DANIELA GIORDANO. INTERDISCIPLINARIETÀ E INTERNAZIONALIZZAZIONE AL POLITECNICO DELLE ARTI DI BERGAMO

di Piero Chianura

Tra i progetti finanziati dall’Unione Europea tramite i fondi NextGenerationEU – PNRR attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), la cui conclusione era prevista per il mese di marzo di quest’anno e da poco prorogato a fine giugno, c’era anche INPA – International Network of the Polytechnics of the Arts, coordinato dal Politecnico delle Arti di Bergamo in qualità di capofila. Il progetto aveva l’obiettivo di istituire e consolidare un network internazionale d’eccellenza, finalizzato all’innovazione della didattica artistica attraverso l’implementazione di pratiche interdisciplinari, in particolare tra arti musicali e arti visive, che trovano una sintesi istituzionale proprio nel modello del Politecnico delle Arti di Bergamo, ente nato dalla fusione tra il Conservatorio Gaetano Donizetti e l’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara. Lo scorso 12 febbraio, giorno di presentazione degli esiti espositivi e performativi della ricerca, abbiamo incontrato la direttrice del Politecnico, Daniela Giordano, e le abbiamo chiesto come si è articolato Interscape, restituzione del progetto INPA, il cui termine riflette la fusione tra le dimensioni dell’Internazionalizzazione e dell’Interdisciplinarietà applicate all’indagine sul paesaggio.

Daniela Giordano, direttrice del Politecnico delle Arti di Bergamo (foto: Samuele Romano).

MusicEdu A proposito del bando ministeriale del luglio 2023 che ha assegnato le risorse del PNRR alle AFAM per i progetti di internazionalizzazione, a cui fa riferimento anche il vostro INPA, altri conservatori e accademie artistiche che hanno aderito hanno faticato molto a gestire gli aspetti burocratici e amministrativi, perché le AFAM non hanno la stessa familiarità delle università con i bandi internazionali.
Daniela Giordano Naturalmente anche noi abbiamo dovuto fare i conti con una burocrazia e una serie di richieste da parte del bando che ci ha obbligati a lavorare moltissimo. Ma, scherzandoci su, potrei dire che ho acquisito così tanta esperienza nel preparare e caricare tutta la documentazione in piattaforma, che potrei aprire un’agenzia di consulenza per bandi europei! A parte gli scherzi, ricordo che quando era uscito il bando io ero stata eletta da pochi mesi e ho pensato che, come primo Politecnico in Italia, non potevamo non raccogliere questa sfida. E così abbiamo cercato un quid originale per un progetto di internazionalizzazione. L’idea è stata quella di raccontare il Politecnico delle Arti attraverso i punti di contatto, ma anche di contrasto tra le arti visive e le arti musicali sul tema della composizione. La nostra esperienza di ente di formazione ci dice che la grande differenza oggettiva tra le due arti è proprio nell’approccio didattico. In noi musicisti è più presente la componente performativa, mentre nelle arti visive è più presente la componente di ricerca e di pensiero che porta poi alla realizzazione dell’opera. Semplificando, si potrebbe dire che è la ragione per cui loro hanno molti corsi teorici e noi invece pratici. Così abbiamo affrontato questo tema raccontando prima la mission del Politecnico delle Arti di Bergamo, capofila del bando, e successivamente quella delle altre realtà AFAM italiane che sapevo essere interessate a collaborare con noi: l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio Cherubini e l’ISIA Design di Firenze federati in un politecnico con un protocollo di intesa; l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio Verdi di Ravenna che hanno adottato una formula simile a quella di Firenze; l’Accademia di Belle Arti Albertina e il Conservatorio Verdi di Torino, anch’essi federati e l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. La partecipazione di istituzioni internazionali invece ha visto coinvolti alcuni modelli di realtà con cui eravamo già in contatto: l’Università di Granada, il TAI Scuola delle Arti di Madrid e la Scuola di Musica Reina Sofia di Madrid; l’Accademia delle Arti di Novi Sad e, grazie a un contatto del nostro coordinatore Umberto Pedraglio, la Hochschule di Lucerna (HSLU DFK). Sono stati loro i protagonisti del convegno internazionale del 13 febbraio scorso “Politecnici e Università delle Arti. Modelli di interdisciplinarità a confronto” in cui abbiamo affrontato i diversi modelli istituzionali e gestionali, individuando anche punti di forza e di debolezza delle realtà italiane. Si sa che all’estero le università delle arti sono già una realtà molto diffusa in tanti Paesi, dove la formazione è a 360° e coinvolge musica, arti visive, teatro, danza e architettura, tutte viste come sfumature dell’espressione artistica. Da noi ci sono differenze importanti perché, per esempio, il nostro Politecnico è un unico ente, con un’unica governance e un’unica gestione, mentre per quanto riguarda Firenze, per esempio, ci sono tre entità che condividono progetti comuni, ma con gestioni separate. È stato interessante confrontarci con quelle europee, che sono già più avanti come modello di ente di formazione, per capire cosa possiamo attingere da loro.

MusicEdu Come era articolato Interscape, restituzione del progetto INPA?
Daniela Giordano Il progetto, che prevedeva vari work packages, è cominciato nella primavera del 2025 con la prima fase, un comitato “di pensiero” che ha definito il tema su cui lavorare, cioè quello del paesaggio, un tema abbastanza trasversale che si prestava a essere esplorato e raccontato in varie forme artistiche. Nel luglio del 2025 abbiamo organizzato poi la Summer School Internazionale, seconda fase del progetto in cui tutti i partner sono stati coinvolti per una decina di giorni a Bergamo in sessioni intensive con una serie di artisti, tra compositori e artisti visivi, insieme ad alcuni intellettuali, che hanno anche condiviso momenti di riflessione sul tema del paesaggio da vari punti di vista: sonoro, visivo, antropico, naturale, storico e futuro. È stato molto interessante il focus proposto dall’artista Brandon LaBelle sui party, come momento conviviale da cui possono scaturire vari aspetti artistici e sonori. La terza fase, tra ottobre 2025 e gennaio 2026, è stata l’Autumn School in cui i compositori hanno avuto modo di confrontarsi con altri artisti in nuovi gruppi di lavoro. Qui è partita la fase creativa di produzione delle opere dei ragazzi con deadline a dicembre in preparazione del Tono Festival 2026, come restituzione del progetto. Le opere sono state curate e selezionate dai coordinatori Fabian Panisello e Umberto Pedraglio per l’area musicale, e Riccardo Benassi, Simone Bertuzzi, Daniele Maffeis, Stefano Romano e Bianca Trevisan per l’area arti visive. Per dare visibilità alla restituzione abbiamo investito molto sulla comunicazione, anche attivando scambi con riviste specializzate e aprendo il sito Interscape.it per documentare i contenuti del progetto, comprese le 31 opere realizzate dagli studenti. 

Interscape: un momento del concerto di restituzione diretto dal Maestro Umberto Pedraglio

MusicEdu Il Tono Festival, in realtà, esisteva già.
Daniela Giordano Il Tono Festival ha l’anzianità del mio mandato perché l’ho inaugurato nel 2024 appena mi sono insediata come direttrice. È un festival nato per raccontare il Politecnico delle Arti e siccome il nostro è un ente di formazione e di produzione artistica, ma anche di ricerca, la sfida è quella di sviluppare anche questo ambito in modo che i dottorati di ricerca entrati anche nelle istituzioni AFAM vincano la sfida futura del giusto riconoscimento, visto che si dice sempre che la ricerca scientifica ha dei parametri che la rendono misurabile mentre la ricerca artistica prevede dinamiche emotive che rendono difficile codificarla attraverso parametri di valutazione. Però quest’anno abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca ed ero molto curiosa ed emozionata di vederne e ascoltarne i risultati.

MusicEdu Una volta portato a termine il progetto legato al bando di internazionalizzazione delle AFAM, riuscirete a dare seguito all’esperienza degli studenti consentendo loro di proseguire nella collaborazione interdisciplinare all’interno del normale percorso di studi accademico?
Daniela Giordano A prescindere dall’aspetto gestionale, burocratico che ha rappresentato comunque una novità, dal punto di vista dei contenuti secondo me era già intrinseca nel nostro Politecnico l’interdisciplinarità. Il progetto ha probabilmente tirato fuori qualcosa che in noi già c’era e mi riferisco alla volontà di condividere e collaborare soprattutto sull’arte contemporanea, dove non ci sono perimetri e confini.

MusicEdu Quindi mancavano solo le risorse economiche per attivare queste collaborazioni soprattutto a livello internazionale? 
Daniela Giordano Le risorse ma soprattutto il tempo, considerato poi che musicisti e artisti visivi hanno tempi molto diversi. Eravamo partiti con la formazione condivisa, quindi: corsi in comune, studenti musicali che seguono corsi di storia dell’arte e studenti dell’accademia che seguono corsi di sound design ecc. E invece è stata soprattutto la fase di ricerca e produzione a essere condivisa, con tutte le componenti della formazione artistica in gioco per spingere l’idea del Politecnico delle Arti all’ennesima potenza. Nella fase di produzione abbiamo scoperto che, anche se le due anime hanno tempi diversi, è comunque necessario lavorare insieme. Non si può ciascuno fare la propria parte e poi metterle insieme l’una con l’altra. Questo è proprio il valore aggiunto del Politecnico, perché se pensiamo ai festival, alle produzioni e alle grandi stagioni in cui si fa contaminazione, per esempio, alla collaborazione interdisciplinare ci si arriva dopo, è un po’ costruita sulla performance, ma non progettata e lavorata insieme dall’inizio del percorso. 

Gli studenti che hanno realizzato le opere per l’esposizione di Interscape.

MusicEdu Dal punto di vista del networking internazionale cosa vi resta di questa esperienza?
Daniela Giordano Il PNRR ci ha consentito di avere delle risorse economiche per poter far lavorare i ragazzi attraverso le residenze, ma con le istituzioni partner avremo comunque degli agreement con i quali, anche con l’Erasmus e la mobilità internazionale, potremo mantenere i contatti. Poi io sono convinta che in qualunque forma di arte la relazione è la ricchezza più grande. Quindi il fatto che un artista del Conservatorio di Parigi o di Madrid si sia interfacciato con uno studente di Bergamo ha creato comunque una relazione che potrà crescere innescando delle opportunità anche anni dopo. La relazione come opportunità non è una cosa scontata. Dal punto di vista delle risorse disponibili, invece, il Ministero ha comunque istituito bandi che consentono di supportare i dottorati di ricerca e, avendo noi stipulato molti agreement, penso che si creerà un meccanismo virtuoso di riconoscimento che ci consentirà di implementare anche questo aspetto. Alcuni dei bandi precedenti, come quello sul benessere psicologico degli studenti, per esempio, credo che verranno assorbiti e canalizzati dal Ministero su azioni che mettano al primo posto i ragazzi e la loro formazione reale.

MusicEdu Sappiamo che tutti i direttori AFAM impegnati in questo bando hanno avuto dei formidabili docenti che sono stati il vero motore del loro progetto. In chiusura ti chiederei di fare qualche nome che pensi di dover ringraziare.
Daniela Giordano Anzitutto il mio omologo dell’Accademia di Belle Arti, il professor Ettore Favini, che in realtà è entrato in carica nell’ultima fase del progetto, ma mi è stato molto vicino. Poi i tre pilastri del progetto Interscape: Umberto Pedraglio, responsabile produzione e coordinamento musicale, Bianca Trevisan, Project manager e Coordinamento scientifico nonché programmatrice e supervisor generale, Daniele Maffeis, Vice project manager e responsabile del coordinamento arti visive. Ma il gruppo dei collaboratori importanti comprende tutti i visiting professor e tutti coloro che hanno partecipato alla Summer School e all’Autumn School. Molti docenti hanno voluto partecipare anche per vedere un po’ i frutti di quello che avevano seminato.

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