IL LUNGO VIAGGIO CON LA VOCE DI UNA LOGOPEDISTA ESPERTA IN VOCOLOGIA ARTISTICA

di Vanna Rosellini *

Nei primi anni Novanta nei convegni italiani si cominciava a parlare di foniatria e logopedia relativamente alla voce nel suo uso artistico. Il mio percorso di logopedista circa le alterazioni dell’emissione vocale nel parlato iniziò allora a includere la voce artistica. Sono passati più di 30 anni e molto è cambiato in termini di conoscenze, di interesse e di approccio in ambito vocale per quanto concerne il canto nei suoi diversi generi. 

La necessità di confrontarsi, di essere aperti all’ascolto delle proposte e di avere una maggiore consapevolezza a livello individuale, didattico e performativo è molto aumentata così che oggi sono numerose le occasioni di formazione e aggiornamento sia universitarie che private. Questa maggiore attenzione ha fatto sì che mentre negli anni Novanta, almeno nella mia esperienza, errori relativi alla tecnica sia in dilettanti che in professionisti e studenti di canto fossero spesso all’origine di una disfunzione vocale, con l’ampliarsi delle conoscenze e degli scambi professionali, a oggi le alterazioni funzionali sono prevalentemente dovute a uno scorretto uso della voce parlata e non di quella artistica.

Sempre più si comprende quanto sia necessario approcciarsi alla vocalità con uno sguardo meno “laringocentrico” che tenga conto del fatto che voce e vocalità sono il risultato di interazioni sistemiche e quindi di quanto non si possa prescindere da un approccio globale nell’affrontare le funzioni e le disfunzioni vocali. La laringe è un organo estremamente autonomo ma molto adattabile e questo la rende dipendente funzionalmente dalle altre strutture e dallo stato di salute generale, per cui alterazioni in distretti apparentemente non coinvolti nella fonazione incidono sul lavoro di adattamento laringeo, con conseguente possibile comparsa di difficoltà a rispondere alle richieste. Per questo motivo il coinvolgimento di figure professionali con competenze non direttamente legate alla fonazione, diventa opportuno e talvolta necessario. Questo vale per l’uso della voce nelle funzioni comunicative e pragmatiche ma ancora di più quando ci si occupa di una voce professionale che deve essere efficace e avere il minor costo possibile anche in situazioni che spesso sono “anti-fisiologiche”. Integrare conoscenze scientifiche con conoscenze artistiche e comprenderne i meccanismi è quello che un logopedista vocologo e un logopedista esperto in vocologia artistica devono fare.

Occuparsi di voce non può prescindere dal valutare quelle strutture come diaframma, rachide cervicale, articolazione temporo-mandibolare, cingolo scapolo-omerale e cingolo pelvico per menzionarne alcune, per cui nel percorso riabilitativo o abilitativo è opportuno poter coinvolgere figure professionali diverse in un confronto interdisciplinare che aiuti a superare la tentazione di un sapere enciclopedico e porti le migliori competenze possibili nel percorso di raggiungimento dell’eufonia. Confronto interdisciplinare, soprattutto se si parla di voce artistica, vuol dire leggere la vocalità prodotta con lenti diverse ma non estremamente settorializzate, vuol dire lavorare insieme e rispettare l’unità psicosomatica della persona mettendo le proprie competenze al servizio del benessere e dell’efficacia fonatoria. Personalmente credo che, per un logopedista che lavora sulla voce artistica, oltre alla figura del docente di canto, e naturalmente il foniatra, anche quella dello gnatologo, del posturologo e dell’osteopata contribuiscono a comporre il team perfetto; la presenza di sinergie lo faciliterà nell’essere quella figura sanitaria che, per codice deontologico e inquadramento, agisce e interviene come guida e sostegno in un percorso di cura e di autonomia verso l’eufonia, sia essa fisiologica che artistica.

