GIOCHI MUSICALI PER LA SCUOLA DELL’INFANZIA. QUANDO LA MUSICA EDUCA DAVVERO
di Lorella Perugia *
Questo articolo nasce da un coinvolgimento diretto in un progetto biennale di ricerca nella scuola dell’infanzia. Un progetto raro non solo per ampiezza e rigore metodologico, ma per la capacità di rendere visibile e misurabile qualcosa che le neuroscienze e i migliori educatori musicali sostengono da tempo: la musica può incidere in modo significativo sullo sviluppo di competenze trasversali e, per questo specifico caso, sulla letto-scrittura. A patto che la proposta musicale venga progettata e praticata secondo modalità che nascono da una profonda consapevolezza pedagogica.
Negli ultimi anni assistiamo nel web a una proliferazione di proposte musicali rivolte all’infanzia: video, format, attività che spesso risultano accattivanti e di immediata presa. Tuttavia, l’esperienza sul campo mostra con chiarezza che “fare musica” non è di per sé garanzia di valore educativo. La differenza risiede nel come la musica viene mediata, nel tipo di esperienza che si costruisce attorno ad essa, nella qualità della relazione didattica che la sostiene.

LA MUSICA PUÒ FARE LA DIFFERENZA
Il volume Giochi musicali per la scuola dell’infanzia. Preparare alla lettura e alla scrittura (Carocci, 2025), curato da Amalia Lavinia Rizzo e sviluppato presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, nasce da una ricerca biennale (2022–2023) che ha coinvolto un campione molto ampio: 22 scuole in 6 regioni italiane per oltre 760 bambini di 5 anni.
Il progetto (a cui ho avuto modo di contribuire direttamente coinvolta dalla prof.ssa Rizzo in un piccolo gruppo di lavoro con abili professioniste) è stato concepito per rispondere a un’esigenza concreta: offrire agli insegnanti strumenti efficaci e inclusivi per sostenere lo sviluppo dei prerequisiti della letto-scrittura, in un contesto in cui cresce il numero di bambini con bisogni educativi speciali.
Il programma elaborato, denominato Music Play Program (MPP), si fonda su un approccio integrato che combina attività metafonologiche e giochi musicali di tipo senso-motorio, simbolico e regolato.
I risultati sono stati particolarmente significativi: miglioramenti evidenti nelle abilità fonologiche, con guadagni fino a 5-7 mesi di apprendimento in alcune competenze, una riduzione della fascia di rischio nei bambini e una correlazione rilevante tra competenze musicali e metafonologiche. Dati che confermano empiricamente una relazione spesso ipotizzata, ma raramente dimostrata con tale ampiezza, nel contesto italiano.
Uno degli aspetti più interessanti del volume è il superamento di una visione accessoria della musica intesa, non come contorno o semplice momento di stacco dalle attività, ma come un vero e proprio dispositivo pedagogico.
Il quadro teorico adottato è composito: lo sviluppo della letto-scrittura viene visto come il risultato dell’interazione tra competenze fonologiche, memoria, attenzione, motricità fine, funzioni esecutive e dimensioni emotivo-relazionali. In questo sistema complesso, la musica agisce come elemento integratore. Attraverso ritmo, voce, movimento e ascolto, il bambino sviluppa simultaneamente competenze linguistiche, motorie e cognitive. La musica diventa quindi un contesto privilegiato per lavorare sulla struttura sonora del linguaggio, sulla temporalità, sulla memoria e sulla regolazione dell’attenzione.
All’interno del programma, ampio spazio è offerto al lavoro sul canto e sulla voce che rappresenta uno dei nuclei più significativi per efficacia e valore pedagogico. La voce è il primo strumento musicale del bambino, immediato, accessibile e profondamente connesso al linguaggio. Il volume valorizza un approccio basato sul canto collettivo senza uso di basi o musica di accompagnamento: un canto collettivo a cappella mai performativo, in cui l’errore non viene stigmatizzato ma assorbito nel gruppo. Questo elemento è cruciale: il canto di gruppo crea un contesto protetto, favorisce l’ascolto reciproco e permette a ciascun bambino di partecipare secondo i propri tempi. L’insegnante non è un modello da imitare in modo rigido, ma una guida che progressivamente lascia spazio al gruppo, favorendo autonomia e consapevolezza.
Il repertorio proposto è adattato alle capacità vocali infantili: da un lato sostiene lo sviluppo fonologico e articolatorio, dall’altro costruisce un’esperienza positiva e inclusiva della musica, prevenendo quei vissuti di inadeguatezza che troppo spesso segnano i percorsi musicali futuri.
Un ulteriore punto di forza del programma è la sua struttura metodologica. La programmazione si fonda su criteri chiari: gradualità, ripetizione non meccanica, varietà delle attività. L’organizzazione prevede interventi su tre livelli (classe, piccolo gruppo, individuale) rendendo il programma realmente inclusivo e capace di rispondere ai diversi bisogni dei bambini.
FORMAZIONE, SCUOLA E RESPONSABILITÀ EDUCATIVA. UN MODELLO DA DIFFONDERE
Il volume, la cui lettura risulta fruttuosa e ispirante anche per docenti di altri gradi di scuola, sollecita alcune riflessioni.
La prima riguarda la formazione degli insegnanti. È vero che il programma è accessibile ed è stato strutturato per docenti anche senza competenze musicali specifiche (e questo rappresenta un grande valore) ma è altrettanto evidente che la qualità dell’esperienza dipende dalla consapevolezza pedagogica di chi conduce le attività. Diventa quindi fondamentale che scuole e istituti investano in percorsi di formazione realmente efficaci capaci di mettere gli insegnanti nella condizione di sperimentare in prima persona, osservare, mettersi in gioco.
E in questa direzione, fatemelo dire, emerge con sempre maggiore forza il ruolo di contesti formativi che mantengono un contatto vivo e costante con la pratica educativa quotidiana, lavorando in situazioni reali e contesti sempre diversi, integrando teoria ed esperienza pratica: come, per esempio, nel mondo associativo di qualità che organizza percorsi di formazione in cui i partecipanti praticano in prima persona, sbagliano, rielaborano seguiti da formatori esperti che non hanno smesso di insegnare a bambini e ragazzi nei contesti più diversi.
Questa pubblicazione rappresenta un contributo di grande rilevanza per il panorama educativo italiano. Non solo perché dimostra, con dati solidi, l’efficacia della musica nello sviluppo dei prerequisiti della letto-scrittura, ma soprattutto perché propone un modello pedagogico chiaro, replicabile e profondamente rispettoso dei tempi e delle modalità di apprendimento dei bambini. Un modello nato da una fruttuosa collaborazione tra un’istituzione di prestigio come l’Università di Roma Tre e professionisti di diversa provenienza.
La ricerca mette in evidenza un punto fondamentale: la musica funziona, ma non in qualsiasi forma. Funziona quando è pensata, strutturata e mediata con intenzionalità educativa. Quando diventa esperienza, relazione, corpo, voce.
In questo senso, il volume non offre soltanto un repertorio di attività, ma contribuisce a ridefinire il ruolo della musica nella scuola dell’infanzia: da pratica marginale a strumento centrale per lo sviluppo globale del bambino.
Ed è forse proprio questo il risultato più importante della ricerca: aver dato forma concreta (e dimostrabile) a ciò che troppo spesso resta confinato nell’intuizione o nella buona pratica isolata. Un modello che non dovrebbe restare un’eccezione, ma diventare riferimento per ripensare in modo più ampio il ruolo della musica nei contesti educativi.
* Centro Studi di Didattica Musicale Roberto Goitre APS
