MUSICISTI INVISIBILI. INDAGINE AIMA SUI GRUPPI AMATORIALI

Di Francesco Sessa

Orchestra Almar’à

L’emergenza Coronavirus che sta colpendo duramente il settore della musica dal vivo, sta troncando l’essenza di vita di spettacoli che si svolgono davanti a un pubblico radunato in un preciso luogo e in un dato momento. Non ci sono modalità a distanza che possono restituire questa ricchezza e non c’è possibilità, con gli strumenti a disposizione ora, di attuare un piano B. Ѐ tutto fermo, immobile e sospeso: vale per gli artisti di fama, ma anche per le realtà più piccole e settoriali. Nessuno si salva in questo contesto, a maggior ragione chi vive nell’ombra, lontano dai riflettori che alimentano l’immaginario collettivo.

A dare voce ai contesti amatoriali ci pensa da  molti anni AIMA (Associazione Italiana Musicisti Amatori), associazione di promozione sociale impegnata sul territorio nazionale per diffondere e promuovere la musica, appunto, amatoriale. Un mondo che purtroppo è ritenuto secondario nel nostro Paese, soprattutto rispetto al suo valore estetico e culturale. Quello che offre AIMA-APS è uno spazio importante per dare voce anche a chi non è sotto i riflettori, per mettere in contatto anime diverse e soprattutto “per promuovere la dignità della pratica musicale amatoriale e il diritto di tutti di suonare”, come si legge nella presentazione del progetto. Cenni storici, articoli informativi, possibilità di trovare musicisti: il sito internet rappresenta un punto di riferimento ricco e affidabile.

UN’INDAGINE PER ESSERE VISIBILI
Ecco perché AIMA-APS, tramite il proprio sito web, nel periodo dal 18 al 30 novembre ha svolto un’indagine per venire a conoscenza della condizione delle realtà amatoriali con l’emergenza Coronavirus ancora in corso nel nostro Paese. Lo scopo finale è, ancora, stimolare il riconoscimento della musica amatoriale da parte delle istituzioni culturali nazionali, ma si tratta anche di un pretesto per avere un quadro più completo di tutte le realtà che operano per “hobby” sul territorio nazionale: tramite un questionario, infatti, è stato chiesto di spiegare la struttura, la formazione, l’essenza musicale di tutte le formazioni. Un identikit, insomma, associato alla reazione per contrastare l’emergenza che, a causa della pandemia, sta invadendo tutto il settore. A partecipare all’indagine sono stati 40 gruppi amatoriali. 

UN PICCOLO CENSIMENTO
Partiamo dai numeri di riferimento: in media ogni gruppo è composto da 35 musicisti. Si va da un minimo di 7 fino a oltre 50 in alcune situazioni, i musicisti sono prevalentemente adulti: nessuna orchestra è composta solo da ragazzi e ragazze minorenni. Passando al quadro della situazione, il risultato è tutt’altro che confortante: il settore della musica amatoriale in Italia, infatti, risulta tutt’altro che sviluppato. E non gode di grande considerazione a livello formale e istituzionale. Perché? Secondo diversi musicologi e sociologi della musica, tra cui Delfrati, Lattes e Sorce Keller, questo accade perché in Italia viene insegnato da generazioni che “non si suona gratis” e che chi suona “deve essere un professionista”. Insomma: difficilmente si porta avanti un progetto musicale qualora non si riesca a “sfondare” con una carriera da musicista. Ma, nonostante questo, è crescente una tendenza che vede nascere e svilupparsi molte nuove orchestre amatoriali: quasi tutte le orchestre in questione sono nate nel nuovo millennio e ben 19 hanno visto la luce negli ultimi dieci anni. Dal punto di vista geografico, la maggior parte delle formazioni che hanno partecipato all’indagine opera in Lombardia: il 56,8%. Seguono Veneto (10,8%) e Lazio (8,1%).

Coro Hispano-Americano di Milano

FOTOGRAFIA DI OGGI
Ci sono poi tutti i risultati più di stretta attualità, relativi alla reazione rispetto all’emergenza Covid. Le attività musicali e quelle dei cosiddetti “circoli ricreativi” sono ripresi con la “Fase 3”, a inizio giugno 2020. Per molti musicisti, il periodo di inattività ha influito sulla pratica quotidiana: “L’assenza di un obiettivo vicino di esibizione rende più faticosa la pratica; inoltre, le difficoltà specifiche dell’esecuzione d’assieme nella pratica individuale scompaiono, quindi quando ci si ritrova si è molto indietro”. Tutte le formazioni hanno dovuto seguire i protocolli per riprendere le attività, anche se per la metà degli intervistati è stato comunque impossibile effettuare un vero e proprio concerto. Sono tre gli aspetti che emergono di fronte alle limitazioni: una grande adattabilità, un forte senso di responsabilità e una spiccata creatività. Registrazioni su Youtube, lezioni online, musica da camera in streaming, produzione di prodotti audiovisivi, multivideo, networking con altri gruppi: ci si è dati da fare, nonostante tutto.

Info: AIMA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *