INTERVISTA A GIANPAOLO SCHIAVO. DIRETTORE DEL CONSERVATORIO NINO ROTA DI MONOPOLI

di Piero Chianura

Ogni Conservatorio di musica italiano ha una sua storia alle spalle che ne segna inevitabilmente la direzione attuale. Per esempio, il giovane Conservatorio di Monopoli, fondato nel 1971 come sezione distaccata di quello di Bari, eredita la visione moderna del suo primo direttore, il grande compositore di musiche per le immagini Nino Rota, a cui venne intitolato il Conservatorio nel 2004, a 25 anni dalla sua morte.
Per l’attuale direttore, Gianpaolo Schiavo, il Conservatorio Nino Rota è una parte significativa del suo percorso professionale, visto che è al servizio di questa istituzione fin dai suoi primi anni, prima del distacco dal Niccolò Piccinni di Bari nel 2000.

MusicEdu Quali sono le particolarità del Conservatorio di Monopoli, che ne caratterizzano la direzione e le scelte?
Gianpaolo Schiavo La dinamica di questo Conservatorio parte dall’essere nato, grazie all’allora presidente della Commissione Cultura del Senato, il Senatore Luigi Russo, come una sezione di un Conservatorio importante come il Piccinni di Bari. L’esigenza di distaccarsi non è nata per una velleità autonomistica fine a se stessa o comunque campanilistica, ma perché le strade cominciavano già a divergere rispetto all’idea stessa di “conservatorio”. Fino agli anni 90, infatti, il Conservatorio era stato ancorato alle regole del vecchio ordinamento, quindi molto chiuso e molto selettivo. Diciamo che guardava a se stesso, specchiandosi nelle tradizioni senza cercare di uscirne. Già dai primi anni 90, prima di diventare autonomi rispetto a Bari, abbiamo cercato di percorrere una nostra strada aprendo alle nuove musiche, quindi al jazz, intendendo la didattica della musica anche come ampliamento del percorso di studio di uno studente di Conservatorio. Poi negli anni successivi quando si è potuto istituzionalizzare e strutturare percorsi sui nuovi linguaggi e sulle nuove tecnologie, abbiamo potuto assecondare quella che era una nostra vocazione, derivata da un debito di riconoscenza nei confronti del compositore a cui è intitolato, Nino Rota, aprendo dunque anche alla musica applicata alle immagini e a tutte le altre forme di arte e di comunicazione. Era comunque un Conservatorio giovane, con elementi giovani che davano questa spinta a superare l’accademismo di un tempo e quindi è stato in qualche modo facile agevolare questa apertura.

MusicEdu Immagino che il legame con Nino Rota significhi per voi anche essere attivi costantemente nel promuovere lo studio e l’ascolto delle sue opere.
Gianpaolo Schiavo Già prima dell’autonomia e poi alla successiva intitolazione di questo conservatorio a Nino Rotatutti gli anni abbiamo avuto almeno un’iniziativa a lui dedicata, e non soltanto al Nino Rota più conosciuto al grande pubblico, quello appunto della musica applicata alle immagini, ma anche al Nino Rota importante compositore del Novecento, per molti ancora da scoprire. Abbiamo organizzato molti concerti con le sue sinfonie, con altri brani per strumenti solisti e orchestra, fino a Il cappello di paglia di Firenze, un’opera lirica molto interessante e accattivante. Il debito di riconoscenza nei confronti di Nino Rota riguarda in realtà tutta la famiglia, in particolare gli eredi di Nino Rota, in quanto abbiamo ricevuto in dono un fondo da Vanna Rota, sua cugina, avendo avuto continui contatti anche con l’altra cugina, Silvia Rota da poco scomparsa. Ora ci sono i pronipoti impegnati a portare avanti la volontà di sistemare tutta la produzione di Nino Rota presso la Fondazione Cini di Venezia, a cui ci siamo rivolti anche per avere degli inediti delle partiture sulle quali lavorare. Parlando di iniziative, a ottobre dell’anno scorso abbiamo organizzato anche una serata in cui si è proiettato un docufilm [La Musica negli Occhi, NdR] della regista RAI Giovanna Ventura, dedicata alle coppie del cinema italiano Fellini-Rota e Scola-Trovaioli. Tra l’altro, anche Armando Trovaioli era stato qui da noi in varie occasioni per incontrare i nostri studenti.

MusicEdu Stiamo parlando di compositori che il pubblico conosce solo in superficie.
Gianpaolo Schiavo Sì, perché conosce soltanto quello che ascolta al cinema, in televisione o di cui ne percepisce l’eco nel teatro musicale, però sono entrambi musicisti di grande profondità e conoscenza della materia. Al di là delle loro composizioni per il cinema e la tv, tutta la loro produzione musicale è permeata di una conoscenza non soltanto tecnica, ma anche di tutti gli stili di qualsiasi epoca musicale.

MusicEdu Su Rota sono già state programmate altre iniziative?
Gianpaolo Schiavo Stiamo pensando di organizzare qualcosa di particolare, proprio per non cadere sempre negli stessi stilemi. 

MusicEdu Quali altre iniziative particolari avete organizzato e avete previsto di realizzare come Conservatorio?
Gianpaolo Schiavo Anzitutto cerchiamo ogni anno di allestire delle opere all’interno del nostro chiostro, che è un ambiente anche abbastanza particolare dal punto di vista acustico. Si tratta dell’appuntamento estivo con un’opera lirica di tradizione oppure di Rota come Il cappello di paglia di Firenze o La Notte di un Nevrastenico. Naturalmente abbiamo un programma di attività molto variegato che si articola, dall’inizio della primavera fino al concerto di Natale, con appuntamenti tradizionali e, soprattutto negli ultimi anni, concerti nei nuovi linguaggi, anche grazie ai nostri dipartimenti che sono molto attivi.

Il chiostro del Conservatorio Nino Rota di Monopoli

MusicEdu Parlando di didattica, invece, ricordo che durante il periodo del covid-19 intervistammo Mario Guarini, vostro docente di basso elettrico pop-rock, proprio perché era molto attivo nell’implementare lezioni online agli studenti, anche sfruttando le nuove tecnologie e uno studio di registrazione interno usato durante la didattica in presenza. Ci sono state delle ricadute positive nei confronti dei vostri studenti?
Gianpaolo Schiavo Il nostro studio di registrazione è effettivamente molto fornito e abbiamo anche adeguato e implementato tutto quello che riguarda il profilo di tecnico del suono, quindi stiamo aprendo anche a questo filone avendo già una buona risposta da parte degli studenti.

MusicEdu Avete contatti sul territorio con i Licei musicali in chiave propedeutica di preparazione per gli studenti che desiderano entrare in Conservatorio?
Gianpaolo Schiavo Sono anni che facciamo sia orientamento che potenziamento, a partire dalle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado e poi specialmente con i licei musicali. E siccome in Puglia sono stati attivati molti licei musicali, abbiamo convenzioni non soltanto con quello della città di Monopoli, ma con molti di loro in tutta la Puglia e anche fuori regione. Oltre ai corsi di orientamento previsti in un progetto PNRR ancora in svolgimento, ci sono quelli di potenziamento per gli studenti in arrivo dai licei musicali, che vogliono proseguire nell’alta formazione del Conservatorio. Si tratta di fornire loro le competenze che verranno richieste nella prova di ingresso.

MusicEdu Da dove provengono gli studenti iscritti al vostro Conservatorio?
Gianpaolo Schiavo Il Conservatorio di Monopoli è sempre stato centrale rispetto ai due Conservatori di Bari e Lecce, non essendocene uno in provincia di Brindisi, mentre quello di Taranto era un liceo pareggiato da poco riconosciuto come Conservatorio. Quindi abbiamo sempre raccolto il bacino di utenza di quell’area, soprattutto a sud-est di Bari, che con la provincia di Brindisi ha avuto sempre una grande tradizione musicale, soprattutto quella delle bande. Dunque una vocazione musicale, anche se non accademica, c’è sempre stata in questo territorio. Ora, anche con lo sviluppo dei programmi Erasmus e di internazionalizzazione, abbiamo una grande mobilità sia in uscita che in entrata, attraverso un centinaio di convenzioni attualmente in atto con istituzioni accademiche europee. Nell’ultimo periodo, poi, sono arrivati una buona parte di studenti Ucraini dopo le note vicende di guerra. Quindi i nostri studenti provengono sia dalle regioni limitrofe, sia da Paesi stranieri compresa la Cina, i cui studenti arrivano soprattutto per studiare canto come era stato già negli anni ’80-’90 per i Coreani. Vengono per il canto lirico, ma abbiamo avuto allievi Cinesi che si sono laureati in pianoforte e in altre discipline. Il problema di questi studenti è l’apprendimento della nostra lingua, quindi abbiamo potenziato i corsi in italiano e anche inglese per fare in modo che apprendano almeno le basi per potersi rapportare non soltanto rispetto alla disciplina caratterizzante, ma anche per tutte le materie collaterali, come quelle musicologiche, storiche, di armonia e quant’altro.

MusicEdu Qual è il corso per il quale siete particolarmente famosi e che vi dà da sempre maggior prestigio?
Gianpaolo Schiavo Be’, si dice in giro da sempre che la scuola pianistica barese e pugliese in generale è una delle migliori d’Italia. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere per tanti anni come docente il maestro Benedetto Lupo. Ora è accademico di Santa Cecilia in utilizzazione dal Conservatorio di Monopoli, ma di fatto è ancora titolare della cattedra di pianoforte qui da noi, dove ha sfornato fior fior di studenti. La nostra scuola pianistica attira tradizionalmente molti studenti anche perché tutti gli altri docenti di pianoforte che sono venuti da altre parti d’Italia sono veramente un bel gruppo di musicisti importanti. Per anni anche la scuola di jazz è stata molto apprezzata fuori dal conservatorio di Monopoli, anche perché c’era come docente il compianto Gianni Le Noci, un musicista monopolitano scomparso prematuramente, capace di attirare studenti molto motivati ed entusiasti di seguire i suoi corsi.

MusicEdu Oggi conta molto che i docenti siano attivi musicalmente, perché è tra il pubblico dei loro concerti che riescono a catturare l’interesse da parte di nuovi potenziali studenti.
Gianpaolo Schiavo Gli studenti sono molto attenti a questo aspetto e captano bene qual è il docente che fa solo l’insegnante e chi invece ha una sua carriera professionale importante anche al di fuori del Conservatorio. E prima di decidere con chi studiare, captano anche chi ha una professione esterna, ma non è in grado di trasmettere nulla.

MusicEdu Questo ultimo elemento è ancor più critico per i corsi di pop-rock. L’apertura di questi corsi nei Conservatori non ha come base di riferimento una letteratura riconosciuta riguardo la didattica musicale, diversamente da quella più ricca e ben codificata della didattica jazz. Perciò la scelta dei docenti da parte dei Conservatori è avvenuta principalmente sui crediti artistici, cioè la loro esperienza professionale. Per molti di loro, l’essere stati scelti da un’istituzione come il Conservatorio perché attivi in ruoli professionali di prestigio all’interno del mercato della musica, da un lato li ha messi alla prova come docenti accademici e dall’altro li ha anche spinti a diventare insegnanti migliori.
Gianpaolo Schiavo Diciamo che non c’era mai stato un precedente del genere in Conservatorio prima che venissero aperti i corsi di pop-rock, anche in maniera abbastanza imprevista e improvvisa. Prima, nessuno aveva pensato di insegnare agli altri il suo lavoro quotidiano. Però poi ha preso talmente piede questo tipo di didattica che praticamente è come se avessimo un nuovo Conservatorio dentro il Conservatorio, non soltanto dal punto di vista numerico, ma proprio per le dinamiche differenti che si sono sviluppate. Ci sono stati colleghi che immediatamente si sono calati anche in questo ruolo sentendosi in qualche modo gratificati nel ricoprirlo. Altri, invece hanno avuto qualche difficoltà a essere imbrigliati in determinate regole e situazioni, che li hanno obbligati, per esempio, a venire a fare gli esami quando magari erano in tournée da qualche altra parte. In questo caso per loro è stato più difficile adattarsi. Però devo dire che la maggior parte di loro ha preso molto a cuore il lavoro di docente, anche perché hanno visto gli studenti legarsi a loro e avere bisogno della loro presenza. Così sono stati via via più disciplinati nella frequenza quindicinale o settimanale delle loro lezioni, nel non assentarsi troppo o nel comunicare in anticipo quando sarebbero stati fuori per molto tempo. Da parte mia, poi, c’è stata sempre molta disponibilità ed elasticità nei confronti delle loro richieste, che la maggior parte delle volte è stata ricambiata poi dall’impegno e dalla dedizione restituita. 

MusicEdu Anche perché l’obiettivo finale sono gli studenti.
Gianpaolo Schiavo Esatto. Anche perché ogni anno la maggior parte delle discipline dei nuovi linguaggi del pop rock fa numeri importanti di aspiranti e purtroppo spesso siamo stati costretti a non accettare tutte le domande di iscrizione perché siamo un’istituzione pubblica che risponde a determinate regole, abbiamo un organico bloccato e quindi non possiamo aumentare l’offerta in relazione al numero di richieste. Quindi, se esistono due classi di canto pop rock, per esempio, noi possiamo soddisfare soltanto quel numero di richieste che si rendono disponibili anno per anno. Ma la domanda è sempre molto molto più ampia. 

MusicEdu Quali sono i corsi strumentali più in difficoltà dal punto di vista delle richieste di iscrizione?
Gianpaolo Schiavo Sono quelli che oramai tendono a sparire un po’ in tutti i Conservatori, e questa è una cosa della quale bisognerebbe in qualche modo farsene carico perché, per esempio, non è possibile che spariscano le classi di corno. Una volta avevamo anche una classe di basso tuba molto numerosa e adesso non ce l’abbiamo più e abbiamo dovuto convertirla. Qui a Monopoli stanno soffrendo anche un po’ gli strumenti ad arco. Il violino, in particolare, sta avendo una piccola flessione che è però costante negli ultimi anni.

MusicEdu Forse le richieste degli studenti si stanno concentrando sulle sedi dove è forte la tradizione della liuteria ad arco…
Gianpaolo Schiavo Questo è probabile, ma soprattutto da noi c’è anche il fatto che negli ultimi anni nella scuola di violino si sono avvicendati molti docenti, e quando c’è un avvicendamento c’è anche poi un allontanamento da parte degli studenti alla ricerca di una maggiore stabilità del corpo docente. Quest’anno abbiamo avuto anche la crisi della chitarra classica, probabilmente causata dal grande sviluppo della chitarra pop rock, molto più allettante per i giovani studenti.

MusicEdu Una volta i musicisti pop, rock e anche jazz, partivano dallo studio dello strumento classico, la chitarra, il contrabbasso, il pianoforte o le percussioni, ecc. e solo successivamente si spostavano sullo strumento elettrico o moderno in generale. E questo partire dalle basi classiche rappresentava comunque un arricchimento. È bene che oggi i ragazzi partano direttamente dallo strumento moderno senza prima passare da una formazione classica di base?
Gianpaolo Schiavo È una domanda che ci siamo posti tante volte quando abbiamo fatto i piani di studio, proprio perché non essendoci programmi codificati, li abbiamo dovuti in qualche modo inventare. E non soltanto i programmi della prassi, ma anche di tutte quelle che sono le materie collaterali alla materia di prassi. Ci siamo posti la domanda se il pianoforte jazz dovesse prevedere anche qualche ora di pianoforte classico, affinché potessero studiare Bach o altri autori importanti. A volte ci siamo riusciti ricevendo il plauso sia degli studenti che hanno trovato interessante questo approfondimento, sia di qualche docente. Qualche altra volta abbiamo avuto invece qualche resistenza. In alcuni casi, per esempio, soprattutto con la disciplina di teoria ritmica e percezione musicale, quella che una volta era il solfeggio e la teoria musicale con i primi rudimenti del discorso ritmico e del dettato melodico, dell’ear training ecc., i musicisti pop rock hanno mostrato qualche idiosincrasia ad avere delle ore da dedicare a questo tipo di studio. Nessuno di noi pretendeva che si facesse il solfeggio vecchia maniera con il dettato ritmico, il setticlavio oppure il trasporto un tono sopra o un tono sotto, ma almeno un’infarinatura di base sì.

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