Laringe umana (illustrazione al computer) ©gettyimage

Una delle finalità del lavoro logopedico è stimolare e sostenere la persona nel raggiungimento dell’autonomia e questo non può prescindere dalla consapevolezza propriocettiva durante l’emissione vocale, ma l’utilizzo dello stesso strumento/sistema nella quotidianità per fini relazionali, pragmatici e cognitivi e nell’attività artistica, soprattutto nei giovani allievi, può creare una sorta di gerarchia in termini di attenzione. Il focus attentivo sull’ascolto sia uditivo che propriocettivo è incentrato sul momento dello studio del canto, durante le prove e la performance, mentre è assente nella quotidianità, per cui solo quando la fatica fonatoria coinvolge la voce artistica si prende coscienza di dover intervenire e si ricorre al foniatra o al medico ORL.

Negli ultimi anni grazie alla maggiore attenzione dedicata alla voce sia in ambito scientifico che sui media e sui social, sono comunque sempre di più gli artisti che decidono di migliorare la gestione della propria voce anche al di fuori dell’ambito performativo.

Come logopedista esperta in vocologia artistica ho sempre creduto e cercato di essere al fianco delle persone che si rivolgevano a me cercando di curare, condividendo esperienze e sapere, al fine di sostenere un percorso che, partendo dall’ascolto percettivo e propriocettivo condivisi, portasse alla consapevolezza e all’autonomia. Volendo utilizzare una terminologia un po’ datata, potrei parlare quindi di “counseling logopedico”, indicando con questo uno strumento relazionale, un processo di dialogo e reciprocità tra due persone in cui il logopedista aiuta chi ha di fronte a prendere decisioni e agire in rapporto a esse, stimolandone l’autoefficacia della cura e quindi (potrei dire) sostenendo un processo in cui il performer diventi counselor della propria voce. Un approccio quindi che, non prescindendo da specifiche e solide competenze scientifiche e comunicative, sia utile e determinante nel processo di guarigione e/o apprendimento di buone norme di igiene vocale; questo credo che riassuma bene quello che per me è essere una logopedista che si occupa di voce artistica.

Da questa visione del mio ruolo, è scaturita la necessità di scegliere un approccio alla valutazione e all’intervento in cui mi riconoscessi e che pur tenendo conto di protocolli standardizzati fosse adattabile alle diverse situazioni personali. Il momento della valutazione è quello in cui si gettano le basi di un rapporto di fiducia in cui ruoli diversi si confrontano per iniziare un percorso comune ed è quindi molto importante anche per l’economia del lavoro.

Il primo incontro durante il quale si effettua una valutazione logopedica è l’occasione durante la quale i limiti temporali devono essere elastici, è il momento in cui ascoltare ed essere aperti alle proposte comunicative della persona che si ha di fronte, ricordando che questa è in cerca di risposte e soluzioni, ma evitando di dare “ricette”. Osservare senza preconcetti il linguaggio corporeo e comunicativo sia posturale sia vocale è un momento fondamentale, che richiede un atteggiamento di ascolto che amo definire neutro, per cui preferisco evitare di vedere subito la diagnosi medica e le immagini allegate che vedrò successivamente. Ascoltare la persona che parla liberamente della propria voce ci permette già di sottolineare l’importanza dell’ascolto senza enfatizzare il prodotto vocale qualitativamente. Nel secondo momento della prima seduta vedo la diagnosi, il risultato degli esami elettroacustici, raccolgo i dati anamnestici sia remoti sia prossimi, somministro eventualmente questionari, osservo la coordinazione pneumofonica e l’atteggiamento posturale durante la fonazione, registro sia le emissioni vocaliche tenute che gli attacchi e l’eloquio, che poi discuterò con il paziente. Passo poi alla condivisione della scelta degli obiettivi e del progetto terapeutico.

Il percorso logopedico diventa così un fare esperienze che, partendo da dati oggettivi, anatomici e fisiologici, permettano di scegliere le modalità più economiche ed efficaci per la persona, al fine di raggiungere il benessere e l’efficacia fonatoria nel parlato e il minor costo possibile nell’attività performativa. Il logopedista esperto in vocologia artistica è per me come il pittore che, conoscendo bene i pigmenti dei colori che ha a disposizione, riesce a miscelarli e adattarli a seconda della tela e del risultato che vuole raggiungere.

