SAINT LOUIS – COLLEGE OF MUSIC. ALTA FORMAZIONE INTEGRATA. INTERVISTA A STEFANO MASTRUZZI
di Piero Chianura
Fondato nel 1976, Saint Louis College of Music è il primo istituto di Alta Formazione Artistica Musicale in Italia. Dal 2012 è autorizzato dal Ministero dell’Università e della Ricerca al rilascio di Diplomi Accademici di I e II livello equivalenti a laurea magistrale specialistica, in Jazz, Pop & Songwriting, Composizione, Film Scoring e Musica applicata, Musica classica, Musica elettronica e Tecnico del suono. L’offerta formativa del Saint Louis è garantita da oltre 160 docenti dislocati nelle sedi di Roma e Milano, e copre l’intera filiera della produzione musicale, dalla performance alla composizione, dalla tecnologia del suono alla musica applicata, all’audiovisivo. Per accompagnare gli allievi nella loro attività professionale, la scuola ha creato un’agenzia artistica (Saint Louis Management), due etichette discografiche (Jazz Collection e Urban 49) e un centro di produzione artistica, con l’obiettivo di accompagnare i musicisti emergenti nel passaggio al mondo del lavoro, promuovendone i progetti attraverso concerti, festival e live club in tutta Italia.
CEO di Saint Louis è Nicola Cirilli mentre il Direttore è Stefano Mastruzzi. Sotto la sua guida l’istituzione ha conosciuto una crescita straordinaria, passando dai 90 studenti del primo anno del suo insediamento, il 1998, agli oltre 1.800 iscritti annuali, provenienti da tutto il mondo. Lo abbiamo intervistato durante una visita alla sede milanese del SLCM, parte nell’hub educativo di Plena Education che riunisce 7 scuole di alta formazione impegnate nelle discipline in cui il nostro Paese eccelle.

MusicEduNegli ultimi anni, quali nuove direzioni ha intrapreso il SLCM?
Stefano Mastruzzi Anche se sostenere la normale attività didattica è già molto impegnativo, penso sempre che ci si debba adattare ai tempi che cambiano aprendo nuove strade, sia nell’ambito della didattica che nella produzione. Tra le attività degli ultimi anni, la più significativa è stata quella legata ai fondi del PNRR destinati all’internazionalizzazione delle istituzioni di alta formazione. Il progetto che abbiamo ideato è stato quello di realizzare otto residenze artistiche affiancando otto conservatori esteri a otto italiani. In pratica abbiamo ospitato alcuni studenti provenienti da queste realtà estere in otto residenze, all’interno delle quali sono stati coinvolti in totale 120 giovani artisti tra musicisti, danzatori, visual artist, fotografi ecc., con l’obiettivo di progettare otto performance originali multidisciplinari in soli 15/20 giorni. Si trattava di sperimentare e creare insieme una performance partendo da zero documentando tutto il processo creativo con l’aiuto di una casa di produzione cinematografica. Il progetto è diventato così una docu-serie di 16 episodi per Raiplay. Quindi non abbiamo solo dato visibilità ai ragazzi, ma anche al loro processo di produzione di una performance. Il titolo dato alla docu-serie è stato Playing Memories perché si trattava di mettere in scena delle performance multidisciplinari a partire da opere del repertorio italiano di qualunque natura; poteva essere un brano di Vivaldi, come una canzone di Vasco Rossi, ma anche di compositori di musica contemporanea come Luigi Dalla Piccola.
MusicEdu La vostra declinazione della richiesta di internazionalizzazione da parte del bando è stata molto originale, in effetti.
Stefano Mastruzzi Avevo ragionato molto sulle parole di questo bando, il cui obiettivo era internazionalizzare e arrivare a più persone possibili nel mondo per far conoscere il repertorio italiano. Molte istituzioni hanno ovviamente pensato di promuovere il repertorio italiano attraverso festival e concerti, ma in questo modo si arriva a un numero di persone comunque limitato. Perciò mi sono chiesto: “cos’è che guarda un ragazzo di oggi?” E la risposta è stata: “le serie televisive!”. Allora ho pensato di realizzare una docu-serie che raccontasse quello che avviene davvero quando si progetta uno spettacolo. Non c’era niente di scritto, non c’erano copioni né attori. Avevamo a disposizione un cast di ragazzi che stavano creando con l’aiuto di nostri tutor e anche qualche nome famoso, e li abbiamo seguiti passo passo a ogni residenza artistica per raccontare il loro percorso creativo, non le loro storie personali. Le loro crisi artistiche, le loro prove e la loro tensione verso il bello… tutto documentato in questi 16 episodi. Ogni due episodi cambiava tutto il cast artistico, così tutti e 120 i ragazzi hanno avuto l’opportunità di misurarsi all’interno di questo progetto avendo anche una grande visibilità perché siamo andati comunque su una piattaforma di streaming internazionale.

MusicEdu Parlando di attività didattica, anche la nuova sede di Milano è stata una novità recente.
Stefano Mastruzzi Tre anni fa abbiamo attivato una meravigliosa sede decentrata su Milano, una città che è un centro importante di produzione, specialmente di musica pop ed elettronica in cui sono attivi producer, tecnici del suono e case discografiche. Perciò abbiamo attivato corsi per la formazione di producer insieme ai corsi di tecnico del suono e di musica applicata, al servizio o comunque coordinata con altre discipline artistiche a altre forme di comunicazione, dal cinema al teatro, la danza, fino ai videogame, un settore importante dove alcuni ragazzi trovano la loro strada. Anche la sede di Milano è autorizzata a rilasciare diplomi, esattamente come il Saint Luis di Roma.
MusicEdu La definizione di “musica applicata” fa capire bene come la musica sia tutt’ora considerata un’arte al servizio delle altre discipline, nel bene e nel male. Anche nei progetti interdisciplinari, quella del musicista resta una figura fortemente specializzata a cui non vengono richieste altre competenze, per esempio nelle arti visive. Questo rappresenta un limite rispetto al nuovo modo di pensare i progetti artistici perché molti ragazzi oggi hanno una visione della loro vita che è già multidisciplinare, non specializzata, soprattutto perché stiamo parlando sempre più di producer e non di strumentisti tradizionali. Hai notato anche tu questo cambiamento nelle nuove generazioni?
Stefano Mastruzzi Hai centrato il tema perché ci saranno sempre ragazzi che studiano musica in maniera tradizionale, suonando la chitarra, la batteria ecc. Però anche a loro va data oggi una visione più ampia perché un musicista oggi deve imparare a fare altre cose oltre che suonare perfettamente il suo strumento. Deve imparare a scrivere una sigla e arrangiare e comporre una colonna sonora, perché comunque il suo lavoro sarà a più ampio spettro. In più oggi, a fianco di questi musicisti, ci sono quei ragazzi che seguono i corsi di musica applicata che hanno già questa visione più ampia, dove la musica è al servizio di altro, ma quell’altro non viene solo da altre persone, viene anche da loro stessi perché già pensano alla musica per un video, per un videogame, per una pubblicità e quindi l’elemento visivo non è un qualcosa di aggiuntivo, ma è qualcosa di integrante con cui si relazionano già mentre si formano. Anzi spesso sono loro stessi che devono ideare o comunque andare alla ricerca di filmati da sonorizzare. È quella stessa visione multidisciplinare che abbiamo cercato di raccontare con il progetto Playing Memories, dove ciascun musicista, ciascun danzatore, ciascun visual artist che partecipava alla residenza artistica agiva sempre in ottica interdisciplinare. Ognuno acquisiva una visione quasi da regista della performance e quindi gli si apriva la mente. Questi ragazzi hanno una formazione sicuramente molto attuale, molto adatta al tempo che stanno vivendo perché, quando terminerà il loro percorso formativo, dovranno essere pronti per il mercato del lavoro. Se non sarà così, l’istituzione avrà sbagliato qualcosa.
MusicEdu Questo implica anche che la stessa struttura della scuola debba adeguarsi dal punto di vista delle tecnologie, delle apparecchiature, degli strumenti e… anche dei docenti, verrebbe da dire.
Stefano Mastruzzi Questo è un tema centrale perché da un lato il docente, spesso per sua natura, è già portato ad aggiornarsi continuamente, ma in realtà le tecnologie si rinnovano così velocemente da rendere difficile l’aggiornamento dei docenti in carica. Così bisogna cercare qualcuno che sia già specializzato nella tecnologia più attuale e possa offrire una competenza aggiuntiva, senza però incappare nell’errore, purtroppo frequente nelle università, di insegnare una tecnologia che sarà già vecchia quando lo studente avrà terminato il percorso di studi. Allo stesso tempo, però, penso anche che non si debbano penalizzare i docenti meno aggiornati perché questi hanno il ruolo importante di portare avanti una storia, e dunque vanno affiancati al momento giusto con le nuove professionalità che si vanno a integrare. Sostituire il vecchio con il nuovo secondo me è sempre una scelta discutibile perché vanno sostenuti entrambi nel rispetto del lavoro di tutti, anche dello studente che deve poter avere il meglio sia dal docente che porta con sé la conoscenza del passato, sia dal docente che porta invece l’innovazione.
MusicEdu Per non cadere in una visione tecnocratica dell’insegnamento.
Stefano Mastruzzi Altrimenti diventiamo dei “manuali di istruzione di nuovi software” e per questo tipo di studio si possono usare dei tutorial online. L’alta formazione dovrebbe invece insegnare come utilizzare quei software per farne arte.
MusicEdu Rispetto alle vostre due sedi di Roma e Milano, quali differenze hai notato nel tipo di risposta del territorio, sia dal punto di vista degli studenti che del contesto lavorativo?
Stefano Mastruzzi Roma e Milano hanno delle specificità proprie dal punto di vista delle opportunità di lavoro. È il motivo per cui molti ragazzi di Milano vengono a Roma per studiare soprattutto jazz proprio perché la vita del Jazz a Roma è molto vivace. Non che non lo sia anche a Milano, ma a Milano ci sono delle eccellenze più evidenti nell’ambito dei music producer e della musica pop, perché è un po’ da lì che escono la maggior parte delle grandi produzioni. Peer quanto riguarda la relazione con il territorio, nei primi due anni di attività a Milano non potevamo ancora radicarci, mentre è proprio questo che fa la differenza. Il Saint Louis di Roma lo trovi dentro i club, nei festival, ovunque. Così anche a Milano abbiamo deciso di affidarci a una nuova collaboratrice che conosce molto bene il contesto milanese, Lina Romano. A lei abbiamo dato il compito di costruire una presenza sul territorio, attraverso una rete di musicisti, compositori e producer che rappresentano il nostro corpo docente e che possono aiutarci a essere presenti nei vari club di Milano e dintorni, partecipando anche alle iniziative del Comune di Milano come i prossimi concerti estivi del Castello Sforzesco, per esempio.

MusicEdu I comportamenti e gli interessi delle nuove generazioni di musicisti presentano molte differenze che andrebbero studiate meglio, ma c’è comunque un gap tra insegnamento e aspettative degli studenti che vuoi mettere in evidenza?
Stefano Mastruzzi Esiste sicuramente un gap fra l’insegnamento e il mondo del lavoro che è inevitabile. Eppure, studiare presso un’istituzione accreditata è importante per una disciplina come la musica che è qualcosa di molto pratico e condiviso con gli altri. Un musicista che studia come un matto dentro casa diventerà un iper-tecnico, ma questo non influirà automaticamente la sua vita artistica. La missione di una istituzione di alta formazione artistica è quella di formare persone consapevoli, tecniche e virtuose, ma creando fin da subito le condizioni per potersi sporcare le mani in contesti lavorativi reali, perché altrimenti non si riesce a sviluppare quella carriera, a differenza magari di una facoltà universitaria dove invece quello studio paga e al lavoro ci si può pensare dopo la laurea. Poi c’è anche un gap generazionale importante che scopro ogni giorno, visto che, pur essendo direttore del Saint Louis da 27 anni, ho sempre le mie 2/4 ore settimanali di insegnamento di armonia e composizione, che mi permettono di incontrare in classe ogni anno tra i 15 e i 30 ragazzi. Non puoi dirigere un’istituzione di formazione e non sapere qual è il feedback vero dei ragazzi, non quello dei questionari, ma quello che ti dicono durante una lezione, quando hanno una crisi perché vogliono mollare tutto o semplicemente perché non hanno capito qualcosa. È questo rapporto che mi dà un po’ il polso anche di come cambiano gli studenti di generazione in generazione, e cambiano tantissimo nelle aspettative, nei gusti, nella conoscenza musicale. Per esempio, mentre per noi è normale conoscere un brano di 20 anni fa e considerarlo ancora attuale, per loro è già vecchio un brano di pochi anni fa. E allora è importante entrare nella loro ottica per capire quali sono i loro gusti e mettere in discussione noi stessi. Quindi, per fare un esempio, se devo spiegare il passaggio da un accordo all’altro, non posso più usare una canzone di Sting, ma magari devo usare una canzone di Annalisa. Va bene lo stesso, perché intanto vado incontro allo studente per conquistare la sua fiducia e poi lo porto a conoscere Sting, Elvis Presley, Ivano Fossati…

MusicEdu Dunque, seguendo il tuo ragionamento, i docenti che si trovano ad avere a che fare con nuove generazioni di musicisti di cui ignorano le conoscenze musicali dovrebbero cercare di adeguarsi a loro per portarli a fare un percorso di apprendimento e comprensione della musica partendo prima da quello che conoscono per poi spostare la loro attenzione a musicisti più “rappresentativi” della storia della musica. Ma questo è un lavoro molto faticoso per un’insegnante perché ogni allievo potrebbe avere conoscenze differenti.
Stefano Mastruzzi Questa fatica io la vedo come la sola chiave di accesso al loro mondo. È anche vero che tra le tante tipologie di ragazzi c’è sempre quella dello studente già predisposto con il quale non serve neanche che tu faccia questa fatica. Ma nella maggior parte dei casi, invece, noto che i ragazzi sono dentro al loro mondo e quindi l’unico modo per conquistarli è questo. Poi dici bene che potresti dover gestire preferenze molto diverse perché nelle mie classi, per esempio, quando uno di loro propone un brano, spesso tutti gli altri non lo conoscono perché uno è appassionato di Robben Ford, l’altro di Angelina Mango, l’altro ancora di Levante e così via. Ma quando invito ciascuno di loro a presentare il brano dell’artista che hanno scelto motivandolo musicalmente, nasce una condivisione di conoscenza che funziona molto perché non arriva da me, che ho trent’anni più di loro, ma viene da un loro coetaneo. Poi non è che ci si riesca sempre, per carità.
MusicEdu Di fronte a questa varietà di conoscenze il docente ha il compito di fare sintesi perché ha gli strumenti per comprendere e spiegare che cosa funziona in Levante, che cosa in Annalisa, in Robben Ford e così via…
Stefano Mastruzzi Si potrebbe dire: “Ma chi ce lo fa fare a noi insegnanti di fare questa fatica? Potremmo fare la nostra lezione di armonia spiegandola come si faceva nei trattati dell’Ottocento”. Ma poi così la musica è solo matematica, forse. Secondo me è anche sbagliato fissarsi sul proprio repertorio come si faceva una volta, magari solo perché è quello vissuto dal docente quando aveva i suoi 18 anni. Bisogna sempre pensare che i ragazzi vivono la musica che ascoltano oggi esattamente come ascoltavo io Miles Davis ai miei tempi o un quarantenne di oggi ascoltava Vasco Rossi vent’anni fa. Comunque, questo è il mio modo di approcciare, mentre al Saint Louis c’è una certa libertà di azione, visto che abbiamo un parco di 170 docenti!
MusicEdu Una volta quando sono nate le scuole di musica “professionalizzanti”, la promessa era quella di trovare poi uno sbocco lavorativo. Cosa possiamo promettere oggi agli studenti, visto che avere la certezza di trovare un lavoro non è più così facile.
Stefano Mastruzzi Anzitutto, da una recente indagine condotta dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dall’Associazione Nestore tra diverse centinaia di nostri ex studenti risulta che 3 su 4 hanno trovato lavoro entro sei mesi dal diploma. Quindi la situazione non è così grave visto anche che quasi la metà di loro dichiara che quello che fa ogni giorno è coerente con ciò che ha studiato. È comunque vero che non c’è la certezza del lavoro, ma il lavoro te lo devi anche andare a cercare, perché quello del musicista è un mestiere un po’ particolare, mentre se consideriamo per esempio le accademie di belle arti, le scuole di arti visive o di grafica, ci sono delle aziende che assumono figure professionali formate in questi istituti. Il musicista invece è nella maggior parte dei casi un libero professionista, anche se stiamo aprendo dei canali di contatto per certe categorie di lavoro, come quella del tecnico del suono, per esempio, che essendo un po’ più chiare e codificate vengono richieste dalle imprese audiovisive, dalle imprese di produzione cinematografica, dagli studi di registrazione e dagli studi radio. In questi ambiti ci sono aziende che assumono tecnici audio, ma per un musicista moderno che suona uno strumento, scrive, compone, arrangia ed è oggi anche in grado di produrre una sigla, una colonna sonora e sa fare il producer, il profilo lavorativo è quello di un libero professionista che ha delle skill e delle competenze anche di self-management. Per questa ragione oggi i musicisti vengono formati anche su cos’è un contratto editoriale, sulla tutela del diritto d’autore, ma anche su come funziona il mercato dell’audiovisivo, in modo da essere pronto a proporsi in differenti contesti lavorativi.
MusicEdu Un’ultima domanda riguarda la fase propedeutica degli studenti prima che accedano alla vostra struttura. Avete avviato qualche accordo di collaborazione con licei musicali o altre scuole sul territorio?
Stefano Mastruzzi Un progetto che abbiamo avviato 3/4 anni fa e che sta prendendo piede, nasce da un’analisi che abbiamo fatto sui ragazzi che si iscrivono al Saint Louis e che non sempre riescono a passare la prova di ammissione. Il fatto è che c’è ancora un gap fra il liceo musicale che dovrebbe preparare al mondo universitario e l’accesso alle scuole di alta formazione. Perciò abbiamo creato una rete di licei statali e di scuole di musica private italiane che tengono un corso pre-accademico con ragazzi dai 12 ai 16 anni. L’obiettivo è fare in modo che i ragazzi che desiderano entrare al Saint Louis dopo la maturità superiore, siano pronti per il test di ammissione al corso accademico. Per esempio, siamo convenzionati con un liceo di Mantova i cui docenti hanno integrato nei loro programmi alcuni argomenti che servono ai loro studenti per poter passare il nostro test di ammissione. I ragazzi frequentano anche uno o due incontri on-line con i nostri docenti su materie che non sono nei loro piani di studi liceali ma che servono per essere ammessi da noi.

PLAYING MEMORIES. IL PROGETTO NEXT GENERATION EU – PNRR SU RAIPLAY
Prodotto dal Saint Louis College of Music e finanziato con i fondi NextGenerationEU – PNRR con l’obiettivo di internazionalizzare le AFAM italiane, il progetto Playing Memories è diventato un programma Rai Contenuti Digitali e Transmediali, diretto da Marcello Ciannamea, ideato da Stefano Mastruzzi, con la regia di Claudio Ammendola e gli autori Roberto Giglio e Paolo Logli. Produttore creativo Teresa De Santis, produttore esecutivo Nicolò Bernini. Il progetto è stato realizzato in partnership con il Conservatorio Alfredo Casella de L’Aquila, la Fondazione Accademia Teatro alla Scala, la RUFA (Rome University of Fine Arts) e l’ISIA di Roma e ha coinvolto otto differenti realtà di alta formazione artistica provenienti da Paesi stranieri: T.K. Zhurgenov Kazakh National Academy of Arts di Almaty (Kazakistan), Escuela de Artes y Creación Universidad Sergio Arboleda di Bogotà (Colombia), TAI Escuela Universitaria de Artes di Madrid (Spagna), Pôle supérieur d’enseignement artistique Paris – Boulogne-Billancourt (Francia), Academy of Performing Arts – Music and Dance Faculty (HAMU) di Praga (Repubblica Ceca), Staffordshire University Stoke-on-Trent (Inghilterra), Baltic Film, Media and Arts School, Tallinn University (Estonia) e Tbilisi State Conservatoire (Georgia).

PLENA EDUCATION – HUB EDUCATIVO DI ALTA FORMAZIONE ARTISTICA
Plena Education riunisce 7 scuole di alta formazione per un totale di oltre 5.000 studenti, a copertura delle discipline in cui il nostro Paese eccelle. Oltre al Saint Louis College of Music (Roma e Milano), ne fanno parte Ferrari Fashion School (Milano) con corsi triennali e master nel settore moda; RUFA – Rome University of Fine Arts (Roma e Milano), con corsi dedicati ad arte, design, cinema, gaming, comunicazione e media arts; SPD – Scuola Politecnica di Design (Milano), focalizzata sulle diverse declinazioni del design, dal product al digital, fino all’interior, all’exhibit e al car design; CIELS (Brescia, Padova, Bologna, Palermo), che propone corsi triennali, magistrali e master orientati ai settori più richiesti dal mercato, dal turismo al marketing fino alle relazioni diplomatiche, con l’aggiunta dello studio di almeno due lingue; MADE (Siracusa), accademia di belle arti riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca; CAST (Brescia), Istituto di Alta formazione dedicato al food e all’hospitality.
