CARLO GUAITOLI. LA RESPONSABILITÀ DI FORMARE ASCOLTATORI

di Piero Chianura

Pianista affermato a livello internazionale, Carlo Guaitoli ha registrato per Sony Music, EMI, Universal Music, BMG e Brilliant Classics, ma non di sola musica classica si è nutrito fin dall’inizio della sua carriera. Musicista eclettico, appassionato di linguaggi contemporanei e improvvisazione, ha infatti collaborato con artisti di diversa estrazione, avviando nel 1993 il lungo sodalizio con Franco Battiato fino alla scomparsa del “maestro”, al cui fianco appare in occasione delle più importanti produzioni in veste di pianista e direttore d’orchestra, alla guida di orchestre come la Royal Philharmonic Orchestra e l’English Chamber Orchestra. 

Carlo Guaitoli (foto: Flavio Francescangeli)

Direttore artistico per la programmazione musicale del Teatro Comunale di Carpi, Carlo Guaitoli ne cura la stagione concertistica invernale e quella del festival estivo. Docente di pianoforte al Conservatorio di Terni, ha tenuto masterclass per Showa University, Juilliard School, New York University, Kyungsung University e altre istituzioni in Canada, Cina e Sud Africa. 
Che si tratti delle direzione artistica del festival CarpInMusica come dell’attività di insegnamento dei giovani musicisti in conservatorio, c’è un’idea che ricorre: la responsabilità di proporre l’ascolto di musiche diverse e di qualità.

MusicEdu Partiamo dalla tua collaborazione con il Teatro Comunale di Carpi. Qual è il tuo ruolo attuale?
Carlo Guaitoli Dopo 8 anni di direzione artistica dell’intero cartellone, quindi di tutte le rassegne della stagione teatrale, da gennaio di quest’anno mi concentro esclusivamente sulla programmazione musicale. Sono cioè direttore artistico della rassegna musicale sia per la stagione invernale del teatro che per quella estiva. 

MusicEdu Come è stata pensata l’edizione 2026 del festival estivo CarpInMusica?
Carlo Guaitoli Il festival estivo è una novità che avevo inserito quando sono diventato direttore artistico del teatro nel 2018, partendo solo con i concerti di musica classica e diventando ogni anno sempre più grandi anche in estate. Ma il momento importante è stato quello della chiusura dei teatri del 2021, con una stagione invernale ridotta a pochi appuntamenti a causa del lockdown, che però ci ha portato a riversare tutta l’energia e il lavoro su una vera e propria stagione estiva all’aperto. È stata una stagione veramente importante, quasi visionaria, perché c’era tanto entusiasmo e una gran voglia di uscire all’aperto. Da lì in poi non ci siamo più fermati. Anche se non c’è più stata un’estate come quella, per ovvi motivi, abbiamo proseguito con tutte le idee che avevamo avuto, a partire dal Festival CarpInJazz che nel 2021 aveva ospitato i trii di tre pianisti molto importanti: Stefano Bollani, Fred Hersch e Brad Mehldau. Quella del festival jazz è diventata una sfida alla quale tengo in modo particolare. Ora l’estate musicale fa riferimento al cartellone generale di CarpInMusica, all’interno del quale confluiscono i concerti di musica classica, quelli del Festival Jazz e tre concerti importanti che rappresentano la novità di questa estate: quelli di Goran Bregović, Susan Vega ed Eugenio Finardi che abbiamo organizzato in coproduzione con le due grandi agenzie Ponderosa Music&Art e International Music and Arts. Il festival ha un’appendice che ha assorbito la precedente Guitar Week, con tre appuntamenti dedicati alla chitarra che esploreranno un universo musicale che va dal barocco al contemporaneo, riuscendo anche a dare spazio a qualche giovane talento da affiancare a grandi star internazionali. In linea generale ho sempre tenuto a un tipo di programmazione coerente, sia per la stagione teatrale invernale sia per quella estiva, che prevedesse sì nomi di punta come lo sono quest’anno Bregović, Vega e Finardi, ma si tratta di artisti importanti che non riempiono certamente i palazzetti. Nei primi anni avevamo usato la grande Piazza dei Martiri per ospitare concerti anche molto grossi, come quelli dei Subsonica o dei Marlene Kuntz, per esempio, ma poi siamo tornati in uno spazio, quello di Piazza Re Astolfo, che riteniamo di dimensioni più adeguate per il tipo di concerti che vogliamo fare, che non è solamente il grande appuntamento “commerciale” organizzato per portare più gente possibile.

MusicEdu Che tipo di pubblico è, quindi, quello a cui si rivolge CarpInMusica?
Carlo Guaitoli Per quanto riguarda la parte di pubblico che segue la musica classica, mi sento di dire che è un pubblico che ormai conosco bene perché ci segue anche durante le stagioni invernali. È uno zoccolo duro che a Carpi si è costituito negli anni, fin dai concerti aperitivo che organizzavo già molto tempo prima di diventare direttore artistico del Teatro nel 2018. Quindi su questo versante, ne conosco i gusti, le esigenze ma sento anche che è un pubblico che si fida e ci dà fiducia. Anche le volte che ho deciso di dedicare il programma solamente a giovani nuovi talenti che nessuno conosceva, il pubblico non è calato di un’unità. Discorso un po’ diverso per quanto riguarda il jazz. È stata una sfida che ho voluto lanciare in un territorio non semplice, perché Carpi non ha mai avuto una grande tradizione su questo versante e soprattutto perché siamo in un territorio già abbastanza denso di proposte. Però abbiamo visto che facendo scelte di qualità si riesce ad attirare pubblico anche fuori dal nostro territorio non solo in estate ma anche in inverno, visto che anche in teatro abbiamo avuto concerti molto importanti, come Jan Garbarek, i Manhattan Transfer o Paolo Fresu, giusto per citarne qualcuno.

Brad Mehldau

MusicEdu Con questo tipo di programmazione riuscite ad attirare anche un pubblico giovane?
Carlo Guaitoli La carenza di pubblico giovane è il tasto più difficile da esaminare e l’argomento non riguarda Carpi in particolare, ma è di carattere “universale” nel mondo della musica in questo momento. E ti dirò di più: fino a qualche anno fa se ne parlava solamente per la musica classica, mentre oggi se ne parla allo stesso modo anche per la musica pop e la musica rock. C’è un gap generazionale che è difficile sia da analizzare che da gestire, perché in effetti sotto una certa soglia di età la partecipazione agli eventi teatrali di qualsiasi tipo è molto limitata in questo momento. Si tratta di un problema serio che analizziamo spesso anche in conservatorio dove insegno, perché ovunque si nota una percentuale piuttosto bassa di studenti dei conservatori che frequenta regolarmente stagioni concertistiche o concerti. E non dipende dal costo del biglietto perché ci sono sempre opportunità, scontistiche e spesso anche gratuità per i più giovani. 

MusicEdu Se, come dicevi, dopo la musica classica e in parte anche il jazz, ora anche la musica pop/rock è meno seguita dai giovani, la domanda è: i concerti dei giovani artisti a chi sono destinati?
Carlo Guaitoli I giovani talenti che provengono dal territorio, ovviamente portano il loro pubblico. In questo modo raggiungiamo il doppio obiettivo di dare a loro lo spazio che meritano e intercettiamo anche un pubblico più giovane. Per esempio, coinvolgendo il conservatorio di Modena/Carpi abbiamo avuto un riscontro di pubblico più importante da parte degli studenti. Però questa è la grande sfida del nostro tempo perché oggi il pubblico giovane segue più il personaggio che la musica e non è detto che l’artista seguito sui social da un pubblico giovane riesca ad attirarlo anche a un suo concerto. È un momento storico per la musica non banale. Credo che piano piano si tornerà indietro e la qualità e lo spessore delle cose prevarranno, cose che oggi è difficile trovare nella musica. È per questo che oggi ci si rivolge al passato ripescando tutti gli artisti degli ’80-’90, anche i più impensabili, il che mi fa anche molto piacere perché alcuni erano stati ingiustamente dimenticati e trattati anche male. Poi ci sono quegli artisti, e sono più rari, che hanno saputo parlare a varie generazioni. E lo dico per esperienza personale perché ho lavorato quasi 30 anni con uno di questi artisti [Franco Battiato, NdR] che non aveva mai smesso di avere un contatto con tutte le generazioni. Franco è stato un artista unico, non riproducibile e per certi versi anche misterioso per quella sua capacità di riuscire a farsi seguire da quattro generazioni di persone. Per me è stato veramente molto istruttivo e mi ha fatto molto riflettere. 

Suzanne Vega

MusicEdu C’è qualche giovane artista italiano che hai apprezzato di recente?
Carlo Guaitoli Oggi in Italia ci sono artisti molto bravi, ma che non appaiono spesso con le loro vere qualità. Penso per esempio a Stash, il cantante dei The Kolors che ho sentito cantare un brano di Pino Daniele in tv e mi ha veramente entusiasmato. Sentivo proprio la qualità altissima dell’artista perché cantava qualche cosa che io conosco bene e che so quanto è difficile cantare. Per questo a me piace sempre ascoltare artisti che si calano nel reinterpretare brani di altri. Per esempio, al Festival di Sanremo io sono sempre molto attratto dalla serata delle cover perché è in quel contesto che capita di ascoltare cose molto interessanti e anche imprevedibili, sia in senso positivo che negativo. Tutto ciò fa dire che il problema in Italia non è la qualità degli artisti, ma è la musica di oggi che è molto “limitante”.

MusicEdu Con i tuoi allievi in Conservatorio, riesci a lavorare sugli ascolti musicali per far crescere in loro una sensibilità nei confronti di quella che tu consideri “musica di qualità”?
Carlo Guaitoli È uno degli aspetti a cui tengo di più e, devo dire, a differenza di molti maestri del passato che, anche per quanto riguarda solamente le interpretazioni dei brani classici, vietavano agli studenti l’ascolto di altre interpretazioni. In effetti, l’ascolto può essere molto formativo, ma può anche essere distruttivo, perché se non hai la capacità di capire il perché oppure ti limiti all’ascolto di uno o due interpreti, puoi esserne influenzato negativamente.

MusicEdu Se non ne comprendi il perché, cadi nell’approccio imitativo…
Carlo Guaitoli Esattamente. Invece l’ascolto a 360°, soprattutto degli artisti che non ti piacciono, aiuta a formare la propria capacità di scegliere anche “come” fare musica. Questo è l’aspetto più importante nella formazione di un musicista, che invece molto spesso passa in secondo piano. Io spingo molto sul versante dell’ascolto sia per quanto riguarda il repertorio classico, ma in generale della musica, perché per me è stato assolutamente determinante nella mia vita il fatto di ascoltare tutta la musica senza pormi limiti, senza catalogare, senza avere pregiudizi. Eppure oggi c’è un effetto contrario, perché anche se tutto è possibile e possiamo ascoltare liberamente qualsiasi musica antica, vecchia e nuova istantaneamente, paradossalmente questo, anziché darci più libertà, ce ne toglie. Questo è il problema principale nei giovani di oggi e lo vedo con i miei studenti. Forse perché non c’è alla base un’azione. Quando ero ragazzino, io risparmiavo i soldi e poi al sabato andavo nel negozio di dischi a ordinare o a comprare un disco per ascoltarlo. Era come scegliere un paio di scarpe che compri perché poi le usi, non è che le tieni in uno scaffale. E così quel disco lo ascoltavi veramente e diventava una parte importante di quel momento. Oggi invece tutto “passa sopra” e quindi non c’è più la scelta.

Yellow Jackets (foto: Roberto Cifarelli)

MusicEdu Una volta l’accesso a certa musica era più difficile e l’arrivo di un disco “rompeva un silenzio” o “colmava un’assenza”. Invece adesso siamo immersi in una sorta di forte rumore generalizzato determinato dalla presenza continua di musicai in cui può accadere che ci sia anche qualcosa di interessante, ma l’ascolto continuo impedisce di fermarsi a pensare: “aspetta, aspetta… fammi approfondire”. Quindi è una questione di tempo che andrebbe dedicato alla riflessione su cosa vale la pena di ascoltare con più attenzione.
Carlo Guaitoli Anche il tempo è un fattore importante, ed è importantissimo anche per fare ricerca sulla rete. Franco [Battiato, NdR] si metteva al mattino a navigare su Internet ed era capace di stare ore a cercare cose. È così che ha scoperto tante musiche, tanti artisti che non avrebbe mai scoperto diversamente. Però ci vuole tempo per fare questo. E io che sono uguale a lui delle volte faccio fatica a capire i ragazzi, anche se mi rendo conto che per loro il fattore tempo è determinante.

MusicEdu Ma quando tu sei all’interno dell’ambito scolastico, durante le tue ore di lezione, in realtà hai la facoltà di gestire il tempo a disposizione dei ragazzi per indurli ad ascoltare e fare ricerca prendendosi il tempo che ci vuole.
Carlo Guaitoli Nell’alta formazione musicale di oggi questa possibilità è un po’ sottovalutata. Nella loro nuova veste, ormai da un po’ di anni i conservatori assomigliano tanto alle università: tantissimi esami, tante materie, per carità tutte importanti e tutte formative, però si dà poca importanza a questo aspetto che secondo me invece è fondamentale e cioè, imparare ad ascoltare e imparare a formare un gusto musicale. La discriminante che renderà questi ragazzi degli artisti maturi è: si saranno formati un gusto oppure no? Saranno riconoscibili come artisti con una propria personalità oppure si nasconderanno in mezzo a tantissimi giovani artisti? E quindi, sia nell’insegnamento, sia nella mia attività concertistica e anche in quella di direzione artistica, cerco sempre di indirizzare il mio lavoro su una scelta qualitativa perché penso che alla fine paghi, e comunque non riuscirei a fare diversamente. Perciò io credo che il lavoro di un direttore artistico debba anche contenere un aspetto formativo, come dovrebbe averlo la televisione, la radio e tutti i mezzi di comunicazione. Noi che abbiamo questo “potere” di proporre delle cose da vedere e da ascoltare in uno spazio magico come il teatro, dobbiamo avere anche un occhio per la formazione di un pubblico, perché altrimenti perderà la capacità di discernere e di capire se quello che gli propongono di ascoltare è di qualità oppure no.

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