INCLUSIONE AFAM. EMILIO PIFFARETTI AL CONSERVATORIO DI MILANO

di Carmelo Farinella

Il tema dell’inclusione e dei bisogni educativi speciali nel mondo dell’Alta Formazione musicale è di grande attualità. Dal Decreto Ministeriale 752 del giugno 2021 alla figura del tutor, ne abbiamo parlato con Emilio Piffaretti, coordinatore disciplinare di “Teoria, ritmica e percezione musicale” al Conservatorio di Milano.

MusicEdu Da poco ti sei occupato dell’organizzazione di un convegno su musica e DSA al Conservatorio di Milano. Ci aggiorni sullo stato delle cose?
Emilio Piffaretti Il convegno si è svolto lo scorso 14 gennaio ed è il secondo che organizziamo a Milano. È l’evoluzione di un percorso iniziato molti anni fa, dopo la promulgazione della legge 170/10 che ha introdotto nei conservatori il tema dell’inclusione e dei bisogni educativi speciali in generale. Un tema che fino a non molto tempo fa era di fatto sconosciuto, o conosciuto dalle persone che avevano già  maturato esperienze. Capitava che ci si trovasse ad avere in classe studenti che manifestavano difficoltà, in particolare nella lettura musicale o di altre abilità, le quali potevano essere risolte attraverso un percorso di studio speciale, personalizzato o individualizzato. L’attenzione nei loro confronti è sempre stata lasciata all’iniziativa dei singoli docenti e si svolgeva all’interno della classe. Il problema della struttura e dell’organizzazione era l’altro aspetto non risolto: non esisteva la capacità di mettere in atto servizi e supporti specifici per mitigare le criticità manifestate dagli studenti durante il loro percorso di formazione. Fortunatamente, e da non poco tempo, si è iniziato ad affrontare il problema in una dimensione collettiva: il concetto di “inclusività” non è più lasciato al singolo docente, ma è diventato patrimonio comune, così è la struttura conservatorio che se ne fa carico.

MusicEdu Come si è concretizzato questo cambiamento?
Emilio Piffaretti Attraverso iniziative a supporto dello studente e dei suoi docenti. Si è iniziato a lavorare alla costruzione di un sistema organizzativo che affrontasse le problematiche burocratiche “della vita quotidiana” e che creasse occasioni di confronto: si pensi ai webinar, ai gruppi interdisciplinari sugli studenti, agli incontri di informazione e formazione. Come il convegno, appunto, in cui docenti esperti forniscono spiegazioni scientifiche e didattico-metodologiche in merito ai disturbi di apprendimento e di come affrontare tutto questo all’interno di una realtà complessa come il conservatorio. A Milano abbiamo circa il 6/7% di studenti con diverse tipologie di disturbi di apprendimento su una popolazione di 1.700 studenti. È un numero importante che ci pone tutta una serie di problematiche: non ultima, quella della organizzazione generale.

MusicEdu Come viene gestita questa situazione nella quotidianità?
Emilio Piffaretti Le difficoltà sono molteplici. Dobbiamo prestare particolare attenzione sul fronte del supporto alla persona e fornire ai docenti, ai collaboratori e al personale amministrativo gli strumenti più adeguati per gestire le diverse problematiche. A questo proposito ci stiamo ponendo il problema di che cosa significhi fornire un servizio e di come si possa gestire la complessità connaturata nell’erogazione di servizi che favoriscono l’inclusione. Le questioni sono molte e da affrontare partendo da diversi punti di osservazione. Nell’ultimo congresso è stato affrontato il tema delle figure di tutoraggio che, in futuro, potranno essere messe a disposizione per la gestione delle disabilità all’interno del mondo AFAM. Il quale, va ricordato, è molto diverso dalle università: il conservatorio è una struttura (per definizione) esclusiva ed è preposta alla formazione di musicisti di alto livello o di validi insegnanti. Ma, anche in questo caso, ci si pone una domanda. La figura professionale in uscita dal conservatorio viene associata prevalentemente alla forma performativa: come far raggiungere livelli performativi adeguati a studenti che presentano disturbi dell’apprendimento e che siano adeguati alle richieste del “mercato” musicale? 

MusicEdu Ci sono ambiti, come l’Alta Formazione, in cui sarebbe opportuno offrire la possibilità di seguire una passione personale e di migliorarsi. Ma a ostacolare questo processo è il valore legale del titolo di studio. Non sarebbe il caso di dare una certificazione in base al singolo livello, o alle competenze?
Emilio Piffaretti È necessario un passaggio formale e normativo. Attualmente bisogna garantire un livello adeguato agli obiettivi formativi. Quello che manca oggi  è una vera autonomia delle istituzioni tale da poter definire percorsi formativi individualizzati, mantenendo però un adeguato livello di competenza. Nel momento in cui venissero aperte nuove strade (penso a percorsi formativi specifici per il solo insegnamento o il solo concertismo) si darebbe la possibilità di mettere in atto un vero e proprio orientamento in base alle proprie capacità e aspirazioni. 

MusicEdu La conferenza nazionale dei rettori ha provato ad arrivare a linee guida comuni? Questo è avvenuto parzialmente fino al secondo ciclo di istruzione, anche se la musica è una disciplina che quasi non viene ricordata.
Emilio Piffaretti Tema molto importante e fulcro dell’attuale situazione nazionale: non c’è piena convergenza tra le istituzioni AFAM su punti comuni. Da qualche mese si è costituito tra i conservatori, a livello nazionale, un coordinamento specifico sui DSA. Il coordinamento si incontra periodicamente per discutere di molteplici temi e su come affrontare, a livello nazionale, il tema dell’inclusione accademica. Essendo all’inizio, non tutti hanno lo stesso livello di conoscenza dell’argomento e lo scopo principale è di incontrarsi per discutere e condividere le diverse esperienze al fine di arrivare a una convergenza e a linee guida nazionali. Vero è che quello che si è potuto realizzare a Milano non è detto che lo si possa esportare altrove e viceversa. L’obiettivo è ottenere un riconoscimento da parte del ministero, così come è avvenuto per la CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità) a livello universitario. Il riconoscimento darebbe al comitato la giusta autorevolezza in modo da poter suggerire le possibili soluzioni normative utili ai conservatori. A oggi, si cerca di applicare le linee guida nazionali (le quali però non si riferiscono alla musica) adattandole alle discipline musicali, assai diverse da italiano e matematica. Vogliamo essere attivi su questo tema: è la prima cosa da fare per consentire ai nostri studenti di poter svolgere un percorso sereno. È giusto che anche il conservatorio sia dotato di una normativa specifica, esattamente come gli altri ordini scolastici. 

MusicEdu Cosa ci puoi dire rispetto alla figura che si sta delineando per l’inclusività, ovvero quella del tutor?
Emilio Piffaretti Nel Decreto Ministeriale n. 752 del 30-6-2021, ma anche in altri decreti promulgati in precedenza, si è più volte citata questa figura. Il problema è capire cosa effettivamente sia un tutor accademico rispetto all’inclusione e, a maggior ragione, all’interno del mondo AFAM. Punti opachi ce ne sono, chiarirli sarebbe utile oltreché fondamentale. Faccio l’esempio delle università dove non esiste l’insegnante di sostegno, ma piuttosto servizi di tutoraggio. In quel contesto, la figura del tutor accademico si occupa di organizzare e gestire la vita degli studenti in termini di servizi favorendo l’accesso alla formazione. E poi: abbiamo la capacità di cambiare il modo di vedere e di pensare a proposito di questo tema? Serve un salto culturale, il processo è in corso ma lento.

Il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano

MusicEdu È possibile immaginare tutta una serie di servizi collaterali, oltre a un tutor accademico?
Emilio Piffaretti Dobbiamo porci il problema di come costruire un percorso di formazione adeguato per questa nuova figura, che può essere sia profilo docente sia amministrativo, con conoscenze approfondite in questo ambito. Ovvero, figure complesse in grado di comprendere quali possano essere le migliori azioni da mettere in atto per favorire l’inclusione accademica. Il ministero ci dovrà anche dire come gestire il tutor all’interno delle strutture: i conservatori più piccoli potrebbero andare incontro a problemi economici. In più, non è ben chiaro che cosa debba fare il tutor accademico all’interno di una istituzione AFAM. Personalmente ho difficoltà a immaginare la figura di tutor accademico al di fuori di un sistema organizzativo generale e che non faccia parte dell’apparato amministrativo.

MusicEdu Può essere che manchi una conoscenza approfondita delle realtà come i conservatori?
Emilio Piffaretti Una vera analisi dei servizi attivi all’interno dei conservatori non è ancora stata fatta. I conservatori sono dotati di strutture straordinarie che potrebbero incidere sulla qualità dei servizi con maggior efficacia se fossero dotate di strumenti adeguati. Ma qui ci scontriamo con il problema delle risorse economiche e di organico. Faccio un esempio: lentamente si sta passando al digitale ed è necessario fornire facilità d’accesso ai servizi digitali per gli studenti. Ma questo richiede importanti investimenti unitamente a un cambiamento di prospettiva e formazione del personale. In questi ultimi anni, a Milano si è investito in tecnologie avanzate, con conseguente potenziamento dei servizi online; abbiamo potenziato la struttura online della biblioteca, migliorando e ampliandone i servizi digitali. Tornando al tema dei DSA: il Ministero non ha piena consapevolezza di che cosa significhi studiare all’interno del conservatorio e non è del tutto conscio del fatto che la musica è una delle componenti basilari della formazione della persona. Ultima considerazione, ma che pone molteplici quesiti a cui dare risposte precise, è la necessità di interrogarsi in merito alla verticalizzazione della formazione musicale: non c’è, a oggi, una vera connessione tra scuole medie a indirizzo musicale e licei musicali e tra quest’ultimi e i conservatori. Interrogarsi su come garantire il passaggio tra una fascia di istruzione e l’altra risolverebbe il problema dell’orientamento anche in questo specifico settore di istruzione. Per i conservatori è (e rimane) un problema di non facile soluzione, poiché spetta a loro indicare la via.

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