniera esaustiva quali siano gli effetti neuroplastici della musica, proponendosi come importante approfondimento e base di partenza per una migliore comprensione delle relazioni successive. È bene sottolineare infatti la presenza nel pubblico di figure professionali non necessariamente specializzate nel campo della musica e della musicoterapia, come psicologi, professionisti nell’ambito della sanità o anche insegnanti di sostegno, per i quali sicuramente è stato utile capire come e quanto l’esperienza musicale nelle sue molteplici forme, dall’ascolto, alla pratica strumentale, alla lettura dello spartito, possa incidere sul cervello, creando nuove connessioni neuronali e migliorandone la funzionalità.
Caratteristica di questo convegno è stata senza dubbio la varietà degli argomenti affrontati. La multidisciplinarietà propria della musicoterapia, cui è stata dedicata la prima parte del convegno, ha infatti permesso di affrontare tematiche assai diverse, a cominciare dal racconto a tutto campo delle diverse attività sviluppatesi all’interno dello stesso PUCBM, a partire dal 2017. In particolare è stato descritto uno studio pilota sviluppato nell’emodinamica, in cui la MT è stata utilizzata in modalità recettiva, a supporto dei pazienti sottoposti a procedure invasive come le coronarografie e le angioplastiche, per ridurne l’ansia e lo stress. Lo studio è stato presentato dal prof. Gian Paolo Ussia, responsabile dell’U.O.C. di Emodinamica e dalla musicoterapeuta Marina Bartucca della fondazione policlinico Campus Biomedico, che ne hanno descritto risultati ottenuti e modalità d’intervento. Un aspetto importante emerso dalla descrizione della MT al PUCBM è stato il lavoro in equipe multidisciplinare, cosa non facile da realizzare all’interno di un policlinico. Nei progetti presentati si è evidenziato il coinvolgimento a secondo dei casi, di medici, personale infermieristico, volontari e in alcuni progetti anche di studenti in formazione, nell’ambito medico o infermieristico, afferenti alla stessa Università Campus Bio Medico, oppure musicoterapeutico grazie alla convenzione attivata dal policlinico con i bienni di II livello di alcuni conservatori. Rientra in questo ultimo aspetto legato alla formazione la presentazione di alcune tesi di laurea in Medicina e Infermieristica dell’Università Campus Bio-Medico che hanno avuto per tema la MT, indubbiamente rappresentative di un impegno nel promuovere la conoscenza della MT fra le nuove generazioni di medici ed infermieri.

Attiene invece alla volontà di valorizzare il lavoro in equipe, la scelta di coinvolgere nella presentazione anche degli altri progetti sviluppati all’interno del PUCBM, i due Coordinatori Infermieristici, della semintensiva cardiochirurgica, la dott.ssa Assunta Scrocca e del DH di oncologia, ematologia e radioterapia, la dott.ssa Rita Proietti, coadiuvate dalle musicoterapeute Antonella Zenga e Marina Bartucca. Questi interventi a più voci hanno permesso non solo di mettere in luce particolari aspetti legati al contesto specifico dal punto di vista del personale coinvolto, delle caratteristiche del paziente e delle particolari dinamiche ambientali, ma anche di fornire una visione integrata con le musicoterapeute e sul loro modo di inserirsi all’interno di un setting così peculiare. A completamento di questa parte del convegno in cui si è voluto sottolineare l’utilizzo della musica e della MT nell’ambito di una visione il più possibile basata sulle evidenze scientifiche, è giunto l’intervento del prof. Alfredo Raglio, musicoterapeuta e ricercatore presso l’IRCCS Maugeri di Pavia, punto di riferimento della ricerca in Italia. È stato tracciato un quadro generale della ricerca in MT, ne sono stati evidenziati quei limiti che potremmo definire strutturali, eppure sono state sottolineate le palesi potenzialità per un possibile cambiamento legato da un lato, alla necessità di accogliere e integrare le nuove tecnologie, comprendendo la conoscenza e l’uso consapevole dell’Intelligenza Artificiale, dall’altro mettendo in rilievo le giuste aspettative che accompagnano l’avvio dei primi Dottorati di Ricerca presso i corsi di musicoterapia dei Conservatori, argomento ulteriormente approfondito dalla prof.ssa Marzia Zingarelli in una specifica sezione dedicata alla formazione e alla professione del musicoterapeuta. La conclusione della mattinata è stata