DASH. IL PROGETTO MULTIMEDIALE DI CAO FEI ALLA FONDAZIONE PRADA DI MILANO. FINO ALL’8 SETTEMBRE 2026

di Tina Conedera

L’8 aprile scorso si è tenuta alla Fondazione Prada l’inaugurazione della nuova mostra temporanea Dash, dell’artista Cao Fei, in esposizione dal 9 aprile al 28 settembre 2026 nei due piani dello spazio espositivo Podium. 
Presentata una serie di opere, risultato di tre anni di ricerca, osservazione e studio delle campagne coltivate in Cina meridionale e nordoccidentale, estesasi poi anche al Sud-Est asiatico. 
L’interesse dell’artista è pienamente dedicato allo sviluppo e all’interpretazione della smart agricolture, al fine di delineare un ritratto del settore agricolo post rivoluzione tecnologica e sollevare la domanda su chi lavorerà nei campi nel futuro. Per fare questo ha preso come caso studio l’azienda cinese leader nella robotica agricola XAG.

Cao Fei Dash (still) © Fei, Vitamin Creative Space e Sprüth Magers  
Cao Fei (foto: Marta Marinotti © Fondazione Prada)

L’arte di Cao Fei si esprime con diversi linguaggi: dalla video installazione al documentario, dal materiale d’archivio fino alla realtà virtuale.
Dash segna un passaggio nella carriera di studio dell’artista, da sempre incentrata sul ruolo umano nel contesto di trasformazione tecnologica. Lavori precedenti vertevano su spazi industriali e logistici, osservando le condizioni di lavoro, come in Whose Utopia (2006) e Asia One (2018). L’ultimo lavoro esce invece dalle pareti delle zone industriali per addentrarsi nello spazio delle zone rurali, analizzando l’agricoltura, fondamento della civiltà umana.
Cao Fei aveva già collaborato con Fondazione Prada nel 2023 come uno degli artisti in esposizione per la mostra Paraventi: Folding Screens from the 17th to 21st Centuries. Le sue opere sono state presentate in numerosi musei di rilievo internazionale, come MoMA (New York), Tate Modern (Londra), UCCA Center of Contemporary Art (Pechino) e Museum of Art Pudong (Shanghai).

Cao Fei Dash (still) © Fei, Vitamin Creative Space e Sprüth Magers

All’anteprima per la stampa, oltre al team curatoriale e della Fondazione, era presente l’artista stessa, la quale è intervenuta con una personale introduzione alla mostra raccontando anzitutto come è stato lavorare al progetto: per lei non si è trattato solo di un viaggio nello spazio, tra stati e regioni dell’Asia, ma anche nel tempo e nelle ere, alla ricerca di un modo per “tornare a casa”; non luogo fisico, ma collegamento dello spirito alla Terra.
Ha poi raccontato di come ha iniziato a fare arte nella sua città natale Guangzhou e di come siano stati i suoi genitori, entrambi artisti, a trasmetterle la passione. È stato un momento toccante quello in cui l’artista si è commossa nel confidare a un pubblico particolarmente coinvolto che in questo momento i suoi genitori sono entrambi molto malati. Provenienti da famiglie di agricoltori, entrambi i genitori hanno cresciuto Cao raccontandole storie dei campi, del duro lavoro, della sofferenza, ma anche del desiderio di trasmetterle le loro origini. Come ultimo cenno al suo passato, Cao ha raccontato del suo andare a scuola in bicicletta attraverso i campi, non sempre con facilità, ma con il piacere di percorrere zone rurali per arrivare alla città. Quelle strade di collegamento oggi non esistono più perché, una volta diventate proprietà private, le campagne sono andate scomparendo.
Da questi input dell’infanzia, mai spenti, sono nati l’ispirazione e l’interesse per il progetto Dash.
Cao Fei ha poi riportato l’esperienza della sua visita alla “Super Cotton Field” in Cina (Xinjiang), progetto di agricoltura intelligente in cui non ci sono praticamente esseri umani, ma veicoli automatizzati, in particolare droni, per quasi tutti i processi. Il rapporto dell’uomo non è più con il terreno, ma con macchine e schermi. Questa nuova figura di contadino che sembrava fantascienza è diventata oggi realtà.
Cao Fei ha successivamente deciso di estendere il progetto a Thailandia, Cambogia e Vietnam, sia per la somiglianza delle situazioni agricole originarie, sia per la rapida espansione del settore agritech anche in queste aree del Sud-Est asiatico, che introduce una nuova era di “tecno-globalizzazione agricola”. Nei tre anni di lavoro, Cao ha visto scene che a noi sembrano arcaiche e distopiche allo stesso tempo: da contadini che accendono incensi per i droni, a monaci che ne benedicono altri e donne che pregano per un buon raccolto adornandoli.

