L’ARTE DEL MASTERING AUDIO. INTERVISTA A BOBBY OWSINSKI

di Piero Chianura

È ancora Volontè & co, e sempre con la traduzione di Pierluigi Bontempi, a prendersi cura di un altro testo fondamentale per chi desidera apprendere le tecniche e conoscere gli strumenti del sound engineer moderno. Questa volta si tratta di The Mastering Engineer’s Handbook, guida teorico-pratica al mastering audio moderno, giunta alla sua quinta edizione aggiornata con le più recenti tecnologie digitali e immersive. Dalla preparazione del mix al formato di destinazione sia esso vinile o streaming, Bobby Owsinski illustra con chiarezza ogni fase del processo, spiegando l’uso professionale di compressori, limiter, equalizzatori e plugin software per il mastering. 

The Mastering Engineer Manuale Completo dedica ampio spazio al mastering “in the box” (tutto nel dominio digitale all’interno del computer), ai servizi online e agli strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Completano il libro le interviste a leggendari mastering engineer come Bob Ludwig, Doug Sax, Bernie Grundman e Howie Weinberg, che raccontano il dietro le quinte delle loro personali esperienze. Si tratta di un testo di riferimento per fonici, produttori e studenti che vogliono comprendere e padroneggiare l’arte del mastering contemporaneo.
Abbiamo intervistato l’autore Bobby Owsinski in compagnia di Pierluigi Bontempi, figura di riferimento per le traduzioni tecniche di Volontè & co, nonché profondo conoscitore dell’audio professionale.

MusicEdu A chi è rivolto questo testo e quanto è diverso rispetto a quando lo pensasti nella sua prima edizione 23 anni fa?
Bobby Owsinski Uno dei motivi per cui avevo scritto questo libro era stato che conoscevo molti sound engineer. Avevo un ufficio all’interno di un grande studio di mastering e quindi sapevo come lavoravano, li osservavo partecipando alle loro sessioni e potevo osservarli in ogni momento. Però ricevevo anche molti feedback dai miei follower sul mastering, un’arte e un mestiere molto misteriosi, e poiché avevo la sensazione che non ci fossero molti libri sull’argomento, ho pensato di scrivere qualcosa che potesse dare un’idea di cosa facessero realmente i mastering engineer, di come lo facessero e quali fossero i loro metodi. Ora siamo alla quinta edizione del libro e il mastering non è cambiato nelle sue fondamenta, ma in alcuni strumenti che si utilizzano per farlo. Soprattutto, oggi è anche possibile per quelli che hanno un home studio eseguire il proprio mastering, cosa che prima era molto difficile. Quindi il libro è pensato per loro. 

MusicEdu In effetti oggi ci sono diverse piattaforme online attraverso le quali realizzare il proprio mastering, ma anche molti strumenti software disponibili offline alcuni dei quali assistiti dall’intelligenza artificiale. Ma quali sono i rischi del fai-da-te nel mastering da parte di musicisti e persone non preparate tecnicamente che utilizzano queste piattaforme e questi nuovi tool? 
Bobby Owsinski Questi strumenti sono molto validi anche se ancora non superano le capacità di un mastering engineer, ma ci vanno molto vicino. Ci sono però un paio di accorgimenti da adottare. Il primo è che se lo strumento decide qual è il modo in cui il tuo mix dovrebbe suonare, dovresti fidarti. Infatti, quello che accade di solito è che le persone cercano di migliorarlo peggiorando invece le cose. Quindi bisogna fidarsi dello strumento. Il secondo è usare sempre un riferimento. Quindi, se hai una canzone che ti piace molto ed è già masterizzata, è utile caricarla nel tool di masterizzazione. La maggior parte degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale offre questa possibilità, perché apprende il tipo di compressione e l’equalizzazione copiandone le impostazioni, che poi applica alla nuova song da masterizzare. Usando questi due accorgimenti si ottiene un master molto ben bilanciato e ben realizzato. Ma occorre fidarsi senza metterci le mani sopra.

MusicEdu Quindi dovremmo fidarci di loro senza capire che cosa stanno facendo realmente? 
Bobby Owsinski Soprattutto se non sai cosa stai facendo, sì e proprio perché sono migliori di te.