destinata agli interventi di musicoterapia nei contesti socio sanitari e riabilitativi e ha visto il coinvolgimento diretto di figure professionali che hanno raccontato la loro esperienza di accoglimento e affiancamento alla MT all’interno dei propri contesti di cura. Interventi multidisciplinari in cui ciascuno, nello svolgimento del proprio ruolo, è entrato in contatto più o meno diretto con la MT, rimanendone coinvolto, come accaduto a proposito del centro diurno anziani fragili Alberto Sordi, la cui responsabile, la pedagogista Francesca Lospoto, ha condiviso la soddisfazione per un percorso di crescita, professionale e umana, sviluppatosi nell’arco di otto anni, che ha chiamato in causa operatori, educatori, musicoterapeuti, ma soprattutto gli stessi anziani del centro, partecipanti alle sedute di MT, sempre più consapevoli e competenti. Una maturazione che ha portato al desiderio di mettere in comune le proprie osservazioni con altri centri, nello specifico le ASL di Trapani e Marsala, per poter avviare uno studio multicentrico e rendere sempre più rigoroso il proprio lavoro d’equipe. Di altro taglio, che potremmo definire più umanistico, è stato invece l’intervento della dott.ssa Silvia Ragni, psicologa, psicoterapeuta e musicoterapeuta, referente del centro Alzheimer fondazione sanità e ricerca di Roma, in cui protagonista è stato, anche per il pubblico del convegno, il violino suonato dal vivo dalla musicoterapeuta Giada Rizqallah, che proponendo l’ascolto di specifici frammenti musicali, diventa strumento privilegiato per stimolare la verbalizzazione dei vissuti personali da parte dei pazienti con Alzheimer partecipanti alla seduta. La dott.ssa Mariarosaria Gilio, psicoterapeuta presso la casa di accoglienza per migranti sanitari “CasAmica” di Roma, ha portato all’attenzione del pubblico questo peculiare contesto, in cui i bisogni delle persone sono i più svariati, poiché si parla a volte di interi nuclei familiari costretti a trasferirsi lontano da casa per permettere a un proprio caro di curarsi. Qui la MT si pone a volte come luogo alternativo in cui far emergere vissuti e stati d’animo attraverso il suonare o il cantare in gruppo, offrendosi a volte come supporto alla terapia di sostegno verbale offerto dalla psicologa, a volte come spazio di ascolto, accoglimento e relazione reciproca a favore sia di persone con specifiche patologie, sia dei loro accompagnatori. Queste ultime presentazioni in ambito socio-sanitario, rispetto a quanto proposto precedentemente, hanno offerto un’altra faccia della MT e dell’umanizzazione della cura, evidenziando modalità d’intervento più improntate agli aspetti psicosociali della persona.

Uno spazio a sé occupano le presentazioni con cui si è conclusa la prima parte del convegno. La dott.ssa Giorgia Mari, logopedista e musicoterapeuta presso il Policlinico Universitario Fondazione Gemelli, ha descritto i principi e le applicazioni della Neurologic Music Therapy (NMT), mettendo in evidenza, anche mediante l’uso di filmati esplicativi, un altro approccio musicoterapeutico evidence-based, che utilizza la musica all’interno di specifici protocolli d’intervento finalizzati alla riabilitazione delle funzioni cognitive, linguistiche e motorie. Il prof. Filippo Giordano, docente al Conservatorio dell’Aquila e musicoterapeuta presso il policlinico di Bari, ha infine concluso la mattinata con un intervento, forzatamente rapido, ma molto efficace, sull’applicazione della MT in oncologia, focalizzato sulla centralità e unicità del paziente oncologico cui corrisponde l’unicità della scelta che il musicoterapeuta compie sul piano metodologico e nell’uso di determinate tecniche. La MT è sempre e comunque centrata sui bisogni della persona e, a proposito di umanizzazione della cura, questo suo aspetto è emerso con estrema chiarezza da tutte le relazioni presentate al convegno. Questa multidimensionalità nei bisogni dell’utenza, può richiedere l’adozione di precise procedure come avviene in una UOC di emodinamica o con la NMT, oppure sollecitare una risposta che deve adeguarsi con flessibilità alla specifica situazione, integrando elementi differenti, che nel rispetto della centralità della persona, tengano conto dell’ambiente sonoro ed emotivo in cui la seduta si sviluppa o delle particolari necessità richieste dal personale sanitario o dall’esecuzione di determinate procedure.