Cao Fei Dash (foto: Marta Marinotti e Federico Floriani © Fondazione Prada, Milano)

Ovunque, al giorno d’oggi, si trovano persone ansiose di capire come le AI si sostituiranno all’uomo, facendoci sentire inutili ed inferiori. Ma per Cao Fei le macchine, diversamente dall’uomo, non possono cogliere le sensazioni e le emozioni, ed è su questa differenza che ci dobbiamo soffermare perché è qualità da tenerci stretta.
In definitiva, il progetto Dash non vuole dare una risposta alla situazione globale contemporanea, ma sollevare domande e riflessioni. Il rapporto tra esseri umani e pianeta Terra è ancora in sperimentazione e l’arte potrebbe essere il luogo in cui ritrovarsi per vedere e vedersi in diversi momenti.

Dopo aver visitato con curiosità e particolare interesse personale le undici opere in mostra, mi sento di dire che si tratta di uno dei progetti artistici contemporanei più interessanti recentemente sviluppati. Il rischio è che opere che affrontano tematiche così attuali vengano viste come un ennesimo tentativo di “critica alla società”, ma il pensiero non mi ha sfiorato nemmeno la mente. L’atteggiamento di Cao Fei non è affatto di denuncia e per nulla aggressivo, ma piuttosto contemplativo e riflessivo. Cerca di stimolare un pensiero critico personale e, riportando dati di fatto sconosciuti alla maggior parte dell’Occidente, racconta di una professione ignota e quasi surreale per il nostro modo di concepire l’organizzazione sociale, in particolare per le nuove generazioni, o anche solo per chi non ha idea di cosa significhi lavorare nei campi oggi.

Cao Fei Dash (foto: Marta Marinotti © Fondazione Prada, Milano)
Cao Fei Dash-180c (screenshot) Videogioco di realtà virtuale © Fei, Vitamin Creative Space e Sprüth Magers 

Capaci di agire sull’inconscio collettivo, i linguaggi utilizzati sono inoltre comprensibili e al tempo stesso suggestivi per un pubblico ampio e diversificato. I video, molto scenografici e quasi privi di parlato, ci invitano ad immergerci in essi mentre le interviste stimolano la nostra curiosità nei confronti di testimonianze provenienti da luoghi lontani. I documenti ci riportano alla materialità e agli innegabili fatti storici determinati dall’uomo mentre la realtà aumentata ci invita ad affrontare con leggerezza e divertimento la questione.

Siamo ormai abituati a riflettere su quanto sia rapido lo sviluppo tecnologico, tanto da accettare di subirlo passivamente da tempo, ma vederne l’applicazione in un ambito così “terreno” come l’agricoltura può essere impressionante. 
Eppure Dash non sembra voler né spaventarci né stimolare in noi critiche, ma semplicemente interrogarci su come sarà il futuro, non solo dell’agricoltura, ma della simbiotica relazione uomo-macchina.

Info: FONDAZIONE PRADA MILANOhttps://www.fondazioneprada.org/project/cao-fei-dash/

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