MORTON FELDMAN. LA MAGIA DELLA SOSPENSIONE. ECHI DAL FESTIVAL TRAIETTORIE DI PARMA
di Anna Laura Longo *
Evanescenza, diluizione e parsimonia di elementi: sono questi i connotati che possono sinteticamente descrivere il linguaggio musicale del compositore statunitense Morton Feldman (1926-1987). A ciò si potrebbe aggiungere una sottile necessità di distillazione dei parametri puramente ritmici.

Da questo punto di vista la parola-chiave ulteriore da prendere in considerazione, per inquadrare l’aspetto stilistico nei suoi caratteri generali, potrebbe essere “disancoraggio”. Nelle composizioni di Morton Feldman ci troviamo, a ben vedere, di fronte a un trasparente e morbido disancoraggio da qualsivoglia flusso ritmico improntato a prevedibilità. Il dettato dunque, al cospetto dell’esperienza uditiva, non può che risultare dilatato e, in parte, disallineato rispetto a qualsivoglia aspettativa.
È proprio il “sapore ” dell’aspettativa a venir meno in Feldman, poiché il presupposto, certamente ben radicato, risulta essere quello di uno scollamento. Il collante che viene a mancare riguarda in sostanza le singole parti, le istantanee presenze sonore, necessarie a rendere il flusso musicale sensazionalmente aperto e tuttavia nutrito di tutti gli apporti minimi (ovvero valori più o meno isolati, figure circoscritte, incisi, parvenze o appannaggi di disegni melodici pronti a dileguarsi o implodere mirabilmente). Liberate da un ancoraggio doveroso ai sistemi metrico-ritmici di tipo abituale le altezze possono arrivare a manifestarsi (o librarsi) in virtù della loro intrinseca purezza. Ci troviamo a confrontarci con altezze o suoni singoli di natura certamente fondante, ma di esile sottolineatura, quasi depurati in virtù del loro potenziale di manifestazione e di apertura o dilatazione.
Proprio sulla base di tali presupposti è stato possibile, in questo periodo, addentrarsi nelle pieghe di svariati repertori che portano la firma del compositore americano di cui il 12 gennaio scorso è ricorso il centenario della nascita. I brani in questione sono stati variamente collocati all’interno del programma del festival Traiettorie di Parma, attualmente in corso (stiamo parlando nella fattispecie della XXXVI edizione). Seppure in ordine sparso (e con un certo grado di flessibilità incantatoria) troviamo programmati diversi brani distribuiti in alcuni dei principali concerti. Questi ultimi hanno animato proprio questo mese di maggio 2026. Tra tutti merita un risalto e una citazione il récital di Ciro Longobardi da poco conclusosi e imperniato su Triadic Memories, composizione nella quale, con una certa chiarezza si ritrovano a essere enucleati alcuni degli aspetti costruttivi fin qui descritti. Tra le altre composizioni incluse nella programmazione abbiamo For Aaron Copland, Three Pieces for Piano, The king of Denmark, Piano Piece (to Philip Guston), Projection IV, Extensions, Vertical Thoughts II,The viola in my Life I, Two Intermissions, Piano Piece 1956 A, Piano Piece 1956 B, e ancoraPalais de Mari. Infine Clarinet and String Quartet da degustare il 23 maggio, con l’Ensemble Musikfabrik. Per conoscere più in dettaglio i vari interpreti coinvolti nella rassegna si potrà consultare con agilità il programma nella sua interezza.

I diciassette concerti, organizzati da Fondazione Prometeo, si sono snodati sino al 23 maggio 2026 distribuiti in cinque diverse location (Teatro Farnese, Teatro Regio, Casa del Suono, CPM Toscanini, Casa della Musica). Ciò che è stato richiesto alle ascoltatrici e agli ascoltatori chiamati in causa finora è stato rendere animata oltreché vibrante quella scioltezza interna soggiacente alle pagine musicali di Feldman, nella consapevolezza di potersi avvicinare a una vera e propria possibilità o magia di sospensione, tutta da costruire o ri-costruire proprio mediante l’ingranaggio dell’ascolto. Una sospensione che risulta essere quasi inglobante poiché il linguaggio e il risultato stilistico non consentono di realizzare un fattivo appoggio. La proposta di un viaggio ondivago aleggia dunque e con una certa insistenza nelle traiettorie sonore di Morton Feldman. E così tra oscillazioni accattivanti e pause in trasformazione la scrittura resta “detersa” da inizio a fine e, in qualche modo, avvolta da un prezioso alone minimale. Trattasi di una scrittura (e di una prassi realizzativa conseguente) che lascia distendere e dilatare i confini. Questi ultimi arrivano a proiettarsi o protendersi su di noi in assoluta trasparenza, riconducendo a tratti verso una sorta di geometria variabile e non priva di suggestione, pur sempre in assenza di trepidazione interna.
Info: Casa Della Musica
* Anna Laura Longo è pianista-performer, artista visiva, poetessa, saggista, addentrata nella creazione artistica in senso multidisciplinare, mediante una progettualità di carattere composito, con indagini riguardanti le relazioni tra suono e strumento, scrittura e gestualità, aspetti visuali e performativi.