MusicEdu Diciamo allora che stiamo aiutando musicisti o producer a fare mastering attraverso i tool, ma preservando la professionalità dei master engineer, i quali detengono la conoscenza dell’arte del mastering.
Bobby Owsinski È ​​più di questo, perché un ingegnere del suono davvero bravo non solo ha gli strumenti, ma ha anche il sistema di riproduzione audio e lo spazio adeguato per sentire ogni piccola differenza sonora, e questo è ciò che manca alla maggior parte delle persone in uno studio casalingo. In sala di ascolto con un tecnico del mastering, si può sentire la differenza di un quarto di dB quando interviene sul suono, cosa che l’utente di un home studio non sentirà mai. E che ci crediate o no, anche solo mezzo dB di qua e mezzo dB di là fa una differenza enorme. Ma se non riesci ad ascoltarla nelle giuste condizioni, allora non puoi lavorare come un vero ingegnere del suono.

MusicEdu Rispetto ai diversi formati a cui sono destinati i master, dal CD allo streaming online, dal broadcast al cinema, quali sono le specifiche tecniche e musicali che ciascuno di questi formati richiede al mastering engineer? 
Bobby Owsinski Gli ingegneri del mastering che conosco fanno pochissime differenze tra i formati. Il master è fondamentalmente un master CD. Poi se devono lavorare per il vinile magari lo portano a -3 dB e tagliano un po’ i bassi, ma non c’è molta differenza. Per lo streaming, non importa cosa invii, perché il tuo master verrà comunque ricodificato per essere normalizzato al livello richiesto dalla piattaforma. Sai però che non servirà tenere basso il livello di dB. Lo stesso vale per la televisione, per esempio, dove l’unica persona a cui interessa un livello basso è l’ultimo montatore prima che il programma venga trasmesso in rete. Per quanto riguarda il cinema, la mia esperienza è che quando masterizzavamo per questo ambito, i master erano fatti esattamente nello stesso modo di un CD e poi spettava all’editor musicale adattarli, se necessario.

MusicEdu Forse cambia il numero dei canali… dallo stereo al surround, all’immersivo spinto con la gestione dei bassi e così via…
Bobby Owsinski Per il cinema, di solito un tecnico del mastering non deve preoccuparsi di inviare in formati surround (come il 5.1) o immersivi perché il music editor vuole gli stem separati. Quando poi faranno il mix finale metteranno insieme il doppiaggio e gli stem, assicurandosi che la musica non interferisca con i dialoghi più di ogni altra cosa. Perciò, se gli dai un mix completo, hanno più difficoltà. Di solito vogliono la batteria in uno stem separato, le tastiere o le parti orchestrali ciascuna nel proprio stem separato e così via. Sarà poi l’editor musicale o chi è al mixer a modificare tutti i livelli. Quindi è un modo di lavorare completamente diverso. Il montatore musicale del film di solito invia una scheda tecnica da seguire dove indica se vuole gli stem stereo o mono, come nel caso del basso. Potrebbero anche volere stem in 5.1 o 7.1, ma non ho visto molti casi in cui hanno chiesto uno stem immersivo.

MusicEdu Parlando di sorgenti separate, oggi l’intelligenza artificiale è in grado di ricostruire degli stem partendo da un mix stereo… cosa ne pensi?
Bobby Owsinski Sì, be’, non sono perfetti… nel senso che riusciranno a farlo sempre meglio ma fornendo anche degli artefatti che non suoneranno necessariamente bene. Se rifai il mix, può funzionare, ma se ascolti ogni strumento singolarmente lo senti che non suona correttamente. Non ne ho ancora ascoltato uno che fosse perfetto. Un po’ di tempo fa ce n’era uno in giro, che tutti gli studi cinematografici usavano per poter ridoppiare un film separando le voci dalle tracce sonore. Era molto costoso e avrebbe funzionato molto bene, ma non è più sul mercato. E mi chiedo se sia questa la tecnologia usata da Peter Jackson agli Abbey Road Studios per separare i brani dei Beatles (MAL – Machine Audio Learning Technology, NdR).