L’uso della voce e ancor più l’arte vocale sono il risultato di elementi anatomici, emozionali e codificati, per cui non si può prescindere dalla conoscenza di questi diversi “attori” e dal contesto che contribuisce al prodotto finale. Occupandosi di voce bisogna tener conto del fatto che nell’emissione vocale l’emozione e l’aspetto interpretativo passano attraverso controlli neurologici e sottocorticali, mentre il codice tecnico e il linguaggio sono sotto il controllo di aree corticali e questa conoscenza ci aiuta sia nella scelta dell’iter terapeutico che nella decisione eventuale di coinvolgere altre figure professionali. Il segnale vocale che produciamo è il risultato del lavoro di organi e di strutture diverse che, in reciproca dipendenza, contribuiscono a dare una forma acustica ai nostri pensieri e alle nostre emozioni. A questa dipendenza e alla perfetta integrazione del funzionamento della glottide, agli effetti dei suoi diversi assetti, alla possibilità di articolare vocali e consonanti e di legarle in stringhe linguistiche e al tratto vocale, si deve l’unicità della nostra voce e delle sue sfumature.

Catene miofasciali

Negli ultimi anni molto interesse nel percorso logopedico è stato rivolto ai rapporti fra voce, sistema tonico-posturale e tratto vocale. Le strutture muscolari di parete, il palato molle, la lingua e la mandibola sono tutti elementi estremamente dinamici, facilmente coinvolgibili come alleati in un percorso di guarigione o di crescita. Soprattutto la lingua ha suscitato un grande interesse in me, in quanto interagisce in modo importante con il tono muscolare del collo (catena anteriore), con la funzionalità dell’ATM (acronimo per articolazione temporo-mandibolare) e con i muscoli mimici; inoltre, avendo il suo perno nell’osso ioide, interagisce anche con le posizioni della laringe.

Molto spesso ho incontrato posture a riposo non funzionali e/o deglutizioni atipiche con presenza di contatti interdentali che influivano negativamente sulla qualità della risonanza e sulla presenza delle formanti dell’emissione, oltre che sul costo del sistema vocale e sul sistema tonico posturale con presenza di algie e contratture. Registrando questo nelle valutazioni e considerando che l’apparato stomatognatico è il punto di unione fra le catene anteriori e posteriori, nel percorso logopedico ho coinvolto i pazienti sia nel lavoro che nell’ascolto propriocettivo legati alle posture e ai movimenti linguali, facendo esperienza di come questi interagiscano con la funzionalità e la mobilità della mandibola e sulle variazioni del baricentro del corpo. Questo approccio, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, ha prodotto una riduzione dei tempi di apprendimento e di recupero evidenziando ai controlli effettuati nel tempo una buona autonomia nell’autogestione.

In sintesi credo che il lavoro sulla e con la voce debba basarsi sulla conoscenza dei meccanismi funzionali ma debba essere personalizzato e debba tener conto che ogni azione, sia questa vocale sia motoria, è il risultato di funzioni che non possono prescindere dalla storia posturale, emotiva e dalle conoscenze della persona.

*Vanna Rosellini è logopedista esperta in vocologia artistica

In collaborazione con AICI – Associazione Insegnanti di canto Italiana

AICI – ASSOCIAZIONE INSEGNANTI DI CANTO ITALIANA
AICI nasce e si sviluppa con il proposito di realizzare un punto di aggregazione, formazione e approfondimento sulle tematiche legate alla vocalità e alla sua pedagogia. Tutto ciò attraverso l’incontro, il confronto e la collaborazione fra tutte le figure, professionali e amatoriali, a contatto con il fenomeno della voce. L’obiettivo di AICI è che gli insegnanti di canto possano trovare nell’Associazione confronto e scambio, approfondimento, ricerca, studio e stimolo verso una sempre più aggiornata pedagogia e didattica del Canto. 
È iscritta nel registro del Ministero dello Sviluppo Economico tra le associazioni che rilasciano la certificazione di qualità dei servizi prestati dai soci a seguito di una formazione permanente e si propone come punto di riferimento per gli allievi che desiderino avvicinarsi allo studio del canto avvalendosi di un insegnamento serio, preparato e aggiornato sottolineando quest’ultimo come libero e fondato sull’autonomia delle competenze e sull’indipendenza metodologica di ogni insegnante. AICI riconosce nel canto un’arte che va oltre il tecnicismo, avvalorandolo come espressione di emozioni, di libertà e bellezza.

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