La sessione pomeridiana del convegno si è sviluppata attraverso tre temi completamente diversi fra loro, ma che hanno consentito ai presenti di ricevere un quadro complessivo più che approfondito sull’uso della musica e della musicoterapia e su ciò che le differenzia quando si parla di cura della persona. La prima relazione ha riguardato la MT nell’autismo e nelle neurodivergenze in età evolutiva, tenuta dal musicoterapeuta e psicologo dell’Università di Trento Stefano Cainelli. Questa, soprattutto rispetto al tipo di presentazioni che lo avevano preceduto, ha aperto una finestra su un argomento inaspettato e apparso forse troppo specialistico, che tuttavia proprio perché ritagliato all’interno di uno spazio e di un tempo dedicato, ha suscitato molto interesse tra i presenti tra i quali tra gli altri, anche molti insegnanti di sostegno. È stato descritto lo sviluppo del percorso di un gruppo di ragazzi, poi adolescenti, con disturbo dello spettro autistico, a partire dai primi laboratori di MT concepiti in gruppi ristretti di massimo tre elementi nel rispetto delle peculiari difficoltà di ciascuno, fino alla realizzazione di una vera e propria band. Il tutto si è costruito attraverso un processo graduale che ha previsto l’inserimento dei ragazzi all’interno di gruppi sempre più numerosi. L’esperienza della MT si è mostrata quindi utile nel mediare la comunicazione, regolare le emozioni, favorire l’interazione, permettendo a questi ragazzi di superare la condizione di isolamento e di ritrovarsi parte di un gruppo musicale, realizzando un’esperienza d’inclusione sociale, capace di sostenerli anche “a distanza” durante il lockdown, come mostrato nel bellissimo video di chiusura dell’intervento.

La prof.ssa Marzia Zingarelli del Conservatorio di Alessandria, ha aperto la sezione dedicata alla formazione e all’avvio dei primi dottorati di ricerca in MT. Alla sua relazione ha fatto seguito uno stimolante intervento sulla professione del musicoterapeuta, da parte di Paola Binetti, professore emerito dell’Università Campus Bio-Medico. È stata dunque aperta una seconda finestra sulla formazione e sulla professione del musicoterapeuta. Argomento importante, data la presenza nel pubblico di medici, infermieri, psicologi e molte altre figure professionali, che troppo spesso non sanno come si sia formato un musicoterapeuta, quali siano le sue competenze e in cosa si differenzia da un qualsiasi musicista che magari suona un proprio repertorio in un contesto di cura a beneficio dei pazienti presenti. È stata dunque una preziosa occasione per fare il punto della situazione considerati i 5 anni già trascorsi dal D.M. del dicembre 2021 che ha portato alla nascita dei bienni di II livello in teoria e tecnica della MT presso alcuni Conservatori italiani. A favore dei tanti professionisti presenti non necessariamente informati nel merito, è stata dunque descritta la qualità multidisciplinare della formazione del musicoterapeuta ormai istituzionalizzata e per quanto possibile uniformata, essendosi sviluppata sul modello del sistema formativo europeo, in una prospettiva di adeguamento che necessariamente deve partire da una formazione condivisa. Da questo punto di vista, sebbene il DM sia essenzialmente volto a definire un piano formativo organico, rappresenta il primo passo necessario per immaginare il futuro del professionista della MT, soprattutto nell’ipotesi di un suo inquadramento contrattuale nell’ambito di istituzioni pubbliche o private, aspetti che non possono prescindere da una formazione di base condivisa sia sul piano nazionale che europeo. In tutta onestà, dovremmo dire che ancora molto c’è da fare in questo senso, e che ci vorrebbe forse un convegno dedicato per fare quanto meno la necessaria chiarezza rispetto alla presenza delle scuole private, alla fioritura di corsi online sulla MT e al loro ruolo all’interno di questo quadro descritto dalla Zingarelli. Quadro che si è definito in tempi tutto sommato recenti e che evidentemente non è così conosciuto alla maggioranza delle persone che a vario titolo sono interessate alla MT o debbano interfacciarsi con essa. Resta per esempio da chiarire come vadano inseriti in questo quadro i tanti esperti e rispettabili musicoterapeuti che non hanno avuto la fortuna di poter usufruire della formazione ora diventata accademica, ma che per moltissimi anni hanno applicato e anche insegnato la MT formandosi all’interno di corsi privati e la cui preparazione, nonché esperienza di MT applicata, andrebbe verificata e riconosciuta in qualche modo, per essere equiparata a quella accademica attualmente ammessa sul piano istituzionale. È anche questo il contenuto del discorso fatto dalla Prof.ssa Binetti, che dopo aver sottolineato al termine dei tanti interventi che l’avevano preceduta la particolarità della MT come intervento di supporto non farmacologico e preziosa modalità di cura del paziente nelle sue mille sfaccettature, ha giustamente evidenziato l’immobilità da parte dei professionisti della MT rispetto alla volontà di trovare una collocazione riconosciuta e soprattutto riconoscibile, all’interno delle più svariate strutture, sanitarie e non, presso cui la presenza della MT potrebbe essere un elemento di grande valore e sostegno, relativamente economico, che tuttavia fatica a essere vista e inquadrata da un punto di vista contrattuale. È necessario che il datore di lavoro sia messo nelle condizioni di superare la pratica dei progetti a termine, delle collaborazioni non meglio definite e abbia un chiaro riferimento giuridico per inserire la figura del musicoterapeuta all’interno del proprio organigramma. La relazione si è conclusa con un invito, soprattutto ai giovani musicoterapeuti, a darsi da fare in tal senso, ed è indubbio che sebbene il convegno abbia evidenziato la bellezza, la grande versatilità e utilizzabilità della MT, come sottolineato dalla stessa Binetti, c’è ancora tanta strada da fare perché questa disciplina possa entrare all’interno dei luoghi di lavoro dalla porta principale.

La terza e conclusiva finestra del pomeriggio, si è aperta su un argomento non meno importante riguardante la realizzazione di eventi musicali all’interno di luoghi di cura. È questa una diffusa e consolidata consuetudine che si realizza in molti ospedali, così come in RSA, hospice, centri diurni e quant’altro. Sono stati presentati nello specifico due progetti che curano parallelamente la presenza sia della musicoterapia che l’organizzazione di eventi musicali tenuti da musicisti volontari, che offrono le proprie capacità e il proprio tempo, singolarmente o in gruppo, a beneficio dell’utenza che frequenta a vario titolo il luogo di cura che li ospita. I due progetti sono quello di “Musica in campo”, curato dalla musicoterapeuta Mariolina Rossi, presente dal 2017 all’interno del Campus Bio Medico di Roma e quello di C(u)ori in Corsia Onlus, attivo dal 2020 presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, della cui gestione e organizzazione si occupa Adriano Mastrolorenzo chitarrista e musicoterapeuta presso lo stesso ospedale. Il Maestro Ruggiero Sfregola violinista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha raccontato la sua esperienza di musicista volontario, particolarmente all’interno del progetto “Musica in Campo”. Ha parlato dell’importanza di suonare di fronte a un pubblico insolito, da cui non aspettarsi l’applauso, sottolineando il valore di trasmettere questa esperienza ai musicisti più giovani, aiutandoli a suonare senza pensare alla performance fine a se stessa, ma tenendo in conto delle particolari relazioni che si creano fra il musicista e questo pubblico così particolare. Mastrolorenzo ha descritto l’organizzazione di C(u)ori in Corsia, sottolineando l’importanza che questi progetti in cui è attiva la MT, siano coordinati se non addirittura condotti in ogni passo, da un musicoterapeuta che sappia gestire le situazioni evitando di creare sovrapposizioni e confusioni fra le due modalità, sostanzialmente molto diverse, di portare la musica all’interno dei luoghi di cura. È stata sottolineata la differenza fra il portare un proprio repertorio e farlo ascoltare a chi lo desidera, promuovendo benessere e l’intervenire utilizzando il suono e la musica in maniera mirata e sistematica all’interno di un processo di cura come avviene nella MT. Un ulteriore contributo in tal senso è stato dato dall’intervento del Maestro Colonnello Massimo Martinelli, direttore della Banda dell’Arma dei Carabinieri, che ha raccontato aneddoti ed episodi legati alla sua esperienza. La banda dell’Arma infatti svolge costantemente attività nei luoghi di cura, in ospedali e strutture riabilitative, portando distrazione e sostegno attraverso la musica nell’ambito di eventi che sono ovviamente momenti di spettacolo finalizzati spesso alla solidarietà verso le persone più fragili come avvenuto presso l’Istituto per la riabilitazione e l’inclusione di persone con disabilità “Leonarda Vaccari” di Roma o con i bambini dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

A conclusione dell’intera giornata si è svolto il concerto della Formazione Cameristica della Banda dell’Arma dei Carabinieri, costituito dal quartetto di saxofoni, normalmente impegnato nelle esecuzioni dell’orchestra completa, che ha eseguito musiche di diversi stili e generi a partire dal Concerto Grosso n.1 “Palladio” (1995) di Karl Jenkins, per proseguire con musiche di George Gershwin, Aldemaro Romero e Ennio Morricone.
