CONGRESSO MONDIALE DI MUSICOTERAPIA 2026 A BOLOGNA
di Antonella Zenga
Si è tenuto a Bologna, dall’8 al 12 luglio 2026, il 18° World Congress of Music Therapy (WCMT), organizzato dalla World Federation of Music Therapy, e promosso dalle tre associazioni italiane AIM – Associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia, Punto di Svolta e FIM – Federazione Italiana Musicoterapeuti, che hanno unito sforzi e competenze per promuovere qualità, etica e sviluppo della professione in Italia e all’estero.

Al Bologna Congress Center si sono registrate 1.572 presenze, di cui 121 giornaliere, con professionisti, ricercatori e studenti da 73 Paesi. La delegazione più numerosa è stata quella USA con 273 partecipanti, seguita dall’Italia con 236, da Germania e Regno Unito con oltre 100 presenze ciascuno e da Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone e Brasile presenti con molti partecipanti.
Con il titolo “Connecting Borders. Creating Networks and Enhancing Identities through Music Therapy” il congresso è stata un’occasione per una riflessione sulla musicoterapia come possibilità di unire mondi diversi, costruire reti e superare barriere, nel rispetto delle identità individuali e collettive. Un tema in continuità con la 13ª Conferenza Europea EMTC 2025 di Amburgo “Bridges”, ma con un panorama più ampio, intercontinentale.

A sintetizzare la pluralità emersa dal congresso mondiale, la presentazione della nuova definizione di musicoterapia, elaborata dal Consiglio WFMT 2023-2026: “La musicoterapia è una disciplina professionale che utilizza esperienze basate sulla musica (ascolto, canto, suonare, improvvisazione) per promuovere salute, benessere, risorse e sviluppo personale e sociale. È praticata da professionisti con formazione specifica, all’interno di una relazione terapeutica, ed è un approccio flessibile e inclusivo, rivolto a individui, gruppi e comunità in contesti clinici, educativi, culturali e virtuali. Si fonda sulla ricerca, sulla formazione e sull’esperienza clinica, è guidata da responsabilità etica e tiene conto del contesto sociale, culturale e politico”.

Il dialogo tra i diversi modi di praticare la musicoterapia nel mondo come espressione delle culture e delle identità locali è stato uno degli aspetti più stimolanti per il visitatore. Presentati oltre 1.200 abstract: una parte consistente italiana, con lavori scientifici in ambito sanitario (cure palliative, neonatologia, neurologia, oncologia). Guardare a tutto ciò pensando a cosa era la musicoterapia in Italia pochi anni fa, è sorprendente. Evidente lo sforzo organizzativo: ci si sposta tra stand che espongono strumenti o libri, sessioni e tavole rotonde, tutte rigorosamente in lingua inglese, insieme a coinvolgenti jam session. Novità importante lo spazio dedicato alla formazione, con la presenza di alcuni Conservatori dove, dal DM del 6 dicembre 2021, è attivo il Biennio Accademico di II livello in Teorie e Tecniche in Musicoterapia.
Un punto di partenza necessario per proseguire verso nuovi traguardi professionali a partire da una formazione istituzionalmente riconosciuta.
