LA RIPRESA MICROFONICA DELLA BATTERIA ACUSTICA

Una batteria può essere difficile da riprendere in modo ottimale a causa delle sue dimensioni e complessità sonora. Un drumset può includere un gran numero di singoli strumenti, dalla cassa, al rullante, ai piatti overhead, ai diversi tom, all’hi-hat, fino a ulteriori elementi supplementari come chimes, wood block, cow bell, ecc.

Ogni singolo elemento della batteria ha il suo suono unico da catturare. Quindi, quando si microfona il drumkit, la prima scelta da fare è tra catturare il suono “così com’è”, cioè la batteria così come una persona la sente acusticamente o catturare il suono di ciascun elemento separatamente.
A causa della natura complessa della batteria acustica, la stretta vicinanza degli elementi crea spesso molti rientri incrociati nella ripresa microfonica di ogni strumento, il che può essere un vantaggio o una sfida faticosa, a seconda dell’obiettivo finale.
Se desiderate catturare il suono naturale e le dinamiche del drumkit, potete scegliere di utilizzare pochi microfoni, posizionati strategicamente per catturarne il suono complessivo. Li si può posizionare sopra la batteria o appena dietro o addirittura davanti. Ciascun approccio si tradurrà in un suono che il batterista di solito è in grado di  riconoscere.
Se considerate ogni tamburo, piatto e altro elemento del kit come strumenti separati e di conseguenza isolate ognuno di questi elementi con un microfono a ripresa ravvicinata, potreste potenzialmente finire per usare molti microfoni. Ciò si tradurrà in un suono molto diverso rispetto all’altro approccio, con un suono finale il cui destino sarà nelle mani dell’ingegnere del suono e del produttore.
In entrambi i casi, l’ambiente, sia sul palco dal vivo che in studio di registrazione, avrà comunque un certo impatto sul suono che porterà a scegliere uno o l’altro approccio.

GRANCASSA (KICK DRUM O BASS DRUM)
Ci sono grancasse (o casse) di diverse dimensioni e suono. Tutte hanno una pelle battente sul lato del batterista e la maggior parte ha anche una pelle risonante sul lato opposto, verso l’ascoltatore, che aiuta la cassa a risuonare a una specifica tonalità. 

La pelle risonante viene spesso accordata proprio per dare il carattere sonoro desiderato alla cassa. La pelle risonante ha spesso un foro che rende più facile e veloce il posizionamento di un microfono all’interno della cassa. Il modo in cui posizioniamo un microfono davanti a questo foro definisce anche la combinazione tra suono della pelle battente e suono della risonante. Posizionare il microfono completamente all’interno crea un suono molto distinto con molto attacco: il suono del battente del pedale che colpisce la pelle. Il posizionamento all’esterno del foro crea invece un suono più “rimbombante”. Perciò spesso si preferisce gestire il mix tra i due suoni posizionando il microfono. Inclinare il microfono quando è posizionato fuori dal foro modificherà il suono privilegiandone solo l’attacco mettendo in evidenza le basse frequenze che state cercando.

L’angolazione del microfono ridurrà anche i potenziali problemi di vento (molta aria viene spostata dalla cassa). La distanza regolerà la risposta generale in frequenza dei bassi, sfruttando l’effetto di prossimità.

IL NUOVO DPA 4055 PER GRANCASSA
Il microfono DPA 4055 è ottimizzato per la ripresa di strumenti percussivi con accentuate basse frequenze e ad alti livelli di pressione. 

A differenza dei tradizionali microfoni per grancassa, DPA 4055 è robusto, versatile, neutro, senza un suono prestabilito, e offre una risposta in frequenza lineare in asse e fuori asse, che si traduce in un suono molto dettagliato, naturale e ben definito. DPA 4055 ha un originale design asimmetrico che ne rende facile il posizionamento anche attraverso il foro del tamburo, includendo l’ingombro dell’asta nella sezione del corpo microfonico, evitando ogni rischio di strappare la pelle risonante. Può essere posizionato sia all’interno che all’esterno del fusto e ha un ampio alloggiamento sospeso elasticamente con protezione antivento posizionata davanti alla capsula e dietro la griglia, per eliminare ogni turbolenza di fronte al foro.

RULLANTE (SNARE)
Il rullante prende il nome dal “rullare” della cordiera posizionata nella parte inferiore di questo tipo di tamburo e costituita da sottili corde di metallo tese strettamente sulla pelle risonante. La cordiera risuona quando si colpisce la pelle battente superiore ed è quindi un elemento distintivo del suono di un rullante.

Catturare il suono della cordiera separatamente può spesso essere utile in funzione del mixaggio successivo, quindi per questo viene spesso utilizzato un microfono dedicato.
Molti anni fa, i microfoni non erano in grado di catturare al tempo stesso gli elevati livelli di pressione sonora e le alte frequenze generate dal rullante. Una soluzione alternativa era posizionare un microfono in grado di gestire le alte frequenze sotto il tamburo, dove la pressione sonora non era così elevata. Sopra il rullante, invece, si posizionava un altro microfono, tipicamente dinamico, in grado di gestire la pressione sonora. Questa combinazione ci ha trasferito il meglio di entrambi i mondi, ma ha anche introdotto problemi di fase tra i tipi di microfoni posti a distanze diverse dalla pelle battente del tamburo.
Oggi questi problemi vengono risolti con microfoni a condensatore di fascia alta in grado di gestire SPL (Sound Pressure Level) estremi e catturare le alte frequenze.

RIPRESA DALL’ALTO (OVERHEAD)
È possibile utilizzare gli overhead per completare il lavoro del microfono ravvicinato e concentrarsi sulla cattura del suono dei piatti. A seconda del numero di piatti e della dimensione/larghezza della batteria, potreste aver bisogno di più di un microfono. 
Viene spesso utilizzata una coppia stereo usando diverse tecniche di ripresa stereofonica.

Il popolare stereo A/B sfrutta microfoni omni e direzionali. Quando si posizionano più di un microfono come overhead, è una buona idea assicurarsi che la distanza dal rullante sia la stessa per entrambi. Ciò garantirà che il livello, il tempo e la fase del rullante siano gli stessi in entrambi i microfoni overhead.
In alcuni casi, è preferibile una tecnica di microfonazione da sotto. Questa tecnica consente di trattare il suono dei piatti individualmente ed è talvolta preferita anche per motivi pratici ed estetici.

CHARLESTON (HI-HAT)
Se il genere musicale richiede il charleston come elemento distinto nel mix e non solo riprodotto naturalmente dagli overhead, è possibile utilizzare un microfono dedicato posizionato leggermente sopra i due piatti dell’hi-hat. 

Il centro del charleston irradia frequenze più alte che si abbassano quando si posiziona il microfono più vicino al bordo. Per ottenere una maggiore separazione, è utile posizionare il microfono del charleston rivolto lontano dal rullante, ma poiché il microfono punta su una superficie riflettente, sentirete comunque molte riflessioni dal resto della batteria.

TOM-TOM (RACK TOM)
I tom-tom possono essere microfonati allo stesso modo del rullante, tranne che per il fatto che i tom-tom non hanno cordiere sotto, quindi catturare il suono della pelle riflettente serve a uno scopo diverso. 
Puntare il microfono più vicino al bordo crea un attacco con una intonazione più alta mentre puntarlo più verso il centro del tamburo genererà un suono a frequenze più basse e più rimbombante.
I tom-tom hanno ruoli diversi a seconda dello stile suonato, quindi sono utili alcune considerazioni. In alcuni generi, non è affatto comune utilizzare microfoni sui tom. In questi casi, vengono utilizzati overhead posizionati accuratamente per catturare un suono equilibrato tra piatti e tom. Ma per il pop e il rock, i tom richiedono una tecnica di microfonazione più ravvicinata per ottenere un segnale più isolato da elaborare individualmente.

Si consiglia di sperimentare il posizionamento e le diverse angolazioni del microfono per trovare il suono desiderato e ridurre al minimo l’interferenza dei piatti, che spesso sono molto vicini ai microfoni dei tom-tom.
Info: DPA Microphones 

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