MusicEdu Prima di masterizzare oggi è ancora importante per un mastering engineer confrontarsi con chi ha realizzato il mix? 
Bobby Owsinski Se parliamo di produzioni di alto livello e con budget elevati, da 30/40 anni i fonici, indipendentemente dalle loro esperienze, di solito inviano prima un mix grezzo al fonico di mastering a cui chiedono: “Va bene così? Ci sono delle frequenze troppo presenti o assenti?” E il tecnico del mastering, dopo aver ascoltato, approva rispondendo: “Sì, continua così” oppure dice, per esempio: “No, i 120 Hz sono troppo forti, bisogna abbassarli” e il fonico di mixaggio riprende da quel punto. Ancora oggi è una buona pratica per il fonico di mixaggio contattare il fonico di mastering per farsi guidare. È la cosa migliore per tutti. Una cosa che la maggior parte delle persone non comprende è che un fonico di mastering a volte restituisce un mix al fonico di mixaggio dicendogli: “Se lo aggiusti tu sarà molto meglio che se ci provassi io”. Perciò, se qualcosa non funziona, un fonico di mastering non avrà remore nel rimandarlo indietro. Per esempio, se in un mix il rullante non è abbastanza brillante, il tecnico del mastering sarà portato ad enfatizzare le frequenze sui 2/2.5kHz. In questo modo il rullante suonerà meglio, ma la voce finirà per suonare stridula. A questo punto egli si accorgerà che non c’è niente che si possa fare e rispedirà indietro il mix. Ecco, questo è qualcosa che non succede se usi un servizio online. Il mix suonerà meglio, ma non otterrai quel tipo di precisione.

MusicEdu Nel tuo libro ci sono anche alcune interviste a mastering engineer. Puoi riportarci qualche consiglio o considerazione importante su come lavorare che ti ha rivelato qualcuno di loro?
Bobby Owsinski Gli ingegneri del mastering usano la stessa formula dai primi anni ’60, ciascuno con un proprio modo di usare compressori, equalizzatori e limiter. Sui nuovi strumenti, i sound engineer hanno trovato ciascuno il proprio percorso. Per esempio, ho un amico ingegnere del suono che non usa limitatori, ma cinque compressori che imposta in modo da ottenere lo stesso effetto di un limitatore. Quindi la base teorica è la stessa, ma gli approcci sono diversi. Ci sono poi alcuni mastering engineer che usano molta saturazione, cosa che fino a 10 anni fa non si faceva. In fondo, quello che stiamo cercando di fare è ottimizzare al massimo le dinamiche e avere una larghezza di banda in frequenza completa. Gli ingegneri del mastering odiano apportare grandi cambiamenti alle frequenze. Per esempio, difficilmente vedrete uno di loro aggiungere più di 2 o 3 dB a un punto di equalizzazione. Di solito è 1/2 dB o 1 dB in più o in meno. E se sentono la necessità di andare oltre, allora diranno al tecnico del mixaggio: “Dovresti probabilmente ricontrollarlo, perché è proprio qui il problema”.

Pierluigi Bontempi Una cosa interessante nel tuo libro è che inserisci sempre riferimenti a software specifici, a uno specifico compressore o a una specifica suite per il mastering. Quando spieghi come usare un compressore, fornisci informazioni molto specifiche ed esplicite, molto più di quanto non facciano altri libri sull’ingegneria audio che ho letto, nei quali puoi capire teoricamente cosa dice l’autore, ma a volte non hai ancora idea di cosa fare esattamente. Capisci la teoria ma non sai cosa fare per iniziare. Questo non accade invece con i tuoi libri perché fornisci tutto ciò di cui si ha realmente bisogno per operare da un punto di vista pratico. E trovo che questo sia il vero punto di forza dei tuoi libri. È un approccio studiato o è qualcosa che fai perché ti sembra naturale scrivere in questo modo? 

Bobby Owsinski Ho scritto il mio primo libro, The Mixing Engineer’s Handbook, ero un bravo ingegnere del suono, ma non ero un bravo mix engineer e volevo migliorare. Conoscevo però tutti i migliori mixer engineer di Los Angeles e New York. Così sono andato a trovarli per farmi dare informazioni specifiche sul loro lavoro. Osservarli per capire cosa facevano mi ha aiutato molto e così ho pensato: “Da questo momento in poi, farò sempre così: chiederò loro di farmi vedere come devo fare una cosa e con quali impostazioni così che possa poi spiegare come si fa ai miei lettori”.

