FRANCO MUSSIDA. LA CONSAPEVOLEZZA DEL MONDO SONORO

di Piero Chianura

MusicEdu si occupa di formazione musicale. Per noi non sarebbe così interessante l’uscita di un disco anche se a nome di uno dei chitarristi italiani più stimati della musica italiana. 
Il fatto è che Il Pianeta della Musica e il Viaggio di Iòtu (uscito da poco per CPM Music Factory) è la sintesi di una lunga ricerca che Franco Mussida ha fatto attorno al tema della consapevolezza del mondo sonoro di cui tutti siamo parte vibrante. Le tredici tracce contenute nel disco sono un racconto destinato alle nuove generazioni di musicisti ma, soprattutto, agli ascoltatori di musica. 

Foto: Federica Mirabelli

Prodotto da Lorenzo Cazzaniga, Il Pianeta della Musica è un vero e proprio manifesto sul potere della musica. Emozionante e coinvolgente dal punto di vista sonoro, l’album riporta nei testi scritti da Mussida il pensiero che l’ex PFM e presidente del CPM Institute (storica scuola di musica milanese da lui fondata) ha sviluppato in trentacinque anni di esplorazione anche al di fuori dell’ambito strettamente musicale. 

MusicEdu Come sei tornato alla decisione di produrre un disco dopo anni in cui avevi recuperato una modalità di comunicazione con le persone in tempi e spazi adeguati e sempre mediati dalla tua presenza? Il disco è un media che ti riporta a una responsabilità diversa.
Franco Mussida Questo lavoro nasce da un bisogno e da una necessità. Quando ho cominciato a occuparmi di saggistica e letteratura facendo un viaggio “altro” nei confronti della musica attraverso la scrittura di libri, le mostre esperienziali e il lavoro sulla simbologia, volevo raccontare quello che avevo assimilato in trentacinque anni di una ricerca che, ancora oggi, continua nei vari progetti con la comunità di San Patrignano, nel carcere di San Vittore ecc. Se il lavoro sulla scultura e sulla letteratura significava rappresentare la musica con linguaggi diversi, più tecnici e complicati, oggi ho sentito il bisogno di capire se mi è ancora possibile offrire a un pubblico molto vasto gli stessi concetti come se fossero dei piccoli semi sui quali riflettere. Questo è lo scopo di ogni singolo brano, unito in un viaggio all’interno dell’album. 

MusicEdu Nel disco lanci un importante messaggio anche a chi, come te, ha vissuto anni speciali dal punto di vista creativo e oggi ha ancora una responsabilità nei confronti delle nuove generazioni.
Franco Mussida Il messaggio per loro è imparare a riflettere su quello che è stato quel meraviglioso regalo che abbiamo ricevuto tra gli anni Sessanta e Settanta. Tutte le generazioni, quando arrivano nell’età dell’adolescenza, sentono un’esplosione di vita interiore meravigliosa, ma quel momento storico coincideva con la necessità globale di un cambiamento che non era soltanto politico; era un sentimento comune che poi è diventato “mercato” globale, ma che all’inizio voleva essere “cultura” globale. Ecco, io ho provato a mettere in fila tutte le cose più belle di quel momento realizzate con il contributo cosmico e spirituale di tutti noi. Non dobbiamo dimenticare questo aspetto e, come dei nonni che raccontano le favole ai bambini, dobbiamo impegnarci a farlo anche noi con le storie che abbiamo scritto, ma senza metterci in cattedra.

MusicEdu La musica del disco riesce a catturare emozionalmente l’ascoltatore preparandolo al racconto sul valore che la musica ha a livello sociale nel ricostruire prima noi stessi e poi la relazione che abbiamo con gli altri e con il mondo in cui viviamo. In questo momento, la musica è materia importante nella scuola proprio per questo potere che ha di liberare le emozioni fino a favorire l’apprendimento grazie alla sua capacità di aprire al mondo esterno. Fatte queste premesse, non capisco come sia possibile comunicare  tutto ciò all’interno dei canali della discografia.
Franco Mussida Il tema è proprio questo. Hai ascoltato 50 minuti di musica ma in realtà questo è un viaggio che dura circa un’ora e quaranta e sarà compiuto su un palcoscenico nella sua totalità, con altre cose che completeranno il quadro. Io lascerò che il disco viva liberamente e farò di tutto per comunicarlo in modo che venga compreso. Questo è un progetto complesso che deve essere accompagnato con intelligenza ma anche con una comunicazione comprensibile. Ma il suo futuro è quello di parlare a una platea per vivere e farlo vivere giorno per giorno su un palco o anche in luoghi particolari che ho intenzione di frequentare… 

MusicEdu In tutto questo come sarà coinvolta la struttura del CPM?
Franco Mussida Il CPM è uno spazio di libertà e io non voglio usarlo per fini personali. Non farò nessuna presentazione del mio disco ai ragazzi del CPM. Però poiché, oltre alle lezioni che faccio ai nostri studenti AFAM per quanto riguarda le metodologie di insegnamento, io lavoro anche in altre università, è accaduto che i miei allievi del corso di comunicazione digitale all’Università di Pavia hanno deciso di occuparsi della comunicazione del mio disco, che useranno dunque come strumento di lavoro. 

MusicEdu Non so se hai mai sentito parlare di Umanesimo Digitale, quella linea di pensiero che accoglie l’uso della tecnologia digitale solo se assoggettata alle esigenze dell’uomo… mi è venuto in mente ascoltando le parti di tastiera di Giovanni Boscariol, sempre misurate e perfettamente integrate con i suoni sempre naturali delle chitarre.
Franco Mussida Ho scritto un brano del disco su questo aspetto. Una cosa è vera se è reale e lo capisci perché ti colpisce nel profondo e senti il bisogno naturale che si manifesti. Inoltre è una dimensione di estrema diversità. Noi oggi viaggiamo su due territori diversi, il primo è la nostra dimensione interiore e il secondo è quello che ci circonda. La realtà biologica è quella che mi rappresenta mentre la realtà digitale nasce dal bisogno dell’uomo di creare uno specchio visibile anche per l’invisibile. Quindi è chiaro che per me la realtà è quella biologica. Ma quando vedo lo specchio digitale lo osservo con interesse così come osservo una macchina. E lo dico da figlio di ferroviere, affascinato dai treni fin da quando ero bambino. 

MusicEdu Qual è il significato del tuo disegno di copertina?
Franco Mussida La scritta “Iòtu” che il grafico ha posizionato verticalmente in copertina simboleggia appunto l’io e il tu, le due forze che tutti noi abbiamo dentro di noi e che hanno la necessità di capirsi, incontrarsi e abbracciarsi in un’unica entità. La mia idea è che dobbiamo fare in modo che l’io vada a percepire le radici del tu e per abbracciarsi.

MusicEdu Prima di entrare in studio all’Alari Park, hai fatto una pre-produzione presso lo studio del chitarrista Pietro Nobile. In cosa è consistita la pre-produzione?
Franco Mussida Con Pietro Nobile abbiamo messo appunto la struttura del disco per trovare il giusto connubio tra suono e parola prima di registrare in studio. La chitarra è di fatto l’elemento di base. È un disco chitarristico a tutti gli effetti, ma le parti portanti e importanti sono state tutte registrate all’Alari Park Studio.

MusicEdu A proposito di chitarre, nelle foto vieni ritratto con una splendida Chet Atkins nera…
Franco Mussida È quella con cui ora suono più spesso. È una Gibson Chet Atkins degli anni Novanta rivisitata in chiave elettroacustica dal liutaio Marco Vignuzzi, che ha lavorato per ottenere tutte le timbriche classiche ed elettriche che desidero e che io uso in modo non-violento, cioè senza distorsioni. 

Foto: Federica Mirabelli

MusicEdu Come sono avvenute le registrazioni del disco? Hai lavorato individualmente con i musicisti che hanno partecipato?
Franco Mussida Assolutamente no. Tutte le registrazioni sono state fatte in diretta o con me o comunque in condivisione tra loro. Il racconto del disco era già stato preparato, con la struttura ritmica e le armonizzazioni, ma senza partiture per i musicisti. Ognuno di loro, da Giovanni Boscariol a Paolo Costa a Tiziano Canfora, è entrato in questo mondo con una grande misura e non era una cosa facile da fare. Sono stati bravissimi.

MusicEdu Dal punto di vista musicale, quali altri messaggi importanti vanno portati secondo te tra i ragazzi più giovani che studiano musica all’interno delle scuole?
Franco Mussida Un messaggio è certamente che quando compongono musica devono considerare che esiste una grande varietà possibile di suoni utili a costruire i loro brani. La musica che ascolta la maggior parte dei ragazzi utilizza fondamentalmente due elementi per raccontare storie, il ritmo e il timbro, mentre la musica è molto più complessa ed è esattamente come il mondo sonoro di cui siamo parte. Noi accettiamo la realtà che ci propongono così com’è, ma la musica è un elemento vibrante che esce dalla materia ed è questo che dobbiamo raccontare nelle scuole, dove la cultura e il sostegno al mondo della musica e del suono deve essere ai massimi livelli.

Info: Franco Mussida

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