ALESSANDRO CORBELLI. FIATO E PRONUNCIA, LE BASI DEL CANTO LIRICO

di Piero Chianura

Tra le numerose masterclass organizzate dall’Accademia Lirica Cantoalato in collaborazione con Ottavanota di Milano (www.ottavanota.org), ci ha incuriosito quella del baritono lirico Alessandro Corbelli, professionisita apprezzato per la sua capacità di tenere la scena con grande personalità, divertendo il pubblico quando impegnato nel repertorio comico-brillante e capace di commuoverlo nei passaggi più toccanti. 

La sua masterclass, rivolta a cantanti studenti già attivi professionalmente, si è tenuta dal 15 al 19 settembre presso l’auditorium Ottavanota di Milano, finalizzata alla rappresentazione in pubblico delle arie e delle scene d’insieme salienti delle due opere Don Pasquale di Donizetti (edizione Ricordi) e Le nozze di Figaro di Mozart (Edizione Bährenreiter). In occasione di una delle giornate di incontro lo abbiamo intervistato per conoscere il suo approccio all’insegnamento del canto lirico.

MusicEdu Quali erano gli obiettivi didattici della masterclass organizzata presso Ottavanota?

Alessandro Corbelli L’obiettivo proposto dal maestro Gioele Muglialdo, direttore artistico delle masterclass, era quello di preparare Le Nozze di Figaro di Mozart e il Don Pasquale di Donizetti, per il programma di un concerto da tenere alla fine della masterclass. Dopo il primo giorno dedicato alla conoscenza delle voci, nei quattro giorni successivi abbiamo lavorato sulle opere assegnando prima di tutto i ruoli agli allievi, alcuni dei quali hanno dovuto coprire più ruoli. Quando ho potuto, ho lavorato anche sull’impostazione vocale e sulla produzione del suono in generale. La qualità degli allievi era però molto eterogenea. Alcuni erano pronti per il palcoscenico, altri no perché non hanno ancora a fuoco le proprie caratteristiche vocali, altri ancora non sapevano ancora leggere bene la musica. Nel poco tempo a disposizione di una masterclass occorre essere flessibili per riuscire a dare qualcosa a ognuno, ciascuno per il proprio livello. Io non giudico mai un ragazzo rispetto agli altri ma in base ai progressi che fa individualmente.

MusicEdu Quali caratteristiche hanno in generale i giovani aspiranti cantanti lirici in considerazione anche del fatto che hanno provenienza geografica molto diversa?

Alessandro Corbelli Hanno tutti un po’ troppa fretta. Il nostro è un lavoro di tipo artigianale che richiede calma, concentrazione e al tempo stesso determinazione. La locuzione latina festina lente, affrettati lentamente, è un po’ il mio motto.

MusicEdu C’è stato un momento nel passato in cui l’insegnamento del canto lirico, al pari di quello pop e jazz, ha vissuto un momento di iper-tecnicismo che ha mortificato l’aspetto espressivo?

Alessandro Corbelli Purtroppo è avvenuto il contrario. Fatte le dovute eccezioni, pochi insegnanti hanno dato importanza al lato tecnico privilegiando invece l’aspetto interpretativo. Cosa che, se lo strumento non è pronto, è difficile fare, perché si rischia di prendere difetti o si tende a imitare dei modelli. Migliorare tecnicamente significa studiare lo strumento voce che è dentro di noi, e che a volte non è facile riconoscere. Il canto è una disciplina affine allo yoga perché si basa essenzialmente sulla respirazione e soprattutto sull’espirazione che per noi è l’emissione, il momento decisivo in cui si canta. Per esempio, il termine “appoggio” che noi usiamo nel gergo del canto lirico, in realtà è il raggiungimento di un equilibrio tra la colonna d’aria erogata e la risposta delle corde vocali per ciascun suono. Quando si raggiunge questo equilibrio si sta bene, non si fa fatica e non si usano trucchi. Se uno tratta il fiato come un sospiro, il sospiro è sempre espressivo. Fiato e pronuncia sono alla base del canto. Una volta conosciuto questo principio, ognuno può lavorare su se stesso, possibilmente con una guida che controlli la corretta emissione del suono, per poi lavorare anche sull’espressività. C’è poi chi questa espressività la raggiunge abbastanza in fretta o anche subito perché ha talento musicale o scenico. C’è invece chi fa fatica o lo raggiunge più lentamente solo con grande applicazione. 

MusicEdu Cosa tiene ancora vivo il canto lirico, che continua a celebrare se stesso in modo apparentemente immutevole? Il cantante ha sempre lo stesso libretto e la partitura di riferimento su cui non ha molti margini per interpretare a suo modo.

Alessandro Corbelli I margini ci sono, anche se noi abbiamo ciò che io chiamo la “gabbia felice” data dal libretto e dalla musica. Tutto è datato, ma non dobbiamo dimenticare che quando le opere sono nate erano moderne e sta a noi dare ogni volta nuova vita a quelli che nella maggior parte dei casi sono capolavori scritti da geni. La musica colta ha una vocalità molto speciale, in cui dobbiamo produrre dei suoni che passano l’orchestra per arrivare direttamente al pubblico. Questa è anche l’emozione della nostra professione: produrre da noi stessi un suono amplificato naturalmente e correttamente proiettato. 

MusicEdu Stiamo parlando di uno strumento che si è evoluto proprio in considerazione di come è cambiata l’orchestra. Dagli ensemble ridotti del Seicento alle grandi orchestre del Ottocento e del  Novecento, l’impostazione vocale è cambiata molto e in chiave sempre più intensa e ricca di armonici.

Alessandro Corbelli Sì, ed è anche un po’ il compito del direttore d’orchestra quello di cercare di lasciare spazio alle voci belle, timbrate ma magari meno estentoree, cercando di limitare le sonorità dell’orchestra.

MusicEdu Pochi allievi hanno poi la possibilità di provare fin dall’inizio la propria voce con alle spalle un’orchestra. Come possono misurare la propria capacità di “bucare” l’orchestra studiando con il solo pianoforte?

Alessandro Corbelli Sta all’abilità dell’insegnante cercare di riconoscere le voci che hanno armonici sufficienti a passare l’orchestra. Certo, se si prova sempre all’interno di una piccola stanza non è possibile comprenderlo. 

MusicEdu Però se l’insegnante ha molta esperienza di palcoscenico come nel suo caso, è più facile avere memoria delle voci più adatte…

Alessandro Corbelli Non è sempre facile, perché le stesse voci si comportano diversamente. Ho lavorato tempo fa con un ragazzo bravissimo che da vicino faceva una certa impressione, mentre da lontano non era ancora maturo per l’orchestra. E quel ragazzo doveva lavorare di più sul timbro.

MusicEdu Quanta consapevolezza hanno i ragazzi degli aspetti acustici della loro voce?

Alessandro Corbelli Molto poca in generale, perché non sono abituati a trattare la voce come uno strumento. Cantano le arie e pensano ai ruoli con la fretta di calcare il palcoscenico e di guadagnare. Io li capisco, perché ho cominciato molto giovane, lavorando quasi subito. Devo però dire che una scuola seria di strumento della durata dei classici 5 anni sarebbe proprio indispensabile. 

MusicEdu Si è mai misurato con un repertorio contemporaneo?

Alessandro Corbelli Sì, soprattutto all’inizio. In RAI mi chiamavano spesso per sostenere parti in opere contemporanee e moderne. Ultima fra tutte è stato il Rake’s Progress (La Carriera di un Libertino) di Stravinskij. In generale, l’opera contemporanea è una grande esperienza dal punto di vista musicale e teatrale, ma dal punto di vista vocale è molto pericolosa, perché sottopone spesso la voce a sbalzi che, se non si è padroni del proprio strumento, può creare dei problemi. Bellini, Puccini o Verdi scrivevano consapevolmente per la voce e lo facevano per le voci che avevano a disposizione o, per lo meno ci pensavano. Solo in un secondo tempo Verdi cominciò a scrivere pensando prima ai ruoli e cercando poi la cantante o il cantante adatti a quei ruoli. 

MusicEdu Quanto l’hanno aiutata i suoi studi di filosofia nell’attività di cantante lirico?

Alessandro Corbelli Mi hanno lasciato la capacità di leggere un testo. E poi leggo ancora testi di filosofia… mi aiutano a trovare i miei equilibri. 

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