Pierluigi Bontempi Un’altra cosa che ho trovato davvero interessante leggendo e traducendo il tuo libro è che molti mastering engineer hanno realizzato il loro software, i loro plugin e qualche volta anche propri strumenti hardware. Sembra cioè che gli ingegneri del mastering siano più esperti di ingegneria elettronica e informatica rispetto ad altri professionisti dell’audio. Mi sbaglio?

Bobby Owsinski Sono sicuramente più abili tecnicamente e penso che debbano esserlo perché hanno a che fare con cose che la maggior parte degli ingegneri audio non affronta, per esempio, i diversi formati e come consegnare audio adatto a questi formati. Le specifiche di consegna sono diverse e i mixing engineer non le ricevono così spesso, mentre i mastering engineer sì. Quindi devono essere più preparati tecnicamente. E poi, e questo risale ai tempi dell’incisione del vinile fin dagli anni ’60, bisogna conoscere la fisica coinvolta per farlo bene. Faccio un esempio. Ho scritto insieme a Ken Scott la sua autobiografia. Ken Scott è un famoso ingegnere che ha lavorato con i Beatles e David Bowie. Allora mi raccontò la sua storia ad Abbey Road, dove aveva fatto il galoppino prima di diventare secondo ingegnere e poi era passato al mastering dove era restato un anno o due prima di diventare primo ingegnere. La ragione per cui lo avevano fatto lavorare al mastering era che volevano che lui sapesse esattamente come il mix si traduceva su quel pezzo di vinile. Quindi quella era una parte fondamentale della formazione perché dava un’idea della fisica coinvolta e di cosa funzionava e cosa no su quel formato. Oggi non è diverso, nel senso che devi comunque conoscere la fisica coinvolta nella distribuzione di un prodotto nei diversi formati. Quindi, per esempio, se devi masterizzare per Apple Digital Masters, devi sapere che cosa comporta e cosa occorre fare per rispettare le specifiche molto precise che devi soddisfare, altrimenti il tuo materiale audio non verrà caricato. Quindi, ci sono molte cose di cui un tecnico del mastering deve occuparsi e di cui altri ingegneri del suono non si preoccupano. E di conseguenza, credo che siano un po’ più avanti tecnicamente rispetto agli altri.

MusicEdu Pierluigi, Bobby ha affermato che tu hai un talento davvero speciale perché una cosa è saper tradurre, un’altra è saper tradurre con un’alta competenza tecnica. Ci racconti qualcosa della tua formazione?
Pierluigi Bontempi Vengo da una formazione mista: mi sono laureato in musicologia all’Università di Pavia, ma, diversi anni dopo, ho conseguito il Dottorato in ingegneria informatica facendo ricerca presso il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova (Dipartimento di Ingegneria informatica). In mezzo sono passati circa 15 anni, in cui ho lavorato a vario titolo nel campo musicale e della tecnologia audio. Ho prodotto brani anche per videomaker, library e TV. Ho fatto molta didattica, soprattutto come trainer certificato Steinberg, e ho scritto un libro sulla produzione audio con Cubase, edito da LSWR. Ormai da molti anni mi occupo poi di giornalismo specializzato in campo musicale o audio. Sono competenze ed esperienze diverse, ma tutte tornano utili quando bisogna affrontare una traduzione di questo tipo.

MusicEdu Secondo te quanto interesse c’è per un libro così specialistico sul mercato italiano?
Pierluigi Bontempi Nel mondo anglosassone la letteratura sul pro audio è davvero molto ricca, ci sono moltissimi testi sulla produzione, sulla registrazione, sul mixaggio e sul mastering. In Italia l’editoria specializzata in questo contesto è esplosa in questi ultimi anni, con grande interesse del pubblico. Si tratta spesso di traduzioni in italiano di testi in lingua inglese e in questo senso Volontè è stato credo l’editore che più ha investito nel settore. Detto ciò, penso che, nonostante il mercato italiano sia circoscritto, un libro come quello di cui abbiamo parlato possa certamente trovare il suo spazio, soprattutto per il taglio molto pratico e applicato che presenta.

Info: Volontè & co – https://volonte-co.com/prodotto/the-mastering-engineer-ed-italiana/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *