PROTEGGIAMO L’ARTE DELLA MUSICA STAMPATA
di Laura Patrizia Rossi
Sapevate che le prime forme di notazione musicale si ritrovano addirittura prima dell’utilizzo della carta e della scrittura? La prima forma rinvenuta è una piccola tavola cuneiforme probabilmente scolpita in Babilonia nel 2000 a.C. Anche nell’Antica Grecia si sono rinvenute forme di notazione musicali risalenti al 6º secolo a.C., in cui simboli sopra alle sillabe delineavano l’intonazione. Per passare poi ai preziosi codici miniati del Medioevo, a Ottaviano Petrucci nella Venezia del Rinascimento, fino alle lastre su rame nel 17º secolo.

Potremmo immaginare un mondo senza musica? E un mondo senza spartiti con cui suonarla? Nell’importanza di consegnare alla storia quello che un autore ha prodotto è imprescindibile il concetto di trasmettere e preservare. Purtroppo sappiamo che l’epoca digitale sta distruggendo anche questo concetto.
Il mercato dell’Editoria che dal 2016 ha iniziato un lento declino verso la perdita completa di compattezza sul fronte dell’Editoria Mondiale accorpata, non ha minimamente affrontato il gigantesco problema della mancanza di formazione dei suoi addetti. A peggiorare la crisi del settore è intervenuto prima il declino e poi la definitiva chiusura del Musikmesse di Francoforte, unica fiera Europea della musica in grado di rappresentare l’intero panorama musicale mondiale nel nostro continente.
Ho indagato a fondo sulle cause della crisi, a partire da internet e dalla conseguente “nuova era digitale”, che hanno determinato l’impoverimento economico del settore, ma a mio avviso il movente più remoto risale alla mancanza di rispetto nei confronti della musica stampata, spesso causato dalla carenza di conoscenza e scarsa consapevolezza da parte degli utenti finali, quindi soprattutto docenti e studenti, oltre ai musicisti sia amatoriali che professionisti. Ci riferiamo a chi puntualmente si è adeguato acriticamente all’uso di copie non autorizzate o file di provenienza sconosciuta, senza considerare il lavoro degli editori musicali impegnati a creare spartiti di grande qualità. Soprattutto senza pensare che questo è in primis un ambito lavorativo che da sempre ha offerto immense possibilità a chi ha studiato musica.

Quindi è indubbio che ciò che è mancato è un reale collegamento tra il lavoro degli editori musicali e gli utenti finali, una connessione che effettivamente non si è mai realizzata e che nessuno ha cercato di stabilire, soprattutto nel nostro Paese. Punti di eccellenza nel mondo dell’Editoria Musicale sono diventati punti di altrettanta criticità perché non evoluti e implementati costantemente dal mercato.
Pensiamo al discorso “formazione”. È indubbio che senza una solida e preventiva formazione uno spartito non si può vendere. Non ci si può improvvisare addetto alle vendite di spartiti in un negozio, come non si può entrare in un’azienda di editoria musicale senza una adeguata formazione.
Altre criticità vengono poi evidenziate dalla “pirateria” fuori controllo e senza rispetto delle regole, con azioni che tolgono ovviamente dignità e opportunità lavorative concrete ai nostri giovani studenti.
L’impoverimento del mercato determina anche una ricaduta sulle testate musicali che subiscono il mancato investimento in pubblicità da parte degli editori per mancanza di fondi provenienti dalle vendite.
A tutto questo si aggiunge la perdita di visibilità di molti prodotti offuscati da barbare azioni di speculazione sul mercato che hanno portato alla chiusura dei reparti specializzati in editoria musicali di varie catene.

Lo spartito ha un costo? Certo, e ovviamente il costo serve a pagare le centinaia di persone che sono coinvolte nel processo produttivo, garantendo agli editori musicali il supporto economico per gli investimenti futuri e l’offerta lavorativa della filiera.
Forse è utile ricordare che “la musica scritta è l’unico linguaggio scritto universalmente riconosciuto e uguale in tutto il mondo”!
Sappiamo bene che educazione critica e formazione sono gli strumenti fondamentali per garantire alle nuove generazioni un futuro concreto e salvaguardare il preziosissimo patrimonio dell’editoria musicale, come offerta professionale di un prodotto imprescindibile nella musica anche se, a oggi, lamentiamo fortemente che nessun editore musicale al mondo si è mosso in questa direzione.
Continuiamo a chiederci perché nessuna commissione di editori musicali nel mondo sia stata istituita nell’intenzione di adoperarsi per proteggere lo spartito come patrimonio mondiale intangibile dell’Unesco. La musica stampata meriterebbe questo riconoscimento, perché ha una storia molto lunga e importante che ha cambiato la vita della musica nel mondo.
La protezione dell’Unesco oggi riguarda con grandissimo orgoglio l’arte della Liuteria di Cremona, l’Opera Italiana, Il Bel Canto, oltre a valori come la Dieta Mediterranea e persino la Transumanza. Perché non c’è nessuno nel mondo che si prenda la responsabilità di gestire la candidatura dell’arte dell’Editoria Musicale a Patrimonio dell’Unesco affinché questo immenso patrimonio non vada perso per sempre, oggi che l’intelligenza artificiale appare sempre più in grado di scrivere musica e dunque sostituire la figura del compositore?
Forse in futuro non potremo celebrare la nascita di altri Beethoven o Gershwin, ma credo sia nostro dovere mettere almeno al sicuro il riconoscimento di un’arte unica nella storia dell’umanità.
