DAVE GROHL IN DIFESA DEGLI INSEGNANTI

Photo ©2020 Drew A. Kelley, Contributing Photographer

Dave Grohl scende in campo a difesa degli insegnanti. Durante il lockdown a causa dell’emergenza Coronavirus, il leader polistrumentista dei Foo Fighters (ex batterista dei Nirvana) ha creato il profilo Instagram @davestruestories (le “True Stories” di Dave) dove, dal 25 marzo, ha iniziato a postare alcune storie e riflessioni. Testi che ora sono diventati anche podcast pubblicati sul profilo ufficiale di Youtube della band. Il primo audio a essere pubblicato è “In Defense of Our Teachers”, in cui Dave Grohl sottolinea le difficoltà dell’insegnamento a distanza e la mancanza di una giusta pianificazione per i prossimi mesi. Ecco, di seguito, parte dell’audio tradotto.

Serve una certa indole per dedicare la propria vita a questo difficile e spesso ingrato lavoro. Lo so bene, perché sono cresciuto nella loro comunità, ho tagliato l’erba dei loro prati, pitturato i loro appartamenti, anche fatto da baby sitter ai loro bambini, e sono convinto che loro siano tanto importanti quanto qualsiasi altro lavoratore essenziale. Alcuni addirittura fanno crescere delle rock star! Tom Morello dei Rage Against the Machine, Adam Levine, Josh Groban e Haim sono tutti figli di operatori scolastici (con risultati accademici più gratificanti dei miei). Nel corso degli anni, ho iniziato a notare che gli insegnanti hanno un legame speciale, perché non ci sono molte persone che comprendono realmente le loro grandi sfide – sfide che vanno ben oltre l’uso di carta e penna.  Oggi, per qualcuno queste sfide possono determinare la vita o la morte. Quando arriva la domanda preoccupante – e, ancora di più, politicizzata – della riapertura delle scuole nel bel mezzo della pandemia da Coronavirus, la preoccupazione per il benessere dei nostri bambini è importantissima. E tuttavia gli insegnanti hanno anche tutta un’altra serie di domande che la maggior parte delle persone non considerano. ‘C’è molto di più da affrontare che il semplice rimandarli a casa una volta finite le lezioni‘, mi racconta mia madre al telefono. Ha 82 anni, adesso, ed è in pensione, e mi stila un elenco di preoccupazioni basate sui suoi 35 anni di esperienza: ‘le mascherine e il distanziamento, il controllo della temperatura, l’affollamento sugli autobus, l’affollamento nei corridoi, gli sport, i sistemi di areazione, le sale mensa, i bagni pubblici, i collaboratori scolastici‘. La maggior parte delle scuole è già in difficoltà per la mancanza di fondi; come possono affrontare la montagna di misure di sicurezza di cui hanno bisogno? E anche se la media dell’età dei maestri negli Stati Uniti non è neppure 40 anni, inserendoli quindi in un gruppo a basso rischio, molti insegnanti di ruolo, segretari, lavoratori nella mensa, infermieri e operatori scolastici sono più anziani e hanno un rischio più alto. Ogni lavoratore in una struttura scolastica rappresenta una parte della popolazione che dovrebbe essere salvaguardata in maniera adeguata. Posso solo immaginare se mia madre fosse costretta a ritornare adesso in una classe piena di gente e senza finestre. Cosa impareremmo da quella lezione? Quando ho chiesto a mia madre cosa farebbe lei, ha risposto, ‘Didattica a distanza per un po’”.

L’insegnamento a distanza crea molte complicazioni, in particolare per le classi lavoratrici e i genitori single che devono gestire logisticamente il lavoro e i figli a casa. La difficoltà nel reperire materiali scolastici, avere una buona connessione, risolvere problemi tecnici e non poter socializzare rendono la lezione tutt’altro che ideale. Ma, cosa più importante, quando sei davanti ad un computer con un tutor di fianco e hai l’insegnante dall’altra parte che cerca di fare del suo meglio per educare i bambini distratti che preferiscono i giochi sullo schermo alla matematica, diventa perfettamente chiaro che non basta avere un computer e una lavagna interattiva per essere in grado di fare l’insegnante“.

Mia madre era un’insegnante in una scuola pubblica. […] Non si è mai limitata a indicare una lavagna e a recitare la lezione per farla imparare a memoria ai bambini, ma era invece un’educatrice capace di coinvolgere, dedita al benessere di ciascuno degli studenti che stavano nella sua classe. E con una media di 32 studenti per classe, non era una cosa da poco. Era una di quelle insegnanti che diventava un mentore per tanti, e i suoi studenti si ricordavano di lei anche molto tempo dopo essersi diplomati, incrociandola spesso al supermercato e iniziando a recitare a memoria il Giulio Cesare di Shakespeare, come in una sorta di flash mob nel reparto frutta e verdura. Non saprei dirvi quanti dei suoi ex studenti ho incontrato nel corso degli anni che arrivavano con tutta una serie di aneddoti di quando erano nella sua classe. Ogni ragazzo dovrebbe essere così fortunato da avere quel tipo di insegnante preferito, quello che cambia per sempre la tua vita in meglio. Mia madre ha aiutato intere generazioni di bambini ad imparare come fare ad apprendere e, come la maggior parte degli insegnanti, era genuinamente interessata agli altri. Nonostante io non sia mai stato un suo studente, lei sarà per sempre la mia insegnante preferita“.

Ogni insegnante ha una ‘pianificazione’. Non se ne meritano una anche loro? Mia madre doveva pianificare tre diverse lezioni ogni singolo giorno (parlare in pubblico, Inglese Avanzato e Inglese 10), perché questo è quello che fanno gli insegnanti: ti danno gli strumenti necessari per sopravvivere. Chi si preoccupa di darli anche a loro, questi strumenti? Gli insegnanti americani sono messi in trappola, creata dall’indecisione e dagli scontri di una classe dirigente fallita, che non è mai stata al loro posto e quindi non ha nessun modo di comprendere le sfide che devono affrontare. […] Fino a quando non hai speso un’infinità di giorni in una classe, dedicando il tuo tempo e la tua energia nel diventare quel mentore di intere generazioni di studenti che sarebbero stati altrimenti completamente disinteressati, devi ascoltare quelli che hanno fatto tutto questo. Gli insegnanti vogliono insegnare, non morire, e noi dovremmo supportarli e proteggerli, come il tesoro nazionale che sono. Senza di loro, dove saremmo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *